InTheMusic: Novamerica, interview

Novamerica è uno spazio mentale in cui ci è concesso essere liberi dalla nostra quotidianità, quello stato d’animo in cui vivono gli artisti e i ragazzi sulle nuvole. Novamerica è uno stato mentale ma anche uno stato geografico, ha la sua bandiera e la possibilità di ampliare i suoi confini. Novamerica è soprattutto il progetto musicale di Carlo Cerclin Re, un cantautore di base a Venezia che nella sua musica spesso parla di una vita rinchiusa tra lavoro, impegni e stress, alla rincorsa di una libertà che forse non arriverà mai. “C’è il sole” è il singolo che apre il 2020 dell’artista: uno sguardo all’ansia esistenziale dei giovani ragazzi di provincia e al tempo stesso la rappresentazione di un grido liberatorio di uscita da un periodo buio della propria vita.

Nome: Carlo
Cognome: Cerclin Re       
In arte: Novamerica
Età: 34
Città: Venezia         
Brani pubblicati: C'è il sole
Album pubblicati: Novamerica
Periodo di attività: dal 2015
Genere musicale: Indie, Cantautorato italiano
Piattaforme: Spotify, YouTube
Novamerica

Chi è Carlo Cerclin Re?

Sono un ragazzo di provincia che ha sempre fatto musica fin da piccolo. Ho suonato jazz per un po’ di anni, ho prodotto musica elettronica dance, ho scritto canzoni in inglese e poi in italiano.

Il tuo nome d’arte è “Novamerica”: qual è il suo significato?

Novamerica è uno spazio mentale in cui ci è concesso essere liberi dalla nostra quotidianità, quello stato d’animo in cui vivono gli artisti e i ragazzi sulle nuvole. Novamerica è uno stato mentale ma anche uno stato geografico, ha la sua bandiera e la possibilità di ampliare i suoi confini.

Ti sei appassionato alla musica quando avevi undici anni e da allora immaginiamo che la musica sia sempre stata al centro della tua vita. Cosa ti piace di più di essa e che rapporto avete avuto nel tempo?

La vicinanza alla musica è totalmente irrazionale, da piccolo ti ci trovi dentro senza accorgertene. Mio fratello maggiore suonava la chitarra e una volta mi portò in sala prove con lui, provai a suonare la batteria e mi sembrava la cosa più divertente del mondo. Direi che la musica è sempre stata un grande divertimento. Tuttora rimane per me un piacere ascoltarla e soprattutto suonarla ma il rapporto con essa si è evoluto, oggi sento il bisogno di scrivere canzoni e di lasciare un segno.

I tuoi primi riferimenti artistici sono dei grandi nomi: Lucio Battisti, Vasco Rossi, Jimi Hendrix e Led Zeppelin. Come si sono evoluti poi i tuoi gusti musicali?

Da piccolo ascoltavo la musica che istintivamente mi piaceva di più e sono più o meno i nomi che avete citato, aggiungerei anche i Guns’N’Roses. Crescendo ho ascoltato tantissimo jazz: Miles Davis, Coltrane, Wayne Shorter, poi i primi Coldplay, Radiohead, Ocean Colour Scene, Beatles, Lucio Dalla, Venditti. Cerco di ascoltare tutti i generi, mi piace qualsiasi stile purché sia di qualità elevatissima.

La musica parla di te e degli altri allo stesso tempo, è un continuo rispecchiarsi nei tuoi testi. Quali tematiche tratti e che rapporto vuoi che l’ascoltatore instauri con te tramite le tue canzoni?

Mi fa piacere che diciate questo. Penso che uno dei doveri del cantautore sia quello di descrivere la vita di chi lo ascolta, cercando magari di fargli vedere le cose sotto lenti diverse. Non ho tematiche preimpostate, ma spesso parlo della vita che facciamo noi trentenni rinchiusa tra lavoro, impegni e stress, rincorrendo una libertà che forse non arriverà mai.

La tua carriera da cantautore è cominciata ufficialmente nel 2016 con l’uscita dell’album “Novamerica”. L’intera produzione è fatta davvero bene e ci ha colpito molto l’utilizzo della lingua inglese. Abbiamo avvertito l’influenza dei Muse, è possibile?

Non sono una mia band di riferimento ma capisco quello che dite. Penso che in quel disco ci sia più l’influenza di Beck, Mgmt, Phoenix, The Strokes.

Prima ancora dell’uscita di Novamerica, avevi anticipato l’album con l’uscita di “Music is the Answer”. Dal 2015 ad oggi, cosa è cambiato nella tua musica?

Nel mio primo disco esploravo già degli spazi musicali precisi che ritrovo tutt’ora nella mia musica, il sound era già piuttosto delineato come si può sentire in Music is the Answer, I’ll get up e Something doesn’t work, i singoli dell’epoca. Dopo qualche anno sono riuscito finalmente a scrivere in italiano, cosa che ho sempre sognato ma semplicemente non ero in grado di fare. La scrittura in italiano mi costringe ad affrontare temi precisi che l’ascoltatore deve comprendere e nel quale si deve immedesimare, quindi c’è uno sforzo maggiore da fare. Da Una canzone per l’estate, che è stato il mio primo brano in italiano, ho continuato per questa strada.

“C’è Il Sole” è il singolo che apre il tuo 2020: uno sguardo all’ansia esistenziale dei giovani ragazzi di provincia e al tempo stesso la rappresentazione di un grido liberatorio di uscita da un periodo buio della propria vita. Come nasce questo brano e perché la scelta di cantare in italiano?

Ormai l’italiano per me è l’unica lingua con cui potrei scrivere, non voglio tornare indietro scrivendo in inglese, magari lo farò per altri cantanti in futuro. C’è il Sole è nata in una giornata molto soleggiata, una pasquetta. Tutti i miei migliori amici erano tornati da Milano, Londra e Roma e ci si trovava nella piazza di paese a bere un drink, quello che abbiamo fatto per tanti anni della nostra giovinezza.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Con la mia etichetta Rokovoko Records stiamo finendo la produzione del prossimo album completamente in italiano. Probabilmente dopo l’estate usciremo con un altro singolo che precederà il disco.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Voglio ringraziarli per aver letto la mia intervista e li invito a seguirmi su Instagram e su Spotify per nuovi aggiornamenti. Riconoscete i miei profili dalla bandiera!

Instagram: @novamerica_
Facebook:@novamericamusic
Credits: Conza Press

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