InTheMusic: Pascal, interview

David Lopardo, in arte Pascal, è un artista toscano. Avvicinatosi alla musica da piccolo, ad oggi è un cantautore a tutti gli effetti. La centralità nei suoi pezzi appartiene al testo, il che rispecchia anche il suo stile intimo ed autobiografico. Vive e pensa le sue canzoni come se fossero delle pagine di diario, quindi cerca sempre di essere sincero e di non costruire troppe realtà immaginarie. Il suo primo singolo ufficiale, Sala Giochi, parla di un rapporto un po’ instabile, un percorso di crescita in cui è difficile tenersi le mani.

Nome: David
Cognome: Lopardo
In arte: Pascal
Età: 20
Città: Pontassieve (FI)
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Sala Giochi
Periodo di attività: dal 2020
Genere musicale: Cantautorato, Indie, Pop
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Pascal

Chi è Pascal?

Ciao! Nella vita di tutti i giorni mi chiamo David, ho 20 anni e vivo nella provincia fiorentina. Sono attualmente in pausa dallo studio e quindi, in questo momento, mi dedico completamente alla musica. Nel resto del tempo leggo tanto e cerco di recuperare film storici che non ho mai visto.

Il tuo nome non ha nulla a che fare con il tuo nome d’arte: perché proprio Pascal?

Beh il nome d’arte è stata una delle scelte più difficili da compiere, devo ammettere. Volevo qualcosa di lontano dal mio nome reale, per staccarmi dal quotidiano.  Alla fine ho scelto Pascal dopo aver letto “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello, ritrovandomi molto sia nel personaggio che proprio nella filosofia di Pirandello. È un personaggio riflessivo e osservatore del mondo, un po’ come me.

Sei appassionato di musica da molto tempo: cosa rappresenta questa per te?

Personalmente sento il mio rapporto con la musica come una cosa totalmente naturale, come se fossi legato ad essa con un filo rosso.

Mi ci sono avvicinato fin da piccolo, grazie a mio padre (chitarrista). Da quel momento in poi la vedo come una componente stretta della mia vita, in cui spesso finisco per rifugiarmi. Alla fine è stata una conseguenza di questa naturalità il diventare un cantautore.

A livello pratico ho sempre avuto un approccio da autodidatta, imparando un po’ ad occhio prima la chitarra e poi qualcosa di pianoforte.

I tuoi riferimenti musicali sono cambiati nel tempo: ad artisti anglosassoni (come Hozier e George Ezra) si sono affiancati negli ultimi anni anche artisti italiani. Quali sono quelli che oggi ti ispirano di più?

In generale devo dire che traggo ispirazione da più o meno tutto quello che mi passa accanto musicalmente.

Ad oggi seguo molto artisti come Calcutta e Motta, da cui provo a prendere la capacità di trascrivere nei testi i concetti e i sentimenti. A livello di suono provo a spaziare abbastanza i miei gusti. Per fare degli esempi una mia sequenza di ascolto può contenere Arctic Monkeys, De André, Frah Quintale, per poi finire con i Buena Vista Social Club.

Hai cominciato a scrivere canzoni quando avevi 15 anni e, ad oggi, sei un cantautore a tutti gli effetti. Che messaggio vuoi lanciare con la tua musica e che ruolo ha il testo?

Ho cominciato a scrivere in modo da poter poter comunicare pienamente quello che avevo dentro di me. Vivo e penso le mie canzoni come se fossero delle pagine di diario, quindi cerco sempre di essere sincero e di non costruire troppe realtà immaginarie.

Con la mia musica voglio lanciare un messaggio di esternazione e libertà artistica, senza paura di esporsi a chi ascolta. Proprio per questo il testo ha un ruolo fondamentale. Attraverso esso l’ascoltatore ha la possibilità di entrare nel mio mondo e anche di associare delle immagini personali a quello che sente.

La centralità nei tuoi pezzi appartiene al testo, il che rispecchia anche il tuo stile intimo ed autobiografico. Quali sono, più in generale, le caratteristiche dei tuoi brani? Sei riuscito a trovare uno stile che ti rappresenti a 360 gradi?

Come detto prima, i miei brani sono uno spaccato della mia vita. Ascoltando tutti i pezzi penso si possa arrivare anche a conoscermi, per questo mi definisco con uno stile autobiografico. Nelle mie canzoni credo si intraveda anche una linea sempre presente di malinconia, che concepisco però come qualcosa di romantico e nostalgico.

Col tempo ho poi sviluppato una certa “ingegneria testuale”: mentre qualche anno fa avevo una scrittura più di getto e senza troppe revisioni successive, adesso mi trovo spesso a scegliere con cura le parole che utilizzo.

Per quanto riguarda lo stile credo che ogni mio periodo di scrittura mi rappresenti in un modo diverso, e non ci sarà mai uno stile unico e totale.

Il progetto Pascal si consolida nel 2019, anche se hai cominciato a caricare singoli online a partire dal 2018: cosa accomuna le tue vecchie produzioni e in che modo la tua musica si è evoluta in questi anni?

Nell’arco del 2018 ho pubblicato la maggior parte dei miei pezzi su Soundcloud. Ho iniziato con semplici registrazioni chitarra e voce, fino ad arrivare a novembre alla registrazione di un EP. Adesso sono state rese private le tracce per evitare spoiler di qualcosa.

Comunque le mie vecchie produzioni erano una versione embrionale di quello che è adesso il progetto, in quanto erano per la maggior parte realizzate in casa con pochi mezzi a disposizione. Penso però che a livello generale l’intento fosse anche allora di mantenere uno stile ed un sound abbastanza pulito, in modo da far risaltare le parole.

Adesso, soprattutto grazie alla collaborazione con Labella Dischi, ho la possibilità di avere molta più scelta per gli arrangiamenti dei brani e anche di poter collaborare con persone molto più esperte di me sotto questo aspetto.

Ci parleresti di Sala Giochi?

Sala Giochi è il mio primo singolo ed è uscito il 24 aprile per Labella Dischi. È un pezzo che ho scritto abbastanza di getto a maggio dell’anno scorso, dopo essere stato appunto in una sala giochi. Parla di un rapporto un po’ instabile, un percorso di crescita in cui è difficile tenersi le mani.

Per la produzione, affidata a Matteo Ficozzi degli mt.solo, abbiamo scelto un’atmosfera abbastanza retrò, così da mantenere anche l’idea di una sala giochi.

Cosa hai pensato per il futuro?

La mia intenzione è quella di continuare il progetto appena iniziato. Abbiamo appena pubblicato la versione acustica di Sala Giochi, e successivamente capiremo insieme come muoverci.

Il mio sogno nel cassetto è quello di suonare live il più possibile, girando l’Italia. Penso che niente sia uguale al contatto umano che si ha con il pubblico e non vedo l’ora di vivere un’esperienza così.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

A tutti i lettori auguro di sentire tanta musica, vedere tanti quadri e leggere tanti libri. L’arte è l’unica cosa che, a mio parere, resta nel tempo e aiuta a conoscerci. Naturalmente ricordo anche di ascoltare il mio singolo, Sala Giochi.

Grazie a chi arrivato fin qui!

Pascal for Siloud

Instagram: @iosonopascal
Credits: @labelladischi.it

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