InTheMusic: Flyboy, Nathan Francot

Flyboy, le montagne russe di Nathan Francot tra sperimentazione e spensieratezza.

L’estate porta spesso con sé un soffio di novità. È quel momento in cui ci si può lasciar andare, staccare un po’. “Flyboy”, il nuovo singolo di Nathan Francot, uscito il 23 giugno per NTHN Records, è pura sperimentazione.

Il giovane cantautore classe ’95 ha voluto regalare un brano denso di sensazioni contrastanti. “Ho voluto creare una montagna russa per la struttura di Flyboy. Si parte con un inizio tranquillo, poi si entra in una parte rappata che porta ad un veloce momento di silenzio per poi arrivare ad un ritornello che esplode con tutta la sua energia”: è così che Nathan Francot racconta la sua Flyboy, sottolineando la sua voglia di “dare un po’ di freschezza in un momento così grigio”.

Questo brano è anche uno specchio in cui si riflettono la sensazione di vuoto che si prova nel momento in cui una bella storia d’amore finisce e quello stesso vuoto che, di fatto, è l’essenza stessa dell’artista. Un vuoto che Nathan Francot vive sempre e che in questo brano lega ad una figura in particolare. Il tutto, lasciandosi trasportare da un po’ di spensieratezza. “Con l’estate ormai ad un passo – racconta Nathan Francot – volevo abbandonarmi ad un po’ di leggerezza non allontanandomi troppo da ciò che io sono realmente”. 

Il messaggio del brano è chiaro: “Mayday mayday perdo il controllo, ieri con te in volo oggi cado da solo”. Le montagne russe di Nathan Francot sono pronte a partire: non resta che salire con lui in questo nuovo viaggio che porterà dritti ad un autunno pieno di novità.

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“Flyboy” è l’ultimo brano firmato Nathan Francot. Come nasce?

Flyboy nasce con l’intenzione di scrivere una canzone che racconti la fine di una storia. Considerando il tema non del tutto positivo, ho pensato che potesse essere espresso con un testo ed una melodia più leggeri e spensierati.

Perché proprio “Flyboy” e a cosa ti riferisci con questo titolo?

“Flyboy” nello slang inglese significa “pilota d’aereo”, “comandante”. Il concetto  che voglio esprimere infatti è proprio questo: siamo comandanti del nostro volo e  abbiamo la possibilità di decidere quali rotte intraprendere nonostante temporali, venti forti e vuoti d’aria. Lo scopo è proprio quello di far riflettere sulla possibilità di prendere in mano la propria vita e indirizzarla seguendo la rotta che si sviluppa dentro di noi.

Questo brano è un insieme di sensazioni contrastanti e ripercorri questa sensazione anche a livello di struttura sonora del brano. Di cosa si parla in questo brano?

Questo brano parla della fine di una relazione. La struttura è così costruita proprio per dare l’idea di una continua salita e discesa di volumi; mi fa pensare ad un volo  in aereo con vuoti d’aria continui che ti fanno sobbalzare in alto e in basso.

L’inizio delle strofe spiega la situazione vissuta per poi sfogarsi con la parte più rappata. Segue il mayday, che è il momento in cui si ammette di avere bisogno di aiuto e di perdere il controllo e dunque si ricerca un sostegno esterno per poter proseguire; poi il brano esplode nel ritornello dove ci si ritrova ad ammettere che la fine di questa storia ha causato un grande vuoto. Ho voluto proporre una struttura del brano ridondante, come un cerchio che ripercorre sempre le sue tappe.

Ormai siamo all’inizio dell’estate e con questo brano hai voluto trasmettere una sensazione di leggerezza pur senza allontanarti troppo dal tuo stile. Attraverso sonorità mutevoli, con Flyboy hai portato avanti un concetto di sperimentazione: come hai lavorato al sound di questo brano?

Ho cercato di raggiungere un equilibrio unendo ad un tema complesso una produzione ed un testo freschi così che potessero fornire la giusta carica.

Sicuramente questo singolo racchiude sonorità diverse dalle canzoni precedenti, ma credo che ci siano diversi modi per raccontare una singola cosa e penso che queste diverse modalità di espressione trovino spazio proprio nella musica. La produzione di questa canzone era nel cassetto da circa un anno ed era molto diversa da quello che è ora. Abbiamo deciso di smembrarla, trasformarla; abbiamo mantenuto solo i giri di chitarra alla base e siamo ripartiti da questi per strutturare la nuova Flyboy. Per raggiungere questo equilibrio nel brano è stato sicuramente di grande aiuto il mio produttore, Lorenzo Avanzi; penso che sia  stato fondamentale riuscire a spiegargli come volevo che suonasse il brano così da riuscire a lavorare insieme lungo la stessa rotta, per rimanere in tema.

Quali sono gli elementi di novità rispetto alle tue produzioni passate e cosa, invece, prosegue nella stessa direzione?

Negli ultimi singoli pubblicati ho cercato sempre più di allontanarmi dal mio stile; volevo sia sperimentare diverse sonorità sia capire esattamente quale fosse quella sonorità e modalità che meglio esprimesse le emozioni che cerco di trasmettere nelle mie canzoni.

Penso di poter affermare che Flyboy sarà l’ultimo singolo che produrrò con questa mentalità di sperimentazione. La musica per me, da sempre, rappresenta l’unico canale attraverso cui sfogarmi ed esternare le mie emozioni ed ultimamente sento sempre più l’esigenza di tornare alle origini. Come spesso succede, sperimentare e testare nuove sonorità si è rilevato un banco di prova utilissimo per capire, alla fine, quale sia davvero la strada giusta per me.

A quando il prossimo singolo?

Presto, prestissimo. Come ho detto, ho un po’ di cose di me da raccontare!

Nathan ci ha portato in una dimensione a cavallo tra sperimentazione e spensieratezza. Con sonorità estive ma non troppo, con uno stile estroso ma mai eccessivo, con un carattere simpatico ma mai invadente, Flyboy è un singolo che in questi mesi ascolteremo sicuramente spesso. Non vi resta che fare un giro su queste montagne russe!

Instagram: @nathanfrancotmusic
Facebook: @nathanfrancotmusic
Intervista: https://siloud.com/2020/05/21/inthemusic-nathan-francot-interview/

Introduzione: Riccardo Zianna
Intervista: Siloud

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