InTheMusic: Michelangelo Vood, interview

Michelangelo Vood è un giovane artista proveniente dalla Basilicata ma che da qualche anno vive a Milano. Il suo vero nome è Michelangelo Paolino, “Vood” è il cognome di sua madre alla quale dedica questo suo progetto artistico. Ha sonorità ben precise e definite, andando a creare un sound che va molto oltre il pop e il più attuale indie-pop. La sua principale influenza è la natura incontaminata, che diviene poi elemento caratterizzante e filo conduttore di tutte le produzioni.
Rio nero” è l’EP d’esordio di Michelangelo Vood: sei tracce intense e introspettive che si presentano come un concentrato di sentimenti a contrasto e che fotografano luoghi, emozioni e scene che ti hanno colpito.

Nome: Michelangelo
Cognome: Paolino
In arte: Michelangelo Vood
Età: 28
Città: Rionero in Vulture (PZ)
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Ruggine, Van Gogh, Paris, Atollo
Album pubblicati: Rio nero
Periodo di attività: dal 2019
Genere musicale: Indie pop
Piattaforme: Spotify, YouTube, Apple Music

Chi c’è dietro Michelangelo Vood?

C’è un ragazzo che è cresciuto in un paesino della Basilicata, Rionero in Vulture. Crescere in una realtà così diversa dal resto delle città italiane, così diversa da Milano ad esempio, dove vivo da qualche anno, mi ha permesso di capire realmente cosa stessi cercando in quel luogo. Ci ho messo qualche anno a capire che stavo cercando me stesso e la mia musica.

Inizialmente a Milano ho fatto altri lavori, dal cameriere all’impiegato, finché non ho compreso che il malessere che avevo dentro derivava dal fatto che avevo messo da solo un tappo alla mia creatività. Una volta ripresa in mano la chitarra, i pensieri e il sangue hanno ricominciato a scorrere normalmente. In poche settimane decisi quindi di pubblicare qualcosa. Fu così che 18 mesi fa uscì “Ruggine“. Martedì 23 invece è uscito su tutte le piattaforme il mio primo EP, “Rio nero“.

Cosa ti ha fatto passare da Paolino a Vood?

“Vood” è il cognome di mia mamma. Ho sempre saputo suonasse piuttosto esotico, ma essendo il cognome della mia famiglia non ci ho mai dato troppo peso.

Quando dovevo decidere che nome usare per il mio progetto scegliere quel cognome è stato piuttosto naturale, sia perché in un certo senso dedico a mamma questo percorso sia perché l’ho sempre trovato moto affascinante. I racconti della mia famiglia narrano provenga dal Nord Europa, ma mio nonno e suo papà erano italiani al 100%. Chissà, mi piace molto fantasticare su strane parentele celtiche.

Cosa ti ha avvicinato la prima volta alla musica e cosa continua ad appassionarti di essa?

La musica stessa. Quando ero bambino avevo un mangiacassette della Fisher Price col microfono e quando capii che premendo il tasto rosso del dispositivo questo registrava sulla cassetta quello che dicevo al microfono impazzii letteralmente. Ricordo che registrai la sigla di Ken il Guerriero e la imparai a memoria per potermela ricantare quando volevo. Poi arrivò Top of the pops che mi accompagnò per tanti anni.

Da ragazzino iniziai a cantare in una band coi miei migliori amici, ci chiamavamo “Liverside” e suonavamo pop-punk. Credo che il 99% dei nati negli anni ’90 sia stato in fissa coi Blink 182 e i Green Day. Suonavamo brani nostri in inglese, ma erano loro i nostri idoli assoluti. Per quasi dieci anni ho cantato e scritto canzoni coi Liverside, finché per motivi di studio sono finito a Milano. Dopo aver tergiversato per un paio d’anni, preso da una nuova vita totalmente opposta a quella che conducevo in Basilicata, l’anno scorso ho ripreso in mano la chitarra. Sono nate in quel momento molte delle canzoni che oggi potete ascoltare sul web.

Ti poni in scia al genere indie-pop: gli artisti che ti influenzano di più appartengono allo stesso filone musicale o i tuoi riferimenti sono altri?

Sono sempre in difficoltà quando mi rivolgono questa domanda. Ascolto tantissima musica diversa, sia italiana che straniera. Nelle mie playlist puoi trovare da Lucio Dalla ai The Fray, dai Green Day a Cremonini, dai Coldplay a Robbie Williams. Quando ero più piccolo ascoltavo pochissima musica italiana, crescendo ho imparato ad apprezzare molto di più i nostri cantautori. La musica anglofona tende a dare pochissima importanza ai testi, la nostra tradizione cantautorale ci insegna esattamente il contrario e sono moto affascinato dagli incastri di parole e significati che l’italiano ci offre.

La tua principale influenza è la natura incontaminata, che diviene poi elemento caratterizzante e filo conduttore di tutte le produzioni. Qual è l’obiettivo del progetto Michelangelo Vood e come definiresti ciò che fai?

Faccio semplicemente ciò che sono. Penso che fingere o provare a comunicare qualcosa che non ti appartiene veramente sia fallimentare in principio.

Come dicevo prima, vengo dalla Basilicata. Sono nato e cresciuto sotto un monte stupendo che conoscono in pochi, il Vulture. Nei miei luoghi la natura sgorga incontaminata e ammetto di averla lungamente data per scontata mentre vivevo lì. Una volta arrivato nel cemento di Milano mi è mancata l’aria e il verde di casa mia. Nei miei brani parlo di me e dei miei ricordi, di ciò che mi circonda e che in qualche modo mi colpisce. L’obiettivo è stare bene, riuscire a comunicare e al tempo stesso esorcizzare alcuni stati d’animo che riescono a trovare pace solo nella musica.

Hai sonorità ben precise e definite, andando a creare un sound che va molto oltre il pop e il più attuale indie-pop. Come sei riuscito a trovare delle sonorità che ti rappresentassero alla meglio?

È un lavoro che condivido col mio team artistico, in primis Gabriele Lerna con cui compongo i miei brani, coi produttori che hanno lavorato all’EP (Frame e ETNA) e con i ragazzi della mia band. Quando si tratta di sound mi piace molto ascoltare i punti di vista di tutti (ognuno ama un genere diverso) e poi filtrarli attraverso la mia visione.

Qual è stato il brano che ha segnato l’inizio della tua carriera musicale e cosa è cambiato da allora?

Una cover che propongo sempre ai miei concerti e che rappresenta questa mia sorta di rinascita artistica milanese è Candy di Paolo Nutini. L’ho imparata appena arrivai a Milano e assillavo tutti i miei amici per suonargliela. Pian piano è diventata un mio cavallo di battaglia, Nutini lo seguo dagli esordi e lo trovo eccezionale.

Tra i miei brani non nascondo di essere molto affezionato a Ruggine, la prima canzone pubblicata nel gennaio 2019. Oltre al fatto che è la prima canzone uscita, parla esattamente del momento buio che stavo vivendo quando decisi di rimettermi a fare musica.

“Rio nero” è l’EP d’esordio di Michelangelo Vood: sei tracce intense e introspettive che si presentano come un concentrato di sentimenti a contrasto e che fotografano luoghi, emozioni e scene che ti hanno colpito. Come nasce questo progetto?

Sono molto felice di essere riuscito a pubblicare questo EP, ci tenevo molto e ci lavoravo da diversi mesi. Per me Rio nero rappresenta un inizio. Chiude un cerchio bellissimo iniziato con Ruggine più di un anno fa e spero ne apra uno altrettanto stimolante.

Il titolo del disco gioca con un duplice significato: da un lato rimanda a Rionero, la mia città lucana, dall’altro richiama l’etimologia del nome, dal latino “fiume nero”. Proprio come un fiume in piena, ho lasciato scorrere in queste sei canzoni la malinconia che spesso mi assale.

Ormai hai ufficializzato il tuo percorso nella musica e vorremmo sapere cosa aspettarci da te per il futuro. Quali progetti hai e quali sono i tuoi sogni?

Il mio sogno è poter raggiungere e ‘toccare’ più persone possibili attraverso la musica. Quando qualcuno mi dice che si rispecchia in quello che canto, che si rivede nelle sensazioni che ho provato a trasmettere in una mia canzone mi sento soddisfatto per una volta nella vita. Sono molto critico con me stesso e poche volte mi placo, questa è una di quelle. Poi mi piacerebbe molto tornare a suonare dal vivo, è la parte migliore di fare il musicista secondo me. L’energia che ti dona il palco, le persone che sono lì apposta per condividere un’emozione con te è tutto, ti fa sentire davvero al posto giusto nell’universo. Raramente mi sento al posto giusto, sul palco questo avviene, è una cosa che non saprei spiegare a parole, va vissuta in prima persona.

Per il resto scrivo sempre nuova musica, quindi prima o poi uscirà.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Vorrei ringraziare ogni singolo lettore di Siloud che se è arrivato fin qui avrà trovato qualcosa di interessante in me.

Grazie, spero di abbracciarti presto chiunque tu sia.

Michelangelo Vood for Siloud

Instagram: @michelangelovood
Facebook: @michelangelovood

Credits: Foresta Promotion

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