InTheMusic: Grosz, interview

Mattia Lopez, in arte Grosz, ha sempre cercato di far camminare parallelamente la sua passione per la musica e il suo amore per la creatività. Viene da Genova, ma oggi vive a Milano. La sua è una musica che muove e appassiona l’ascoltatore, trasportandolo in una dimensione in cui tutte le sue influenze e tutti i suoi riferimenti si mescolano e creano qualcosa di unico: è lui stesso a definire il suo stile “jazzy”.
RGB” è il suo ultimo progetto, un misto di neo soul, elettronica, hip hop, future bass e R&B che, tra l’altro, dà il via alla collaborazione tra Grosz e Nembo Kyd.

Nome: Mattia
Cognome: Lopez
In arte: Grosz
Età: 25
Città: Milano, Genova
Nazionalità: Italiano, Cileno
Brani pubblicati: Senza Ali, Shanghai
Album pubblicati: RGB (2020), Kanji (2017), Wakizashi (2014)
Periodo di attività: dal 2010
Genere musicale: Hip Hop, Electronic, Neo-Soul
Piattaforme: Spotify , Youtube , Tidal, Apple Music, Deezer, Shazam

Chi c’è dietro Grosz?

Dietro Grosz c’è Mattia, viene da Genova e ha 25 anni.

Vivo attualmente a Milano ed oltre la musica sono innamorato della creatività, volevo che la musica e la mia creatività viaggiassero parallelamente e oggi mi ritrovo a fare l’Art Director in un’agenzia di comunicazione.

Qual è il significato del tuo nome d’arte e perché l’hai scelto per rappresentarti?

“Grosz” è il cognome del mio pittore preferito: George Grosz. Ho voluto ereditare il suo cognome artisticamente parlando, perché essendo sempre stato nel mondo dell’arte penso che il mio approccio di scrittura sia simile al suo approccio artistico: ironico, allegorico ed infantile decorato da un tocco introspettivo.

La soluzione ai tuoi problemi è sempre stata quella di mettere le cuffie e di andare a passeggiare. Diciamo, quindi, che la musica è sempre stata con te. Quando hai capito quanto fosse importante per te e quanto lo è ora?

Diciamo che la musica mi ha aiutato tantissimo a maturare come persona e mi ha educato tantissimo ad approcciarmi alla realtà. Ho avuto così tanto rispetto per essa che quando ho iniziato ad avvicinarmi alla scrittura ero quasi titubante.

Nel 2008 un mio amico che faceva rap mi propose di cimentarmi e io risposi: “ma dove vuoi che andiamo?”. Da lì la mia vita è cambiata. Siamo partiti in due ma poi abbiamo formato un gruppo che prese il nome di “Sottozero” con altri 3 componenti e da lì capimmo quanto la cultura hip hop fosse un fil rouge che portava a unire e coinvolgere le persone. Io ai tempi presi il nome di Cerbero e mi feci conoscere con quel nome d’arte (sì, parecchio hardcore underground come nome!). Poi creammo un collettivo di nome “Blazers Crue” nel 2010 che ci portò a creare una realtà solida a Genova: organizzazioni di eventi, studio indipendenti e da lì è partita la nostra gavetta. Io con il mio socio dell’epoca abbiamo iniziato a partecipare contest di showcase vincendoli. Uscimmo con vari singoli fino ad arrivare al 2014/2015 dove partì la mia direzione da solista con il mixtape “Wakizashi” con il nome di Cerbero Grosz, il mio workflow sul tape fu come lavorare a un disco. Pubblicato questo tape sentivo di non essere completamente appagato e insieme a Demo dello Studio Ostile iniziò una collaborazione che ci portò a far concepire Kanji: un disco tendenzialmente trap/R&B. Demo era confidente con la trap mentre io ci diedi quel tocco più melodico. Il risultato ai tempi mi soddisfò abbastanza e la mia carriera da solista iniziava a fare i primi passi partecipando a molti live importanti: apertura a Mecna, Goa Boa, festival in apertura a Dark Polo Gang, Tedua e Sfera Ebbasta, il Genova Hip Hop Festival in apertura a Ensi e molti altri grandi artisti della scena italiana. Ma quello, forse, non era il risultato che volevo, i miei gusti andavano in tutt’altra direzione e allo stesso non sapevo come muovermi.

In quel periodo incontrai Nembo Kyd che spuntò nel nostro studio, lui stava lavorando a un disco da produttore (che non prese mai luce) e mi chiese di collaborare per una canzone, dopo aver collaborato eravamo super entusiasti e nacque l’amore, un colpo di fulmine! Iniziammo a vederci più frequentemente e alla nostra seconda registrazione nacque Shanghai e subito dopo Senza Ali. In quel momento esatto ci eravamo resi conto che la nostra musica, seppur diversa dal fenomeno trap che stava esplodendo, era totalmente diversa. Ma diverso non vuol dire peggio perché per noi funzionava: c’era la semplicità ma anche la struttura. C’era il campionamento, i synth, le melodie, il contenuto e il groove. Ci guardavamo attorno e fuori dall’Italia questa musica andava, vedevamo artisti come Flume, Anderson Paak, Kaytranada, Jorja Smith e molti altri di questa categoria che avevano un loro seguito. Quel sound lo volevamo portare anche noi qua e iniziò il progetto Grosz x Nembo Kyd. Dopo l’uscita di questi due singoli ci siamo presi del tempo per sviluppare il nostro sound. Nembo Kyd iniziò a lavorare in uno studio di registrazione, io mi trasferì a Milano e dopo due anni ora siamo qua, pronti per metterci in gioco e trovarci un posto con la nostra musica che finalmente, possiamo dire a voce alta, ha una propria identità.

Hai influenze sonore molto moderne, unisci stili e generi per lo più dell’ultimo decennio. Quali sono, invece, i tuoi riferimenti artistici?

Un paio li ho già nominati, gli artisti di punta che ho come riferimento sono Anderson Paak e Kendrick Lamar. Poi segue tutta quella scia di artisti come Jorja Smith, Mahalia, Noname, Tyler The Creator, The Internet, Ray Blk, Majid Jordan, Jamila, Mac Miller e via dicendo. Ultimamente sto ascoltando tantissimo Kaiit, artista emergente Neo-Soul con una radice hip hop che trovo spettacolare. Ma da questi artisti non traggo solo la musicalità ma anche l’approccio personale, per poter far questa musica, li ho studiati tantissimo e allo stesso ho sempre tenuto quella distanza da ‘ignorante in materia’ per non farmi inghiottire troppo e non poter diventare un fanatico pieno di convinzione. Gli estremismi li trovo sempre pericolosi.

La tua è una musica che muove e appassiona l’ascoltatore, trasportandolo in una dimensione in cui tutte le tue influenze e tutti i tuoi riferimenti si mescolano e creano qualcosa di unico. Come definiresti il tuo stile?

Il mio stile (se parliamo dell’insieme) lo definisco “jazzy” non tanto per le progressioni musicali ma proprio per l’approccio: lunatico ma che si regge in piedi.

Ci parli delle tue produzioni meno recenti?

Shanghai e Senza Ali sono le nostre produzioni meno recenti.

Diciamo che Shanghai racconta della mia transizione da Kanji a questo progetto, era un periodo in cui pensavo di aver deluso molte persone ma non lo accettavo, la bipolarità del pezzo spiega ben preciso come son riuscito ad affrontare la situazione.
Senza Ali è stata registrata dopo Shanghai ma è uscita prima e si sente già che ero molto più confident con Nembo Kyd. Entrambe le canzoni ancora oggi mi piacciono, quindi vuol dire che siamo partiti bene e la nostra musica era quella che volevamo fare.

“RGB” è il tuo ultimo progetto, in realtà quello che dà il via alla collaborazione tra Grosz e Nembo Kyd. Perché questo titolo e quali tematiche vengono trattate?

La collaborazione tra me e Nembo Kyd era già solida, avevamo (e abbiamo) prodotto tantissimi singoli e abbiamo pensato: ma perché non li uniamo? Però non mettendoli così a caso in un progetto. Da lì ho pensato e proposto “RGB” facendo in modo di esaltare la mia vita che è tra la musica e la grafica. Una arricchisce l’altra e la scelta di RGB è stata di collocare un colore alle sensazioni che ti dà ogni canzone.

Jiraya, la canzone che introduce l’EP, è rosso: rabbia ma anche amore per sé stessi.
Domino è verde: parla dell’invidia che sta all’interno di ogni convinzione ma anche della naturalezza di dire quello che si pensa.
Janoski è blu: profondità e introspezione con quei piccoli riferimenti al mare che ti danno le certezze sulla scelta del colore. Le canzoni sono legate dalle emozioni e il concept rimane la mia vita e penso anche che le produzioni di Nembo Kyd siano talmente intense che non possono che colorare la percezione dell’ascoltatore.

L’EP è un misto di neo soul, elettronica, hip hop, future bass e R&B. Come si è sviluppata questa produzione a quattro mani e su quali aspetti del sound vi siete concentrati?

Il lavoro musicale parte da ascolti fatti in modo indipendente da me e Nembo Kyd che poi si incontrano e trovano quando ci sono delle differenze dei punti di incontro. Quando invece sono già simili e abbiamo delle conferme da lì nasce poi un suono che è uniforme per tutti e due. Avendo due background differenti ne esce fuori una musica che ne ha il doppio delle influenze, questo spiega perché abbiamo siamo molto vari nelle nostre scelte. Tenendo come base la ricerca del groove, del ritmo come fondamento della musica che tiene insieme in maniera più netta la voce e la musica, cerchiamo di unire il sampling, la musica afro-americana alla musica elettronica nord-europea.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

L’unica cosa che posso dire è che il futuro è molto vicino. Diciamo che per luglio consiglierei a chi si è interessato al nostro progetto di tenermi d’occhio.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Oltre a ringraziare Siloud per l’intervista, vorrei ringraziare chi si è interessato a me. La nostra musica bisogna un po’ masticarla, ma sono sicuro che vi affezionerete perché dietro non c’è niente di costruito e le cose vere sono sempre belle e autentiche.

Grazie a tutti!

Grosz for Siloud

Instagram: @onlygrosz
Facebook: @onlygrosz
Instagram (Nembo Kyd): @nembokyd

Credits: Giovanna Vittoria Ghiglione

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