InTheMusic: Simone Pierotti, interview

Quando si cresce con la passione per la musica è normale diventarne, con il tempo, parte attiva. Questo è quello che è successo a Simone Pierotti: da studente di chitarra elettrica è passato al basso e poi alla voce. Oggi è un tecnico del suono e vive di musica. Definisce il suo stile bipolare, capace di esprimere i sentimenti di tutti. Gli abbiamo fatto un paio di domande per capire qualcosa di più sui suoi progetti musicali e su quelli futuri.

Nome: Simone
Cognome: Pierotti
In arte: Simone Pierotti
Età: 24 anni
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: A cosa serve, Bentornata malinconia
Periodo di attività: iniziata nel 2020
Genere musicale: Pop, Indie
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc
Simone Perotti_siloud

Chi è Simone Pierotti?

Sono un ragazzo di 24 anni e vivo a Roma. Di lavoro faccio il tecnico del suono per cui sono sempre immerso nella musica, nelle persone e nelle emozioni.

Coltivi la tua passione per la musica da quando eri molto piccolo: questo ti ha portato a prendere lezioni di chitarra quando avevi 11 anni e ad intraprendere diversi percorsi nella musica. Come si è evoluto il tuo rapporto con la musica negli anni?

Ho iniziato studiando chitarra elettrica perché volevo essere come i miei idoli, poi con il primo gruppo per necessità sono dovuto passare al basso e poi alla voce. Facendo di lavoro il fonico, devo dire che il mio è stato un vero e proprio percorso attraverso la musica sotto diversi aspetti e la cosa che mi fa sorridere è che la voglia e la motivazione è la stessa di quando ero bambino. Il mio rapporto con la musica penso sia una delle cose più preziose che ho, perché so che nel momento del bisogno lei ci sarà sempre.

Sei un cantautore e la tua musica va prevalentemente nella direzione della canzone d’autore italiana. I tuoi riferimenti musicali appartengono solo a questo genere o i tuoi ascolti sono più vari?

I miei riferimenti sono molto vari, da piccolo ascoltavo hard rock e gruppi sonorità molto più “aggressive” rispetto alle mie. Ultimamente non nascondo che i miei ascolti sono prevalentemente in italiano e questo penso sia motivato dal fatto che mi piace notare la complessità dei testi italiani che rispetto a quelli stranieri sono (a mio parare) molto più ricchi di contenuti.

La tua prima esperienza musicale vera e propria risale agli anni delle tue superiori con la fondazione del gruppo dei “Chemical”, con i quali ai anche inciso due album. Ad un certo punto però avete deciso di chiudere questo progetto. Cosa ti ha spinto poi ad intraprendere un percorso da solista?

L’esperienza con i “Chemical” mi ha formato moltissimo sia dal punto di vista artistico che da quello “tecnico” di composizione e produzione. Finito quel progetto la delusione di non aver raggiunto degli obiettivi a cui puntavo mi ha fatto riflettere molto se valesse la pena provare a rimettersi in gioco rischiando di prendere l’ennesima porta in faccia. Ad un certo punto le canzoni sono iniziate ad uscire fuori da sole e ho capito che era arrivato il momento di riprovarci.

Come detto nelle domande precedenti, la tua musica è si può inserire nel contesto cantautorale. Diciamo che la musica è un ottimo modo per raccontarti e raccontare delle storie. Come definiresti la tua musica e quali sono le tematiche che tratti nei tuoi brani?

Penso che la definizione giusta per la mia musica sia “bipolare”. Mi piace mescolare testi tristi con musiche allegre e viceversa per vedere cosa ne esce fuori. Le mie tematiche sono sicuramente legate ai sentimenti delle persone. Le emozioni che ci danno i sentimenti sono una cosa che ci accomuna tutti e allo stesso tempo ci rende differenti, a me personalmente piace molto quando le persone provano sensazioni diverse ascoltando una mia canzone.

La tua capacità di suonare la chitarra è sicuramente l’elemento che ti ha portato a definire un tuo stile, unito poi a tanta voglia di fare e sperimentare. Come hai lavorato per definire le tue sonorità?

Cerco sempre di lavorare agli arrangiamenti e alla scelta dei suoni senza avere l’obiettivo di rispecchiare un determinato stile. Secondo me un approccio del genere ti rende più originale e meno omologato alla massa. Poi ovviamente se voglio ottenere un sound specifico utilizzo delle tecniche per avvicinare il mio arrangiamento a quel genere stando però sempre attento a non cadere nel banale.

La tua carriera da solista è cominciata ufficialmente in questo 2020. “A cosa serve” è stato il tuo primo brano, seguito poi da “Bentornata Malinconia”. Cosa puoi dirci di questi singoli?

Sono molto legato a queste due canzoni. “A cosa serve” è nata di getto in un’ora e solitamente quando succede una cosa del genere (almeno per me) significa che la canzone funziona. Probabilmente mentre scrivevo sul foglio le parole non sapevo effettivamente a cosa stavo pensando ma riascoltandole dopo qualche mese riesco a dare un senso a tutto.

“Bentornata malinconia” invece è la prima canzone che ho scritto di questo mio progetto. È nata in un periodo in cui vivevo una situazione personale con sentimenti contrastanti e penso che questa cosa sia percepibile ascoltando il brano. Non volevo fare la classica canzone triste/romantica quindi ho mischiato un po’ le carte in tavola e ho creato un testo triste con una musica che però diventa molto gioiosa e ritmata nei ritornelli.

Stai lavorando ad un album che segni ufficialmente il tuo esordio da solista?

Sto lavorando a molte canzoni. L’idea di fare un album mi attira molto, ma probabilmente prima ci saranno altri singoli seguiti da videoclip in quanto voglio crearmi un pubblico partendo da zero senza utilizzare la mia musica e le mie canzoni tutte insieme.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Il mio progetto principale è quello di far arrivare le mie canzoni a più persone possibili in modo da avere un riscontro sempre maggiore sia per le pubblicazioni che per i futuri live.

Un altro progetto è quello di produrre musica per altri, quindi scrivere per gli artisti, seguirli nella produzione delle canzoni e mettere a disposizione quello che so e quello che imparerò per creare musica che possa arrivare sempre a più persone.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Beh intanto vorrei ringraziarli per avermi dedicato qualche minuto del loro tempo leggendo questa intervista. Mi piacerebbe chiedergli di seguirmi sui miei vari profili (soprattutto Instagram) per rimanere aggiornati sulla mia musica e nel caso in cui le canzoni siano di loro gradimento gli sarei immensamente grato se mi aiutassero a condividerle per arrivare più lontano possibile.

Simone Pierotti for Siloud

Facebook: @simonepierottimusic
Instagram: @simonepierotti_diary
YouTube: Simone Pierotti

Credits: Free Club Factory

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