InTheMusic: Lingue, interview

Lingue sono un gruppo di amici, sono cinque persone che si vogliono un bene dell’anima e inseguono un obiettivo grande. Scrivono insieme da quattro anni e cercano di evolversi ogni volta, provando a mischiare i loro generi e i loro stili di vita, a tratti tanto diversi e a tratti estremamente vicini. La band è un progetto moderno dal tocco retrò che riesce ad unire un leggero sound del passato con le generazioni moderne e ha come obiettivo quello di comunicare, quello di sentirsi liberi per sempre di dire le cose che scaldano il sangue, quello di andare contro le ingiustizie, quello di innamorarsi tutti i giorni e non stancarsi mai.
Umani”, il loro album d’esordio, è è stato scritto negli ultimi due anni e nasce dalla voglia di liberarsi dalle paure e dai desideri nascosti, dalla voglia di conoscersi meglio, di approfondirsi e dalla ricerca di una sincerità utopica nella vita reale.

Band: Lingue
Componenti: Federico Vittorini, Marco Fontana, Andrea Orlandi, Valerio Scarsella, Luca Biasini 
Età: 25, 26, 24, 26, 23
Città: L’Aquila
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Umani, Regali, Scale 
Album pubblicati: Neve , Umani 
Periodo di attività: dal 2016
Genere musicale: Pop, Rock
Piattaforme: Spotify, Tidal, Tim Music, Apple Music, Amazon Music, YouTube, Deezer
Foto di Mariachiara Panone

Chi c’è dietro Lingue?

Lingue sono un gruppo di amici, sono cinque persone che si vogliono un bene dell’anima e inseguono un obiettivo grande. Scriviamo insieme da quattro anni e cerchiamo di evolverci ogni volta, provando a mischiare i nostri generi e i nostri stili di vita, a tratti tanto diversi e a tratti estremamente vicini.

Veniamo dall’Aquila e nella vita principalmente facciamo musica, studiamo e prendiamo sbronze colossali da trasformare in storie da raccontare attraverso le canzoni.

Qual è il significato che avete scelto per la vostra band?

La nostra band ha come obiettivo quello di comunicare, quello di sentirsi liberi per sempre di dire le cose che scaldano il sangue, quello di andare contro le ingiustizie, quello di innamorarsi tutti i giorni e non stancarsi mai.

Lingue” è un nome che ci è stato attribuito, quindi lasciamo ad ognuno la libera interpretazione.

Il vostro percorso musicale comincia nel 2016: cosa vi ha spinto ad unirvi in una band e in che modo sono divisi i vari compiti tra di voi?

L’esigenza di fare musica ci ha spinti ad unirci, la voglia di remare sempre dalla stessa parte, di crescere insieme, di scontrarci e trovare soluzioni.

Federico scrive i testi, Marco, Andrea e Valerio vestono le canzoni, Luca è l’ultimo entrato a far parte della famiglia e nei prossimi brani sicuramente si sentirà anche la sua impronta.

Con ciò che fate siete perfettamente in linea con l’attuale filone indie-pop, ma nella vostra musica sentiamo molti riferimenti anche a sonorità del passato. Quali sono gli artisti che più vi influenzano?

In realtà non sentiamo di appartenere ad un determinato genere, non vogliamo legarci ad un’etichetta. Sarebbe un po’ come camminare verso il mare con i paraocchi.

Grandi influenze del passato ne sono tante davvero, possiamo nominarvi Rino, così come i Nirvana o i The Doors, passando per Bowie o Iggy Pop. Il passato è un libro stupendo che abbiamo a disposizione.

“Lingue” è un progetto moderno dal tocco retrò che riesce ad unire un leggero sound del passato con le generazioni moderne. Siete la prova che è possibile produrre qualcosa oggi senza dimenticare il passato. Come definireste la vostra musica?

La nostra musica è un’onda, è un continuo divenire. Vogliamo scrivere per tutte le generazioni, per ogni persona, per chi incontriamo per strada e nella vita.

Veniamo da mondi musicali completamente differenti, cerchiamo ogni volta di unirli quando siamo in sala prove. Abbiamo mille e mille ancora influenze e ascolti ed è vero, siamo affezionati ad un passato che non abbiamo vissuto ma che abbiamo nelle orecchie e nella testa e allo stesso tempo siamo proiettati sulle navicelle spaziali. La nostra musica dovrà per sempre essere sincera, è l’unica condizione che ci siamo imposti.

Poco dopo la vostra formazione siete usciti con un EP autoprodotto intitolato “Neve”. Da allora, come si è evoluta la vostra musica?

Neve” è come il primo pallone, lo custodirai per sempre perché è con quello che hai imparato a sbucciarti le ginocchia.

In questi ultimi tre anni credo che la nostra musica sia cresciuta insieme alle nostre persone, sicuramente abbiamo imparato ad ascoltare di più, a ragionare di più e a non bloccare quasi mai i flussi di idee.

Siete da poco riusciti a chiudere ufficialmente un progetto completo: “Umani” è il vostro album d’esordio. Il disco è stato scritto negli ultimi due anni e nasce dalla voglia di liberarsi dalle paure e dai desideri nascosti, dalla voglia di conoscersi meglio, di approfondirsi e dalla ricerca di una sincerità utopica nella vita reale. Come è stato prodotto questo progetto e quali ne sono i protagonisti?

I protagonisti di questo disco siamo noi e rispettivamente le persone più importanti che riempiono le nostre vite, che sono tutte tra le note e tra le parole delle dieci tracce.

Umani” ha un gran lavoro dietro le quinte, dove troviamo due persone splendide come Marco Di Nardo, che ha curato la produzione artistica e Giamba (Andrea Di Giambattista) che ne ha curato i suoni. Poi troviamo la nostra family Genovese con Racho e Lollo in testa a tutte le persone da ringraziare per aver sposato questo progetto. In questo disco ci sono i dettagli e gli eccessi dei nostri due ultimi anni di vita appena passati.

Prima di salutarci, abbiamo un’ultima cosa da chiedervi. In questi anni vi siete esibiti in molti concerti, avete partecipato a diversi festival e avete anche aperto molti concerti ad artisti del panorama indie-pop italiano. Vi andrebbe di raccontarci di tutte queste esperienze?

Suonare ci fa sentire vivi per davvero, abbiamo avuto la fortuna di suonare tanto e non vediamo l’ora di tornare sui palchi. Ogni concerto è una storia bellissima e una storia diversa, raccontarli tutti nel dettaglio sarebbe come scrivere un libro, e perché no? Magari tra qualche anno la concretizziamo questa idea.

I festival più grandi ci fanno un po’ paura all’inizio, ma poi che sia un pub, un palco in una piazza o un festival, ogni volta che attacchiamo gli strumenti diventiamo una persona sola, è magia, è purezza. Prima di salire sul palco facciamo “a botte” (in maniera leggera ovviamente!) per caricarci e beviamo del vino, nostro fedele compagno di viaggio, anche perché ci scalda pure nella vita, ché qui tra i monti fa freddo sempre e questo freddo ce lo portiamo sempre dietro.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Continuare a scrivere dischi, buttare giù i palchi di tutta Italia ed essere sempre sinceri con la musica, che è sacra.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Ascoltateci, trovate pezzettini di voi stessi nelle nostre canzoni, prendetele per mano e prendeteci per mano. E non annoiatevi mai nella vita, che basta uscire per mezz’ora e guardare il cielo per riempirsi di cose nuove da elaborare.

Lingue for Siloud

Instagram: @lelingueband
Facebook: @lelingueband

Credits: Giovanna Vittoria Ghiglione, Ufficio Stampa Sound Communication

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