InTheMusic: Franco e la Repubblica dei Mostri, interview

Franco e La Repubblica dei Mostri è un gruppo composto da quattro componenti, tutti di base a Milano ma divisi tra la città lombarda e Palermo. Il nome della band è molto legato alla genesi del loro percorso musicale: circa sei anni fa avevano lavorato al primo disco quasi come un concept album che vedeva l’Italia protagonista oltre che cornice delle storie che cantavano e l’idea era quella di raccontare il nostro Paese in tutte le sue contraddizioni. Dal 2014 ad oggi, il loro è stato un percorso fatto di conoscenza reciproca sempre più approfondita, come persone e come musicisti. Si avverte la cura e la passione con le quali hanno coltivato la propria musica, ricercato il loro stile e il loro sound.
Sciarra Chitarra Musica Battaglia” è il loro ultimo progetto, con un titolo che rimanda alla tradizione palermitana.

Band: Franco e La Repubblica dei Mostri
Componenti: Adriano Aricò, Marina Mussapi, Paolo Perego, Francesco Provenzano
Età: 30-40
Città: Milano, Palermo
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Livido Blu, Grigio Fumo, Questione di Anticorpi, Polvere, Come nel ‘93, Feroce, I Menefreghisti
Album pubblicati: Franco e La Repubblica Dei Mostri, Sciarra Chitarra Musica Battaglia
Periodo di attività: dal 2014
Genere musicale: Pop, Folk, Post-rock
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Amazon Music, Deezer, Google Play Music

Chi sono i Franco e La Repubblica Dei Mostri?

Ecco la nostra carta di identità:
– Adriano Aricò, 40 anni, viene da Palermo e vive a Milano dal 2005, è direttore creativo;
– Marina Mussapi, 31 anni, nata a Milano, si occupa di progettazione culturale in BASE;
– Paolo Perego, 43 anni, nato e cresciuto a Milano, nella vita si occupa di progettazione software ed è socio di CasaMedusa Studio;
– Francesco Provenzano, 35 anni, nato a Palermo, è a Milano dal 2008 e fa l’avvocato.

Cosa significa il vostro nome d’arte?

Franco e La Repubblica dei Mostri” è un nome molto legato alla genesi del nostro percorso musicale, circa sei anni fa avevamo lavorato al primo disco quasi come un concept album che vedeva l’Italia protagonista oltre che cornice delle storie che cantavamo: l’idea era quella di raccontare il nostro Paese in tutte le sue contraddizioni.

La Repubblica rappresenta evidentemente questo scenario narrativo, ma può essere anche intesa come un luogo più intimo, dove abitano mostri nascosti nel profondo di ognuno di noi. L’idea era anche quella di personalizzare il progetto dando un nome proprio di persona: Franco è uno dei nomi italiani più classici e diffusi, ma ha anche un bel significato, è onesto, indica sincerità. Nel tempo ci siamo affezionati a questa persona immaginaria, che è diventata quasi un quinto elemento della band, che dà corporeità al progetto. Spesso ora ci riferiamo alla bando solo come Franco… o i Franchi.

Siete quattro musicisti, uniti per creare insieme qualcosa di speciale: come vi siete incontrati?

Il progetto nasce dall’unione di un cantautore e un batterista che facevano parte di una precedente formazione in un altro progetto musicale, con una violoncellista amica con cui avevamo collaborato in passato, e con un bassista/polistrumentista di grande esperienza e professionalità. Non è nato attorno a un tavolo o per annunci, ma per via di un passaparola e intuizioni non proprio contestuali.

Si è iniziato a lavorare a casa su alcune idee creative e ci si è resi conto di cosa poteva servire per cucire il vestito più adatto. Così si è arrivati a inserire stabilmente il violoncello e ci si è resi conto dell’importanza di un polistrumentista esperto. L’entusiasmo di ciascuno di noi nel lavorare assieme ci ha fatto capire che eravamo diventati velocemente una band, probabilmente perché queste cose non si decidono, ma si avvertono, accadono e basta (o no).  

Cosa vi ha avvicinati alla musica e come avete coltivato questa passione nel tempo?

Ogni musicista potrebbe scrivere un trattato sull’argomento e ognuno lo potrebbe riscrivere ogni giorno in modo diverso. Probabilmente non abbiamo mai esplorato fino in fondo neanche tra di noi questo aspetto. Ad accomunare le esperienze di tutti c’è, però, certamente, che la passione per la musica ci ha portato a continue evoluzioni nei gusti, nei generi, nelle ispirazioni. Oggi vediamo che ci troviamo a unire qualcosa del cantautorato di Dalla o Gaetano alle sonorità della scuola “romana” di Fabi e Gazzè e sicuramente altro di cui nemmeno ci accorgiamo. Una cosa è sicura però: se parte una discussione tra noi con riguardo ai generi preferiti, etichette stilistiche e ispirazione principale, scatta la rissa…

Tutto parte dalla musica cantautorale, ma poi vi espandete verso un new acoustic dalle atmosfere contemporanee: si riesce a definire la vostra musica in una parola?

Forse “interiorità”. Nasce da qualcosa che ognuno di noi ha dentro e, parlando con chi ci ha voluto comunicare le proprie sensazioni nell’ascoltarla, sembra riesca a toccare qualcosa che si ha dentro. 

Le vostre produzioni online sono databili 2016 e 2020: come è cambiato il vostro approccio alla musica negli anni?

È stato un percorso fatto di conoscenza reciproca sempre più approfondita, come persone e come musicisti. Di proposte e di ascolto. Dal punto di vista artistico non abbiamo mai fatto ‘programmi’. Abbiamo solo programmato di rispettare la creatività che veniva fuori, a volte a piccole dosi, a volte in quantità. 

Si avverte la cura e la passione con le quali coltivate la vostra musica, ricercate il vostro stile e il vostro sound. Cosa vi ha portati alle sonorità che avete oggi?

Rispetto al primo disco è passato del tempo e quindi siamo maturati, abbiamo lavorato molto per affinare il nostro sound. È diventato forse più cupo, sicuramente più asciutto: siamo passati da cinque a quattro membri della band, il che ci ha portati a fare un lavoro anche di ‘sottrazione’ dal punto di vista musicale, che all’inizio non è stato semplicissimo. Alla fine siamo arrivati a un nucleo sonoro più profondo che ci rappresenta molto e che valorizza al meglio ciascuno di noi.

“Sciarra Chitarra Musica Battaglia” è il vostro ultimo progetto, online dal 28 febbraio 2020. Il titolo rimanda alla tradizione palermitana e siamo certi che questa non sia l’unica peculiarità dell’album. Diteci di più!

Sciarra Chitarra Musica Battaglia” è l’inizio di una filastrocca siciliana che generalmente i bambini si cantano quando a seguito di un litigio decidono di interrompere un’amicizia, tutti i pezzi del disco in qualche modo parlano di rottura e di cambiamento. Racconta di contrasti: ferite e cicatrici, passato presente futuro, sentimenti contrapposti e tutto ciò che rende l’essere umano così dannato e volubile. È un album introspettivo in modo severo e al contempo indulgente.

Cosa avete in mente per il futuro?

Vogliamo sviluppare il nostro live in modo diverso da quel che ci si aspetta. Vogliamo che la musica si parli con il set e le persone che ci ascoltano. Data la situazione, abbiamo ancora tempo per definire questa idea… purtroppo.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

State a casa finché si deve e venite a vederci quando si potrà. Nel frattempo, potremmo tutti sfruttare il momento per riflettere su cosa sia davvero importante nelle nostre vite.

Franco e la Repubblica dei Mostri for Siloud

Instagram: @francoelarepubblicadeimostri
Facebook: @francoelarepubblicadeimostri

Credits: Ufficio stampa Conza Press

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