InTheMusic: Sandro Outwo, interview

Sandro Torres è un artista di Polignano a Mare. Dopo aver cambiato molti nickname, il suo nome d’arte attuale è Sandro Outwo. Pur essendo proiettato nella direzione hip hop/rap, nei suoi brani si sentono molti riferimenti alla musica soul, jazz e R&B. Ogni produzione firmata Sandro Outwo gira intorno ad un tema ben preciso, sottolineando sempre il concetto di musica come mezzo di comunicazione.
“Consapevolessere” è un album che arriva a distanza di 6 anni dal suo ultimo progetto. Il numero dei brani, così come le sonorità e le tematiche trattate, sono ben definiti.

Nome: Sandro
Cognome: Torres
In arte: Sandro Outwo
Età: 31
Città: Polignano a Mare (Bari)
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Guatemala, Consapevolessere
Album pubblicati: L'Ultimo Io (2014), Consapevolessere (2020)
Periodo di attività: dal 2014
Genere musicale: Hip Hop, Rap, Soul
Piattaforme: Spotify, YouTube, Deezer, Tidal, Amazon Music, Apple Music

Chi c’è dietro Sandro Outwo?

Ciao a tutti e grazie per lo spazio. Mi chiamo Sandro Torres e la casualità ha voluto che crescessi e vivessi da tutta una vita a Polignano a Mare che, oltre ad essere il paese più bello del mondo per la sua caratteristica di essere a 27 metri sopra il livello del mare, è anche il paese natale del cantante più famoso della storia della musica: Domenico Modugno.

Purtroppo, la musica è solo il mio secondo lavoro. Come dico in Routine, nella vita sono un e-commerce manager in un negozio di abbigliamento.

In che modo il tuo cognome Torres è diventato Outwo?

Dopo aver cambiato molti nickname, nel 2007, da super fan di The Game, andai a cercarmi su Waist Deep, il primo film in cui aveva recitato e tradotto orribilmente in italiano con Strade Dannate. Il film è quello che è, ma aveva una storia dietro che mi prese parecchio. Tyrese Gibson, altro cantante R&B/Soul, nella vita reale, interpretava O2, un ex carcerato a cui The Game, per screzi passati, rapiva il figlio. O2 fa di tutto per riprenderselo: comincia, infatti, a rapinare un numero imprecisato di banche per poter pagare il riscatto.

L’amore incondizionato di un padre per un figlio mi fece scattare qualcosa: cominciai anche io a chiamarmi “O2“, che non è altro che la formula chimica dell’ossigeno. Data la poca propensione all’inglese di chi, magari, doveva presentarmi o anche solo chiamarmi, decisi di italianizzarlo, scrivendolo proprio “Outwo“. Anche qua, però, la gente ha continuato a storpiarlo nelle maniere peggiori. Nel 2013 decisi di aggiungere anche il mio nome di battesimo per renderlo meno cattivo e più mio.

Ti sei avvicinato al mondo del rap e dell’hip hop quando avevi 11 anni, proseguendo poi in questa strada. Quando, invece, ti sei avvicinato alla musica in generale?

Ho sempre ascoltato musica sin dalla mia tenera età. Ricordo mia mamma avere sempre la radio accesa, prediligendo artisti come Lisa Stansfield, Sade, Stevie Wonder, Barry White, Simply Red, oltre a molta musica pop di metà anni ’90. Mio padre ha anche contribuito in maniera importante: da appassionato di bande e opera, mi trasmesse la voglia di imparare a suonare uno strumento. A 3 anni li avevo tutti (giocattolo, ovviamente), ma mio nonno mi regalò una batteria vera, con buona pace dei vicini di casa, abbandonata dopo aver preso una discreta coordinazione quando venne al mondo mia sorella.

La black music l’ho incontrata ufficialmente nei primi 2000 e, da allora, non l’ho più lasciata. Ascolto anche altro, ma torno quasi sempre alla casa madre, dato che “altro” rappresenta solo l’1% dei miei ascolti quotidiani. Ho imparato, da solo, a mettere mani su tastiera e chitarra, ma ufficialmente non li so suonare. Diciamo che li tengo buoni per le mie produzioni, ecco.

Pur essendo proiettati nella direzione hip hop/rap, si sentono molti riferimenti alla musica soul, jazz e R&B. Quali sono le tue influenze artistiche?

Mi lascio ispirare parecchio dalle cose che ascolto e che mi suscitano quell’emozione particolare che mi smuove dentro e che mi fa dire “e se provassi a fare questo?” o, banalmente, “potrei provare a cantare così, magari viene fuori qualcosa di figo“. Ovviamente, ci metto sempre del mio per suonare originale: ci sono troppe copie di copie in giro e non vorrei essere l’ennesima.

Parlando di black music in generale, le mie influenze più grandi si chiamano Jay Z, Drake, 6lack, Anderson.Paak, Ghemon, D’Angelo e SiR. Ma, se nella mia musica vi sembra di trovare The Weeknd, Phonte, Bruno Mars, Snoh Aalegra, Wale, Mayer Hawthorne e Kehlani, state tranquilli, non dovete cambiare otorino.

Ogni produzione firmata Sandro Outwo gira intorno ad un tema ben preciso, sottolineando sempre il concetto di musica come mezzo di comunicazione. Come definiresti la tua musica e cosa cerchi di trasmettere tramite essa?

Direi “musica terapeutica” per un semplice motivo: scrivere e registrare, per me, sono come una seduta dallo psicologo. In realtà, però, dallo psicologo si va quando non si sta benissimo, a livello mentale. Il che significherebbe scrivere e fare musica quando si sta male. Per me non funziona così: quando sto male, non riesco a scrivere. Scrivo solo se sono sereno. La seduta dallo psicologo serve per elaborare e capire che tutto quello che è passato, che è, appunto, passato e, quindi, non può continuare ad essere un problema.

Tramite quello che faccio cerco di raccontare la mia storia che, in realtà, non è molto diversa dalla storia di qualsiasi altra persona della mia età che provi una minima di sentimenti. Spero di arrivare a tanti sentimentali come me.

La tua musica è un viaggio all’interno del mondo rap e di tutte le sue varie sfumature. Con un sound ricercato, ogni volta diverso e dall’aspetto introspettivo, le tue sonorità raccontano i vari momenti del progetto Sandro Outwo e della vita di Sandro Torres. Quali sono le caratteristiche del tuo sound e a che punto sei della tua ricerca?

A livello di sonorità cerco di rimanere al passo con i tempi, il che non significa l’aver fatto un disco trap, ma cercare di seguire una linea del tempo. Ho recente riascoltato L‘ultimo Io, il mio primo album solista, datato 2014. Pur suonando fresco per l’epoca in cui è uscito, alle mie orecchie di oggi suona troppo boom bap. Attenzione: non sto rinnegando il boom bap, tutt’altro, sono il primo che si gasa riascoltando dei pezzi storici o pezzi nuovi da un visto retrò, ma penso che sia fuori dal mio pane e burro quotidiano, come direbbero gli americani.

Non ho qualcosa di scritto e segnato: mi lascio ispirare da quello che vedo e da quello che ascolto. Credo che Consapevolessere sia la giusta sintesi: c’è rap, c’è soul, c’è R&B, c’è funk, c’è jazz e c’è anche un po’ di trap.

Hai fatto molte esperienze fino ad oggi. Dal lontano 2000 ad oggi sono cambiate molte cose. Ti andrebbe di ripercorrere tutto il tuo percorso nella musica attraverso i tuoi vari progetti musicali e le tue varie produzioni?

Se riguardo indietro al 2009, quando è uscito il demo con la mia crew Rap Pushaz, mi sembra essere passato davvero un secolo, anche se sono solo 11 anni. È cambiato completamente il modo che ho di approcciare alla musica e so che, nel prossimo futuro, cambierà ancora per mille motivi. Ricordo che il demo e il mio EP “Common Sense” del 2010 li avevo scritti in una cantina che usavamo da studio e quasi tutti i brani, tranne alcune produzioni originali del demo, erano registrati su strumentali americane edite.

L’Ultimo Io è stato il progetto che mi ha affermato come solista e conteneva 10 brani prodotti da 10 producer diversi. Una scelta coraggiosa per rafforzare il concetto di cambiamento. Probabilmente, oggi non la rifarei. Consapevolessere, invece, a differenza de L’Ultimo Io, scritto completamente sulla mia Moleskine con una bic nera, l’ho scritto quasi tutto in treno o in aereo, sull’app Google Keep del mio OnePlus 6. E devo confessare che ci ho provato a riscrivere con carta e penna, ma questa volta non ci sono riuscito: il tempo è la tecnologia mi hanno ingoiato.

“Consapevolessere” è il tuo secondo album che arriva a distanza di 6 anni dal tuo ultimo progetto. Il numero dei brani, così come le sonorità e le tematiche trattate, sono ben definiti. Nulla è lasciato al caso. Come nasce questo progetto?

Consapevolessere ha avuto una gestazione breve, se penso a quanto era durata quella de L’Ultimo Io: 10 mesi contro 4 anni. Nonostante il tempo si sia ristretto notevolmente, ho avuto molta più accuratezza nella scelta delle strumentali e nella scrittura. Inoltre, avevo già deciso che avrei cantato tutti i ritornelli e tutti i bridge del progetto, che sono state davvero le cose che mi hanno levato il sonno. Come diceva un mio vecchio amico “un ritornello che non ritornella non è un ritornello“.

Ho scritto l’album in un periodo molto sereno della mia vita, dopo aver passato un momento non facile con me stesso. Come dicevo prima, non riesco a scrivere se non sono sereno e tranquillo. Ho voluto raccontare quello che è successo nella mia vita dal 2015 a metà 2019. Consapevolessere mette in risalto la mia personalità e il mio modo di essere davanti a qualcosa che può sembrare un ostacolo della nostra vita. E poi, ovviamente, l’album parla delle donne.

Quali produttori hanno partecipato alla produzione di questo album e in che modo vi siete interfacciati?

Hanno partecipato al mio album amici e parenti. E potrei esaurire la risposta qui (rido molto). I ragazzi che hanno prodotto il tappeto sonoro sono ragazzi fortissimi in quello che fanno.

Sup Nasa, cantante e producer dei ThinkAboutIt ha prodotto la title track e Bruce, mio cugino di sangue Whyusoicy ha messo le mani su Luci e Stagioni.
Stefano De Vivo, chitarrista del già citato gruppo ThinkAboutIt, mi ha regalato Guatemala. Ake, il mio DJ di Pescara, ha prodotto Routine.
Mav, che ha mixato e masterizzato l’intero album e che ho conosciuto una decina di anni fa e con cui faccio serata molto spesso, nonostante sia di Pescara anche lui, ha prodotto Cliché e Vuoto, in collaborazione con Enzo Mele.
Nella stessa comitiva di Mav c’è anche il duo MatLok, composto da Mattia Chiavaroli e Paolo Lok, che hanno dato il meglio su Adesso.

Quali progetti hai per il futuro e quale sarà la direzione che prenderà Sandro Outwo?

Adesso sono concentrato sulla promozione del mio album e spero di portarlo in giro dal vivo molto presto. Nonostante ciò, durante la quarantena, ho scritto e registrato qualcosa: nuova musica in cantiere c’è e, presto o tardi, sarà fuori.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Ascoltate il mio album Consapevolessere, fuori per B.M. Records. È un disco che spero vi sorprenderà. Lo trovate su tutti i servizi di digital streaming.

Grazie ancora per lo spazio!

Sandro Outwo for Siloud

Instagram: @outwosandro
Facebook: @SandroOutwo

Credits: RC Waves

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