InTheMusic: ANNA OX, interview

Gli ANNA OX sono insieme da molto tempo, ma il loro nome d’arte attuale ha un’origine più recente. Ogni componente della band ha riferimenti musicali diversi e questo li porta a posizionarsi esattamente a metà tra elettronica, post rock e R&B. La musica è assolutamente il filo conduttore dei quattro ragazzi di Vigevano, sia come amici che come artisti. “Lady Isabel” ha anticipato l’uscita di “Back Air Falcon Dive Vol.2”, una sorta di reissue dell’album che ha segnato il loro esordio.

Band: ANNA OX
Componenti: Alessandro Carnevale, Andrea Ganimede, Guido Ghilardi, Giovanni Graziano
Età: 30-35    
Città: Vigevano (PV)         
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Fucsite, Lady Isabel, Y(S)L
Album pubblicati: BACK AIR FALCON DIVE, BACK AIR FALCON DIVE VOL.2      
Periodo di attività: dal 2019        
Genere musicale: Post Rock, Elettronica   
Piattaforme: Spotify, Bandcamp, YouTube, Apple Music, iTunes, Deezer, Amazon Music, Tidal
Foto di Lorenzo Ferrari

Chi c’è dietro gli Anna Ox?

Dietro gli Anna Ox ci sono semplicemente Giovanni, Andrea, Guido e Alessandro. Come fonico, ma molto importante per noi, anche Pietro. È tutto molto semplice.

Siamo nati e cresciuti a Vigevano. Da ragazzi suonavamo più o meno tutti e ci siamo conosciuti insieme ad altri amici che facevano parte della ‘scena’ locale (più sottobosco che scena). Poi, ad anni alterni, siamO finiti per incrociarci oltre che nella vita giù dal palco anche in quella sopra.      

Siete insieme da molto tempo, ma il vostro nome d’arte attuale ha un’origine più recente. Perché “Anna Ox”?

È proprio così, suoniamo insieme da almeno dieci anni, ma soltanto da un anno e mezzo come ANNA OX.

Per quanto riguarda il nome: avete presente quando un nome un po’ stupido che nasce in sala prove diventa talmente parte di te che ti si attacca addosso? Succede spesso con i nomi delle canzoni. Ecco, in questo caso è andata così proprio con il nome della band. Volevamo cambiare animale guida: da alce (“Elk” era il nome della nostra band precedente) a toro (“Ox” in inglese). Quindi, tra di noi, lo abbiamo storpiato per un po’ di tempo in “Anna Ox“. E poi al momento decisivo è rimasto. Nessun riferimento quindi alla bravissima Anna, che però ci teniamo a dire che stimiamo molto.

Vi siete uniti in una band quasi dieci anni fa, da allora avete fatto già molte esperienze nella musica. Come vi siete conosciuti e perché avete deciso di avviare un progetto insieme?

Il nucleo principale di questo “ensemble” è formato da Ale+Guido. Insieme ad altri ragazzi nel 2008 hanno fondato i Gioaccardo, un progetto punk rock che ha un album e diversi concerti all’attivo. Poi è entrato Giovanni e qualcun altro è uscito. Nel frattempo tutti hanno modificato i propri gusti musicali. Credo sia normale crescendo ed entrando in contatto con tantissima altra gente influenzata da generi differenti.

Ci siamo tagliati i capelli e tolti le spille da balia dalle orecchie e abbiamo cominciato a suonare musica più dilatata, con inserimenti di elettronica, pubblicando con queste sonorità due album fortunati come ELK. L’ultimo step è stato quello di abbracciare appieno e senza paracadute un nostro grande amore, che è la musica totalmente strumentale. Nuovo cambio di nome ed ecco gli ANNA OX. Ma via, di base siamo un gruppo di amici che continua a suonare assieme da dieci anni. Siamo quello che suoniamo e semplicemente oggi suoniamo così perché siamo questo tipo di persone.

Vi posizionate a metà tra elettronica, post rock e R&B: quali sono i riferimenti artistici a cui vi ispirate per ciò che fate?

Ognuno di noi ha influenze mega diverse. Per esempio, da un annetto suoniamo con Andrea alla batteria, che ha portato dentro tutti i suoi ascolti, che vanno in un’altra direzione rispetto al nostro standard, ma direi che è proprio questo il bello della situazione e ci ha portato a registrare dischi sempre diversi e in evoluzione.

Una manciata di nomi sparsi che ci hanno influenzato e continuano a farlo: Oneothrix Point Never, Zu, Shellac, Battles, Mogwai, Blank Mass, Black Midi, Flume e tutte le colonne sonore dei videogiochi.

C’è poco da girarci intorno, l’unico aggettivo che vi calza a pennello è “sperimentale”. Come definireste la vostra musica e quale sono i vostri caratteri distintivi?

“Sperimentale” suona sempre artificioso, come di chi si mette lì semplicemente per il gusto di apparire tale e capiamo bene perché quella parola possa essere associata ad ANNA OX. Semplicemente il fatto di suonare musica strumentale ad alcuni può sembrare una scelta coraggiosa o un po’ pazza, quando in realtà non è niente di così trascendentale, ci sono migliaia di formazioni al mondo che lo fanno.

Il nostro approccio è di una semplicità disarmante, quasi banale. Ci troviamo in sala e cominciamo a suonare. Possiamo dirvi che siamo tutti molto appassionati e curiosi e grazie al cielo negli anni ognuno di noi ha sviluppato un modo molto peculiare di suonare il proprio strumento. Guido spesso fa suonare il suo basso con un approccio chitarristico molto effettato, eppure “fisico”. Ma anche Giova e Ale sono assolutamente complementari. Ci si trova e si suona partendo da un riff o da un’idea più melodica, un tema. Poi solitamente registriamo tutto e ci divertiamo a mischiare le carte in post, aiutati da Pietro alla parte elettronica. Una volta trovata la quadra ritorniamo in sala, reimpariamo i pezzi e li risuoniamo. Certo aiuta molto il fatto di riuscire a capirsi ormai con uno sguardo, dopo così tanto tempo. Però di base tutto nasce in sala prove.

Avete fatto un lungo percorso nella musica fino ad oggi, avete da poco anche festeggiato il primo anniversario della band. Avete alle spalle tre dischi che vi hanno portato in giro tra Italia ed Europa, senza considerare la vostra ultima produzione di cui parleremo a momenti. Come si è evoluta la vostra musica nel tempo?

La musica è assolutamente il filo conduttore di noi componenti della band, come amici e come artisti. In generale il rapporto è rimasto perché è sempre piacevole stare insieme. Ma è innegabile che, se cerchi un denominatore comune, questo è stato la musica e in particolare la musica che abbiamo suonato. Dai Gioaccardo ad oggi siamo cambiati parecchio, ma in qualche modo ci è sempre capitato di suonare un sacco e di cercare di farlo viaggiando, che è un altro bel filo rosso. Con gli ELK abbiamo varcato i confini, andando in Francia e in Inghilterra, sperimentando per la prima volta, causa contingenze particolari, il live “alla strumentale”, che ci ha gasati.

Come già detto, nella musica che suoniamo siam sempre stati noi come individui che, negli anni, siamo mutati. A pensarci è un concetto molto bello quanto semplice e universale. Succede a tutti. Se parti ad ascoltare un brano dei Gioaccardo (“Gola”), passando da un paio dei due dischi a nome ELK (“Chicago” da “World” e “M.Dugall” a “Ultrafun Sword“), fino ad arrivare a tutto ciò che è uscito sotto il nome ANNA OX, oltre alla parte musicale, puoi pure tirare ad indovinare qual è stata la nostra evoluzione come individui.

“Lady Isabel” ha anticipato l’uscita di “Back Air Falcon Dive Vol.2”, una sorta di reissue dell’album che ha segnato il vostro esordio. Perché avete scelto di pubblicare un volume 2 del vostro primo progetto?

Per caso, fondamentalmente. “Back Air Falcon Dive” doveva essere tutto strumentale. Per casi imponderabili di cui abbiamo già parlato in altre interviste, il brano “Fucsite” è piaciuto a un bravissimo rapper americano, Adam Vida aka A-1, che ci ha registrato sopra una parte incredibile e così è diventata l’unica traccia cantata del disco. L’esperimento è piaciuto talmente tanto a noi stessi, al nostro management e ai fan, che girando in tour ci è balenata l’idea di chiedere ad altri artisti che ci piacciono (Yuri dei Kuadra, Chelsey Crowley dei Nuovo Testamento e Carlotta Deiana dei Mòn) di cantarne altre. Ed ecco, abbiamo scoperto che funzionava e pure molto bene. Quasi sicuramente replicheremo il discorso feat. per il prossimo disco, senza tralasciare la parte puramente strumentale.

Immaginiamo che dedichiate molto tempo alla ricerca del vostro sound. Vi ritenete soddisfatti del lavoro fatto e di ciò che siete riusciti ad ottenere, sempre in termini di sonorità?

Sì, in quello siamo dei nerd. Sempre alla ricerca di un pedalino nuovo e della combinazione particolare di un amplificatore con un determinato plug-in. Però arrivano puntuali anche i periodi in cui ci va di calciorotare la pedaliera, entrare direttamente nell’ampli con il jack e far baccano. È sempre un discorso di equilibrio fra mood, evoluzione e momento. Però sì, siamo soddisfatti sia dal punto di vista personale che da quello del sound di gruppo. La cosa bella è che non ci siam mai accontentati, ma ci siamo quasi sempre sfidati a cambiare, per non annoiarci.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Portare in giro dal vivo le canzoni di “Back Air Falcon Dive Vol. 2” e far uscire il nostro nuovo disco, a cui stiamo già lavorando.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Innanzitutto vogliamo dire a voi che non ci è mai capitato di fare un’intervista così approfondita e che il format è veramente figo. Ai vostri lettori chiediamo di supportare gli artisti indipendenti andando ai concerti. Evviva la musica ed evviva Siloud!

ANNA OX for Siloud

Instagram: @annaoxmusic
Facebook: @annaoxmusic

Credits: To Lose La Track, L’Eretico Booking, Unomundo Agency

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