InTheArt: Anita Zanetti, interview

Anita Zanetti ha sempre avuto una grande necessità di fare arte: quando gli altri sognavano di diventare astronauti, lei sognava di diventare una fumettista famosa. I suoi primi approcci con il mondo creativo sono continuati attraverso la fotografia, anche se ad un certo punto ha dovuto accantonare i suoi istinti artistici per dedicarsi a studi più ‘tradizionali’. Il dualismo arte-scienza accompagna Anita per anni finché si apre un nuovo capitolo della sua vita e l’arte diviene di nuovo il centro di tutto, insieme ad una nascente passione per la poesia. Le sue influenze maggiori diventano cinema, musica e letteratura ed è proprio questo il momento in cui riprende a fare la Sua arte, in pratica quella che vediamo oggi.

Nome: Anita
Cognome: Zanetti
Anni: 25
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Professione: Pittrice ed Illustratrice

Ciao Anita, parlaci di te!

Sono Anita, ho 25 anni e sono pittrice ed illustratrice freelance. Sono nata in provincia di Bologna, dove ho vissuto fino a due anni fa, momento in cui mi sono trasferita a Roma per studiare e città in cui sto cercando di far conoscere la mia arte.

Hai sempre avuto una grande necessità di fare arte: quando gli altri sognavano di diventare astronauti, tu sognavi di diventare una fumettista famosa. Come ti sei appassionata a questo mondo?

Guardando ai grandi artisti e cercando di riprodurre con le mie manine ancora inesperte quel che vedevo. Ricordo che quando ero piccolina amavo alla follia i fumetti delle Witch, di cui non perdevo neanche un’uscita, e Valentina, che consideravo al contempo estremamente affascinante e proibito per una piccola bambina e che, proprio per questo motivo, non potevo fare a meno di leggere.

I tuoi primi approcci con il mondo creativo sono continuati attraverso la fotografia, anche se ad un certo punto hai dovuto accantonare i tuoi istinti artistici per dedicarti a studi più ‘tradizionali’. In che modo hai cercato di portare l’arte in ciò che facevi?

Ho frequentato un liceo scientifico a Bologna, spinta dai miei genitori e dagli insegnanti delle medie. Aver intrapreso questo percorso di studi ed essere spinta ad eccellere in essi sicuramente ha rivoluzionato i miei interessi e le priorità con cui li portai avanti. Cominciai a guardare alla scienza con occhi sempre più affascinati ma senza abbandonare mai l’arte; compresi che la prima era lo strumento necessario per conoscere la vera essenza delle seconda: le leggi che governano l’universo, la perfezione degli schemi presenti in natura, del nostro corpo, la chimica dietro i colori, la materia stessa. Riuscii a trovare un punto di contatto tra questi due mondi apparentemente opposti che ora so di per certo essere stata un’opportunità ed un dono, piuttosto che una perdita di tempo, anche se il corso degli eventi mi ha portata ad inseguire il mio istinto primario.

Arte e scienza sono i due poli che coesistono nella tua vita. Quali pensi siano i fattori comuni e quali le differenze tra due mondi così distanti? Quale pensi sia il ruolo svolto da entrambe nella società?

L’arte è un dialogo tra l’essere umano e il mondo in cui esso è immerso, tangibile o intangibile che sia, e la scienza è la forza motrice di tutte queste tre cose messe insieme. La connessione tra essa e l’arte penso sia evidente. L’uomo per fare arte deve fare i conti con la sua fisicità, i suoi sensi, quello che può percepire e quello che può solo immaginare, con canoni estetici e leggi matematiche. Può sembrare un’ovvietà ma raggiungere questo tipo di consapevolezza mi ha rafforzato lo sguardo.

Il loro ruolo della società? Per rispondere vi racconterò un piccolo aneddoto. Nel bel mezzo di una delle mie tante crisi esistenziali, in cui non reputavo un percorso artistico abbastanza utile per aiutare una comunità, un amico mi fece aprire gli occhi: “arte e scienza hanno due modi differenti di curare e lo fanno insieme, in nessuna delle due sopravvivrebbe il potere terapeutico se l’altra mancasse”. Non mi scordai mai più di queste parole.

Il dualismo scienza-arte smette di esistere e comincia una fase della tua vita molto legata all’espressività. Cosa è cambiato rispetto a prima e come sei arrivata poi a cambiare città?

L’esplorazione di me è stata la chiave. Ho cominciato un percorso di scoperta e accettazione di quel che sono, che è coinciso, per causa o per effetto, con la rottura di alcuni vincoli che mi ero imposta, tutti figli delle aspettative. Essere forte e fiera mi ha caricato di una forza esplosiva che doveva per forza essere buttata fuori.

Si apre, poi, un nuovo capitolo della tua vita e l’arte diviene di nuovo il centro di tutto, insieme ad una nascente passione per la poesia. Le tue influenze maggiori diventano cinema, musica e letteratura ed è proprio questo il momento in cui riprendi a fare la tua arte, in pratica quella che vediamo oggi. Quali sono gli elementi principali del tuo stile?

Il corpo è sicuramente il protagonista. È come se avessi una necessità di comprensione tale da indagarlo attraverso tutti i mezzi che ho a disposizione. Dai pori della pelle, dalle ciglia e dai giochi di colore delle iridi, alle onde morbide dei seni o alle linee dei profili. Cerco nel corpo la bellezza, l’imperfezione e l’erotismo. Cerco il riscontro tangibile della poesia. D’altronde sono dell’idea che tutte quelle considerazioni metafisiche sull’amore, sul divino o che altro siano nient’altro che voli pindarici se non considerati insieme alla fisicità dalla quale vengono generati e alla quale appartengono. Con la mia arte cerco di unire tutto questo, rispettando ed onorando il tutto in ogni sua singola parte.

Di recente hai aperto una pagina Instagram dove mettere insieme tutte le tue opere. Vediamo questo social, ovviamente in ambito artistico, come una sorta di galleria virtuale, un luogo e un momento in cui la propria creatività trova uno spazio accessibile a tutti. Perché hai deciso di condividere online le tue opere?

Condividere la mia visione del mondo, suscitando nel fruitore dell’opera la stessa meraviglia che provo io quando mi guardo intorno: è questo quel che sto provando a fare.

Non cerco ammiratori ma bensì compagni in questo percorso di esplorazione. Condividere la potenza di quel che sento con l’ausilio delle forme e dei colori, la mia visione del mondo, suscitando nel fruitore dell’opera la stessa meraviglia che provo io quando mi guardo intorno e magari cercare un’ispirazione per la direzione da percorrere: è questo quello che mi guida. Ho aperto la mia pagina Instagram ed il mio sito con questo esatto intento: ogni opera presente è una “fotografia” di un percorso che tutt’ora sto continuando a fare.

C’è una tua opera a cui tieni particolarmente?

Non un’opinione”. È un dipinto realizzato con ecoline su carta e risale a tre anni fa, il mio periodo epifanico. È come una sorta di riassunto di Anita: c’è un corpo, l’erotismo, il rosso e la matematica. È la prima pietra che ho poggiato per poi innalzare tutto quello che è stato dopo.

Anita Zanetti, opera

Quali sono i tuoi progetti per il futuro e qual è il tuo sogno?

Andare sempre un po’ più in là, cercare ed indagare attraverso l’arte, penso che questo sarà il mio carburante come lo è stato fino ad adesso. Nel frattempo, lavorare sodo su tecnica e comunicazione, per poter far circolare i miei Umani tra la gente.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Guardatevi dentro ed ascoltatevi.

Anita Zanetti for Siloud

Instagram: @anitazanettiart

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