InTheMusic: Damien McFly, interview

Voca graffiante, melodie folk e sound inde moderno: questo lo stile che si nasconde dietro Damien McFly, cantautore padovano di 30 anni. I suoi testi hanno significati precisi, ma il sound orecchiabile li rende delle vere e proprie hit. Ha ricevuto molti premi, i più importanti vengono da oltreoceano. Conta più di 500 concerti in 15 stati: un bagaglio importante per un musicista. Dal 29 giugno, disponibili in radio e in tutti i digital store, possiamo ascoltare “On our own”. Un titolo che parla della necessità di trovare la capacità di reagire alle difficoltà con le proprie forze.

Nome: Damiano
Cognome: Ferrari
In arte: Damien McFly
Età: 30
Città:Padova
Nazionalità:Italiana
Brani pubblicati: On Our Own, Vega, My Cure, Mesmerised
Album pubblicati: Parallel Mirrors (2015)
Periodo di attività: dal 2013
Genere musicale: Indie Folk / Pop
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music

Ciao Damien, raccontaci qualcosa in più su di te!

Ciao a tutti, sono un cantautore padovano di 30 anni e vivo in un piccolo paesino nella provincia padovana. Nella vita faccio musica, principalmente la scrivo e la suono dal vivo il più possibile e in più luoghi possibili.

Il tuo successo è stato quasi immediato con i tuoi primi passi nella musica, ma quando hai cominciato a cantare?

Non proprio con i primi passi ma con i primi passi in cui mi sono esposto un po’ di più su internet. Ho avuto band dall’età di 14 anni di diversi generi in cui ho suonato chitarra, batteria. Già cantavo un po’ per conto mio e fin da piccolino cantavo e suonavo nel coro della parrocchia. Ho iniziato ad espormi un po’ di più attorno ai 17 anni facendo qualche concorso e scrivendo le mie prime canzoni. 
Non ho mai studiato realmente uno strumento ma dopo il liceo mi sono iscritto al conservatorio di Padova e nel 2012 mi sono laureato come tecnico di sala di registrazione.

Voca graffiante, melodie folk e sound inde moderno: qual è lo stile che si nasconde dietro Damien?

Mi definisco un cantautore perché porto in giro la musica che ho scritto e continuo a scrivere. Se fino all’anno scorso non mi sono mai spostato dal genere “indie folk”, negli ultimi mesi ho iniziato a sperimentare molto assieme al mio produttore Alex Marton, cercando sempre suoni nuovi e nuovi modi per fondere la mia voce e la mia vecchia identità con un sound sempre più originale.

I tuoi testi hanno significati precisi, ma il sound orecchiabile li rende delle vere e proprie hit. Cosa vuoi trasmettere con i tuoi pezzi?

Avete proprio azzeccato il punto, mi piace riuscire ad esprimere concetti molto profondi nelle strofe delle mie canzoni per poi avere sempre un ritornello molto catchy e che entri in testa. Nei testi parlo di varie tematiche, dalle difficoltà in amore, alla ricerca e al miglioramento personale,per arrivare a testi con temi più sociali e di speranza per un futuro fatto di possibilità per i giovani e i sognatori.

Hai ricevuto molti premi, i più importanti vengono da oltreoceano. Qual è l’esperienza che ti ha cambiato davvero?

Il premio più importante l’ho ricevuto nel 2018 quando ho vinto la categoria folk del “John Lennon Songwriting Contest” di New York con il brano Mesmerised. Sempre nello stesso anno ho vinto l’Honorable Mention all’interno del concorso Unsigned Only di Nashville con Leap. Vincere qualche premio non ha cambiato niente in me, mi ha solo dato più forza e consapevolezza nelle mie capacità.

L’esperienza che più mi ha segnato credo sia stato il mio primo viaggio negli Stati Uniti nel 2014, dove mi sono scontrato con la realtà e ho visto i luoghi in cui la musica che mi piaceva suonare è nata. La cosa bella dei viaggi è proprio farsi influenzare dai luoghi e dalle culture diverse, essere spugne che assorbono costantemente suoni e idee. 

Conti più di 500 concerti in 15 stati: un bagaglio importante per un musicista. Quando hai capito che potevi fare di questa passione un vero e proprio lavoro?

Ho sempre cercato di arrangiarmi il più possibile nei primi anni per quanto riguarda i concerti e l’organizzazione dei tour, poi la cosa bella è vedere come certe persone si siano avvicinate alla mia realtà naturalmente, senza dover contattarle o cercarle insistentemente. Piano piano ho costruito una rete di agenti e agenzie che mi aiutano nel planning dei concerti.
Ho scelto di lavorare con la musica già dal 2009, quando registravo persone nel mio home studio e facevo i primi concerti con cover band. La forza di questa decisione sta nel fatto che non ci sono mai stati momenti davvero bui in cui ho messo in dubbio l’idea che il mio futuro fosse sempre la musica.

Dal 29 giugno, disponibili in radio e in tutti i digital store, possiamo ascoltare “On our own”. Un titolo che parla della necessità di trovare la capacità di reagire alle difficoltà con le proprie forze. Com’è nato questo brano?

Il brano è nato prima della quarantena a livello musicale e l’ho sviluppato durante il lockdown. Il concetto che sta dietro al titolo è legato all’”Andrà tutto bene”, che è stato un po’ il mantra di questo periodo.
Nella mia testa mi sono detto: “Certo, andrà tutto bene se facciamo qualcosa di concreto tutti”, da qui “On Our Own”. Le strofe sono un concentrato di sfoghi e dubbi che tutti ci siamo posti in questo periodo, mentre il ritornello è energico e travolgente, come se ad un certo punto tutti avessimo realizzato la forza che può fare unirsi gli uni agli altri per uno scopo comune.

Dopo “On Our Own” sono previsti altri 3 singoli che anticipano l’uscita di un album. Cosa puoi dirci su questo progetto?

On Our Own segna un po’ un punto di svolta per me e per il mio sound.
Come dicevo nell’ultimo periodo ho sperimentato davvero molto e voglio portare i miei fan in questo viaggio all’interno di suoni e immagini diverse da quelle che hanno conosciuto finora attraverso la mia musica.
La data di uscita è da definire ma di musica pronta ce n’è davvero molta.

Cosa ci riserbi per il futuro?

Sicuramente non vedo l’ora ripartano i tour e voglio portare agli occhi del pubblico uno show sempre più coinvolgente e originale. Conto di recuperare tutti i concerti persi quest’anno l’anno prossimo e portare la mia musica a sempre più persone.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Tenete sempre la mente aperta e pronta ad accettare i cambiamenti e il diverso, perché solo così la vita può prendere nuovi colori.

Damien McFly for Siloud

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