InTheMusic: Mike Lennon, interview

Duc Loc Michael Vuong è figlio di genitori entrambi originari del Vietnam, ma cresciuto a Parma e milanese d’adozione. Dopo essersi laureato e aver fatto ogni tipo di lavoro, oggi può dire finalmente che far musica è il suo lavoro. È contemporaneamente un artista e un produttore musicale: fino ad oggi ha collaborato con importanti nomi della scena italiana e, parallelamente, il suo percorso da solista con il progetto Mike Lennon gli sta dando molte soddisfazioni. In questi anni ha lavorato un progetto completamente inedito per la scena rap italiana: si parla di un “asian rap”, di cui è il primo ed unico esponente, attraverso il quale ha cominciato a scherzare sugli stereotipi che gli occidentali hanno sulla cultura orientale.
Da poco ha rilasciato “Libero”, un brano che segna la fine di un viaggio e l’inizio di un nuovo capitolo della sua carriera nella musica.

Nome: Duc Loc Michael
Cognome: Vuong
In arte: Mike Lennon
Età: 24
Città: Parma (Origine), Milano (Residenza)
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Konichiwa, Shumai, Aligato’, Gengis Khan, Viale Padova e ora Libero
Album pubblicati: Lennonhaze (Mixtape, 2017), Asian (EP, 2019)
Periodo di attività: dal 2012
Genere musicale: Pop, Rap
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music

Chi c’è dietro Mike Lennon?

C’è una storia lunga e complessa. Sono figlio di genitori entrambi originari del Vietnam, hanno divorziato che avevo 3 anni e poi sono cresciuto con mia madre e Giorgio, suo marito che per me è stato come un padre. Dopo essermi laureato e aver fatto ogni tipo di lavoro, oggi posso dire finalmente che far musica è il mio lavoro, nonostante il periodo un po’ difficile per tutti. Mi occupo di questo insieme al mio team a 360 gradi, ho sempre scritto gli script per i video, fatto le grafiche e registrato le voci e spesso fatto anche i beat dei miei progetti.

Perché questo nome d’arte?

I Beatles, fin da bambino, sono stati un po’ una mia ossessione; mi piacevano molto e i miei mi regalavano sempre i loro cd, cofanetti e libri. Quando è arrivato il momento di trovarmi un nome d’arte, ho scelto “Mike” – perché mi chiamavano tutti così – ma non volevo associarlo al vero cognome di mio padre, quindi mi è venuto “Mike Lennon” e l’ho tenuto!

Ti sei appassionato alla musica da giovanissimo e questo poi ti ha portato al voler intraprendere un vero e proprio percorso in questo mondo. Perché hai cominciato a fare musica e cosa ti ha fatto legare ad essa?

Sono sempre stato un ragazzo solitario e appassionato di disegno e musica. Mi sono sentito sempre diverso dagli altri, un po’ per i due mondi che vivevo da una parte con mia madre (in casa parliamo italiano, discutiamo del più e del meno) e dall’altra con mio padre (una famiglia numerosa e più tradizionalista e che non si è mai approcciata troppo alla cultura e al modo di vivere italiano). Da qui ho sviluppato la passione per la musica, per i testi e passavo tanto tempo da solo ascoltando di tutto. Fin quando a 15 anni mi sono fatto il mio primo studio in garage e da lì per otto anni non ho fatto altro che produrre beat, scrivere, provare, registrarmi e registrare altri, è stato un po’ come un allenamento. Poi ho conosciuto Renzo Stone, il mio producer, e suo fratello Alessio che è un fonico di Parma molto noto e da lì siamo diventati un team.

Sei cresciuto principalmente ascoltando la musica dei tuoi genitori. Tra le tue band preferite, i The Beatles hanno sicuramente il primo posto. Poi hai cominciato ad ascoltare rap e questo genere ti ha incuriosito sempre di più. Quali sono i tuoi riferimenti artistici e in che modo si mescolano nelle tue produzioni?

A livello di artisti i primi tre che mi vengono in mente e che più mi hanno ispirato come artisti prima che musicisti sono: Kanye West, Pharrell Williams, Tyler, The Creator. Di solito mi appassiono più ai produttori e a tutto ciò che c’è dietro: da Rick Rubin, Mike Dean, Noah Shebib a Nick Mira e via dicendo…

Sei contemporaneamente un artista e un produttore musicale: fino ad oggi hai collaborato con importanti nomi della scena italiana e, parallelamente, il tuo percorso da solista ti sta dando molte soddisfazioni. Come definiresti il tuo modo di fare musica e, più nello specifico, in cosa si caratterizza?

L’originalità, il sound e i testi. Penso che quello che stiamo facendo sia irreplicabile perché viene da un’esperienza nostra e un vissuto che accomuna me e i ragazzi con cui lavoro. Non ho mai voluto parlare troppo di strada e cose che, nonostante avessi visto e vissuto sulla mia pelle, ho trovato ripetitive e parte dello stereotipo del rap. Penso di avere una storia ricca e complessa e tanto da dire e per ogni disco che faccio voglio sempre che ci sia un fil rouge sia a livello sonoro che a livello di immagine. Faccio sempre il paragone con le età di Picasso, da quella blu a quella rosa, ecco per me è appena finito il periodo Asian, di cui vado mega fiero e ora ne sta per cominciare un altro.

“LennonHaze” è stato il tuo primo mixtape, interamente in lingua inglese. Dopo questo, hai cominciato a lavorare ad un progetto completamente inedito per la scena rap italiana: si parla di un “asian rap”, di cui sei il primo ed unico esponente, attraverso il quale hai cominciato a scherzare sugli stereotipi che gli occidentali hanno sulla cultura orientale. Perché hai deciso di dare una nuova rotta al tuo percorso musicale?

Parlando dell’inglese, ho capito che l’Italia non poteva capire e accogliere quello che stavo facendo per una barriera linguistica e culturale, quindi questa cosa dell’asiatico mi è servita ad arrivare alle persone in maniera più chiara e diretta: così è successo con Konichiwa, Shumai e Aligato’ e da lì poi è partito tutto.

Fino ad oggi i tuoi singoli hanno praticamente invaso l’Italia, hai avuto moltissimi riscontri positivi e questo significa che ciò che fai funziona per davvero. Da poco hai anche rilasciato “Libero”, un brano che segna la fine di un viaggio e l’inizio di un nuovo capitolo della tua carriera nella musica. Come nasce e in che modo ti apre ad un nuovo futuro?

Sto scrivendo questo disco da quasi due anni ormai (se non tre) e ho sempre avuto in testa questa cosa dello switch. Ho capito che eravamo giunti ad un punto in cui dovevamo cambiare e dare al pubblico quello che gli abbiamo tenuto nascosto per questo tempo.

Libero era tra i pezzi del disco e la parola stessa e l’energia del brano sembravano perfetti per questo momento, così abbiamo deciso di aprire le danze in questo modo. 

Fino a questo momento abbiamo parlato principalmente del lato musicale di Mike, ma dietro questo personaggio c’è una storia fatta di sacrifici, di studi, di idee e di molti lavori umili. Il tuo modo di ironizzare sulle tue origini e sulla tua vita ha sempre avuto un forte messaggio sociale. In realtà, hai pubblicato un documentario su YouTube intitolato “From Mono to Stereo” in cui hai raccontato molto della tua vita personale e del tuo percorso nella musica. Cosa hai cercato di trasmettere attraverso questo video?

Ho cercato di trasmettere tutto quello che la gente non poteva vedere e capire dal mio profilo Instagram e dai miei video su YouTube. Ho spiegato una parte della dietrologia del mio progetto e del fatto che non è tutto oro ciò che luccica. Tutti chi più chi meno abbiamo passato momenti bui e difficili, ma ci hanno reso più forti e pronti per affrontare la vita. Volevo spiegare ai miei fan che la realtà non è quella che si vede su Instagram ma è fatta di piccole cose e di piccoli momenti che ho descritto nel documentario.

From Mono To Stereo l’ho pre-montato in quarantena, poi Enrico Maspero mi ha aiutato a fare le riprese e l’ho finito di montare qualche settimana fa.

Quali sono i tuoi progetti futuri e qual è il tuo sogno nel cassetto?

Cerco sempre di pensare al presente e a quello che posso fare ora e adesso c’è sicuramente il disco. Dopodiché ho progetti vari, nella moda e nei video. Sicuramente un giorno mi piacerebbe recitare.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Preparatevi per il nuovo viaggio!

Mike Lennon for Siloud

Instagram: @mikelenn0n
Facebook: @mikelenn0n

Credits: Giuseppe Barone, Carosello Records

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