InTheMusic: Zedr, interview

Un artista vero e proprio, che prima di affacciarsi alla musica ha coltivato anche la passione per la fotografia e per l’arte. Zedr, un nome d’arte poco comune, con riferimento al cinema anni 70, è un artista poliedrico con un concept musicale fuori dagli schemi. La sua musica ha subito un’evoluzione costante nel tempo, fino ad arrivare alla firma per l’etichetta “Overdub Recordings”. Il 14 Febbraio 2020 ha lanciato il primo singolo, “Polvere” che ha raccolto un feedback positivo da più di 10 mila ascoltatori su Spotify. A maggio, invece, è il momento di “Quello che non luccica”, il secondo brano dell’album “Futuro nostalgico”. Un pezzo di denuncia nei confronti di uno stile di vita dedicato all’uso smodato dei social. I due singoli sono parte del progetto “Futuro nostalgico”. Un ossimoro che cela un filo conduttore ben definito. Oggi ce ne parlerà!

Nome: Luca
Cognome: Fivizzani
In arte: Zedr
Età: 40
Città: Firenze
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: “Polvere”, “Quello che non luccica”
Album pubblicati: “Superstiti”, come Luca Fivizzani
Periodo di attività: dal 2014 ad oggi
Genere musicale: Psycho-Cowboy
Piattaforme: Tutte

Zedr: un artista poliedrico con un concept musicale fuori dagli schemi. Chi c’è dietro questo personaggio?

Dietro Zedr c’è Luca Fivizzani, un cantautore, meglio ancora definibile come Psycho Cowboy, proprio per la tendenza della mia musica ad essere vicina a determinati movimenti musicali e ben lontana dal classico cantautorato indie.

Sono nato a Monza ma vivo a Firenze, città in passato protagonista di un grosso fermento musicale in Italia. Non mi occupo solo di musica, nella vita sono un fotografo, principalmente per l’industria musicale (non è un caso!)

Un artista vero e proprio, che prima di affacciarsi alla musica ha coltivato anche la passione per la fotografia e per l’arte. Quando e perché hai cominciato a suonare?

Sì la passione per l’arte, la pittura in primis mi è arrivata già in tenera età! Il mio approccio con la musica è arrivato verso i 13 anni, con l’acquisto della prima chitarra e la nascita delle prime (tremende) composizioni. Anche se la passione per la musica nasce molto prima, quando da bambino ascoltavo i dischi dei miei genitori, musica classica ma anche il rhythm and blues o i Police.

Un nome d’arte poco comune, con riferimento al cinema anni 70. Nel dettaglio, come nasce?

Esatto, sono un grande appassionato di cinema Horror, in particolar modo di quello italiano degli anni 70 e 80. Ed è proprio da un film del maestro Pupi Avati (un genio dell’horror insieme a Mario Bava!) “Zeder” che ho tratto ispirazione per il mio nome, nella sua forma contratta, “Zedr” perchè onomatopeicamente parlando lo si legge allo stesso modo.

Ritornando a quanto accennato nella prima domanda, hai uno stile unico. Una musica d’altri tempi mista ad una wave dei giorni nostri. Come definiresti questo concept? 

Beh, grazie anzitutto per questa definizione di unicità, non posso che considerarlo un pregio visti i tempi di musica copia e incolla in cui viviamo! Il mio sound è un mix fra Country-Western, Surf music e Psichedelia Pop, per questo lo definiamo PsychoCowboy! 

La tua musica ha subito un’evoluzione costante nel tempo, fino ad arrivare alla firma per l’etichetta “Overdub Recordings”. Com’è stato il percorso che ti ha portato fin qui?

Il percorso è stato lungo, anche troppo lungo! Cercherò di farla breve per non annoiarvi. Ho iniziato come tutti nelle band scolastiche, dopo, verso i 19 anni ho iniziato a scrivere come “solista” e periodicamente a collaborare con una serie di personaggi del mondo della musica, senza mai approdare a nulla di concreto, fondamentalmente ho perso un sacco di tempo. Fino al 2014 quando è uscito il mio primo disco “Superstiti” prodotto da Matteo Giannetti per l’etichetta Kaleido, il disco però, seppur di buona fattura e accolto positivamente dalla critica, subito poco dopo la sua uscita non riusciva minimamente a rappresentarmi più. Fin da quando ho iniziato a suonare il mio sogno è sempre stato quello di abbracciare generi come il country, il surf, il blues e il rock&roll degli anni 50.

Da questa esigenza è nata poi la collaborazione con il chitarrista Giulio Peretti con il quale abbiamo buttato giù il disco e da lì la produzione con il grande Samuele Cangi e l’incontro con Marcello Venditti di Overdub, una serie di incastri fortuiti direi!

Il 14 Febbraio 2020 hai lanciato il primo singolo, “Polvere” che ha raccolto un feedback positivo da più di 10 mila ascoltatori su Spotify. Come nasce questo pezzo?

“Polvere” nasce come una visione distopica e utopica del mondo, in cui crollano tutti i poteri forti (qui rappresentati tramite metafore) e l’unica speranza dell’uomo è quella di imparare che anche il dolore può diventare una virtù. E poco dopo è scoppiata la pandemia…un caso?

A maggio, invece, è il momento di “Quello che non luccica”, il secondo brano dell’album “Futuro nostalgico”. Un pezzo di denuncia nei confronti di uno stile di vita dedicato all’uso smodato dei social. Cosa c’è alla base del singolo?

“Quello che non luccica” è il ritratto della nostra epoca, non a caso il testo recita: “Che sarebbero gli umani senza i loro Smartphone?” E’ una riflessione che mi è nata in testa da tempo, da quando mi sono accorto che questo ritrovato tecnologico è diventato l’appendice del nostro corpo, non siamo più in grado di immaginarci senza. Ed anche la percezione del nostro corpo, è ormai tristemente dettata dagli standard trasmessi dall’uso smodato dei social. Se n’è parlato tanto, se ne parla ancora tanto, ma non basta. Anche nelle scuole, il fenomeno del cyberbullismo ad esempio è tristemente in ascesa. Eppure la società sembra aver inglobato in questa nuova normalità tutto questo, senza accorgersi della gravità del problema.

I due pezzi sono parte del progetto “Futuro nostalgico”. Un ossimoro che cela un filo conduttore ben definito. Dicci qualcosa in più sull’album!

Esattamente! “Futuro nostalgico” è il titolo del disco che uscirà all’inizio dell’autunno sempre per Overdub Recordings. E’ un ossimoro che racconta il filo conduttore del disco, cioè il cambiamento in atto nella nostra società, la finta democrazia dei social, l’ossessione per l’immagine, la sempre più crescente sociopatia e l’isolamento sociale o la gentrificazione delle nostre città. Tutti aspetti che ho il sospetto ci porteranno un giorno a rimpiangere un mondo che non esiste più e allora, cosa ci resterà? Se non un futuro pieno di nostalgia per il passato?

E infine, quali sono i tuoi sogni e i tuoi programmi futuri? 

Un sogno sopra a tutto, tornare a suonare dal vivo! E magari senza restrizioni… Per quanto riguarda i programmi, prima dell’uscita di “Futuro nostalgico” ci sarà il terzo singolo, però chiaramente non posso rivelare altro per il momento!

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Certo, tornate ad amare la musica per quello per cui nasce, ritrovate il piacere di tornare ad ascoltarla dal vivo, abbandonate la compulsività dello streaming, soffermatevi sulle canzoni, sono lì per questo. Tornate a comprare i dischi, sono importanti, tanto quanto i libri!

Ah e vi aspetto dal vivo con la mia band per farvi ascoltare “Futuro nostalgico”!

Zedr for Siloud

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