InTheMusic: Hugomorales, interview

Hugomorales ed Emiliano Angelelli sono la stessa cosa, compenetrata, nati il 23 febbraio del 1975. Emiliano Angelelli non ama comparire nei progetti musicali, quindi ogni volta subentrano nomi diversi: oggi è Hugomorales, ieri era Elio Petri, in futuro non si sa. Cinque anni fa usciva il suo primo disco, un progetto pieno di belle idee ma con un pop ancora ai margini. “Oceano”, il suo nuovo album, è partito da presupposti diversi: Emiliano aveva in mente il pop (più in senso americano o british) e le canzoni le ha scritte in pochi giorni con quest’obiettivo ben chiaro. È un disco perfettamente omogeneo, è una storia da raccontare ai propri figli, ma anche ai propri amici o ai propri genitori.

Nome: Emiliano
Cognome: Angelelli
In arte: Hugomorales
Età: 45
Città: Terni
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Il Comandante, Uomini nello spazio, Afrodite
Album pubblicati: Oceano, Hugomorales
Periodo di attività: dal 2013
Genere musicale: Pop, Alternativa
Piattaforme: YouTube, Spotify, Soundcloud, Apple Music, Deezer, Amazon Music, Bandcamp

Chi c’è dietro Hugomorales?

Dietro non c’è nessuno. Davanti neanche. Hugomorales ed Emiliano Angelelli sono la stessa cosa. Compenetrata. Siamo nati il 23 febbraio del 1975, Pesci ascendente Pesci. Siamo almeno in quattro. Viviamo tutti a Terni, ma in passato vivevamo a Roma. A Terni abbiamo un locale che si chiama Mishima, a Roma un locale che si chiamava Klamm. In entrambi i casi ci siamo e ci occupiamo di musica.

Il tuo nome d’arte sembra avere un’origine spagnola. In che modo ti rappresenta e qual è il suo significato?

Emiliano Angelelli non ama comparire nei progetti musicali. Quindi ogni volta subentrano nomi diversi. Oggi è Hugomorales. Ieri era Elio Petri. In futuro non posso dirlo.

Hugomorales è stato scelto perché è un bel nome con un bel suono. È stato rubato a Victor Hugo Morales, telecronista uruguaiano degli anni ’80, famoso per la mirabolante telecronaca del gol del 2-0 di Maradona contro l’Inghilterra nei Mondiali del 1986.

Prima suonavi sotto lo pseudonimo Elio Petri. Quando hai cominciato a fare musica e perché ad un certo punto hai deciso di cambiare nome? È cambiato qualcosa nella tua carriera musicale?

Ho cominciato a scrivere musica nel 1999 con un caro amico che si chiama Marco Biagetti (El Alieno, Trans VZ) e con il quale mi sono ritrovato a collaborare dopo 21 anni in questo disco (è colui che ha registrato i bassi e le batterie). Elio Petri è un progetto nato ai tempi di My Space, che ha preso forma nel 2010 con la pubblicazione del primo disco “Non è morto nessuno” (Matteite/Venus). Dopo l’uscita del secondo disco “Il bello e il cattivo tempo” (2013) e dopo un breve tour di presentazione, mi sono reso conto che non era più quello che volevo fare, così ho comprato dei nuovi strumenti (una tastiera Casio, un vecchio synth Jen e una drum machine) e ho iniziato a lavorare su nuove idee.

Dopo un paio di anni di lavoro in studio e in sala prove e di selezione dei brani sono uscito con “Hugomorales”. Mi sembrava ovvio cambiare nome, visto che qualcosa era cambiato nella scelta degli strumenti, ma soprattutto nelle modalità compositive. Hugomorales ha un tocco di leggerezza in più rispetto a Elio Petri e tratta tematiche diverse. Sì, qualcosa è cambiato nella mia carriera musicale. Per tre anni ho provato l’ebbrezza di girare l’Italia da solo con la mia strumentazione (loop station, chitarra, synth, tastiera e drum machine) senza il supporto di una band. È stato difficile, ma mi ha permesso di maturare come musicista e come autista.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali?

Wow. La domanda a cui non amo mai rispondere, ma a cui alla fine rispondo sempre. Farò un elenco che sarà in parte d’aiuto, in parte fuorviante per chi legge: Beatles, The Kinks, The Modern Lovers, Television, Devo, David Bowie, David Byrne, Lou Reed, Cristina D’Avena, Lucio Battisti, CCCP, Sonic Youth, Flaming Lips, Stereolab, Fugazi, Franco Battiato, Elliot Smith, Belle & Sebastian, Nick Drake, Nick Cave, Deerhunter, MGMT, Karate, Blur e tantissimi altri.

Abbiamo molta difficoltà nel classificare la tua musica. Avvertiamo rimandi al passato, ma c’è molta roba che si mixa nei tuoi brani. Come definiresti ciò che fai?

In generale quello di definire la mia musica è un problema che non mi pongo. Sono anni che lavoro a un suono e una scrittura che sia solo la mia. E continuo a lavorarci perché è l’unica cosa che mi interessa. Preferisco che siano gli altri a trovare delle definizioni. Quella che mi è piaciuta di più è: “Musica per bambini e animali sotto effetto di barbiturici”.

Siamo certi che il tuo sound non sia nato dall’oggi al domani, ma che sia frutto di un processo duraturo negli anni. Come sei riuscito a delineare lo stile che hai oggi?

Ascoltando i saggi consigli che mi davano da ragazzino: “Sii sempre te stesso”. Non ho mai capito cosa volessero dire, ma pare che abbia sortito i suoi frutti.

Cinque anni fa usciva il tuo primo disco. Come si è evoluta la tua musica da allora?

Hugomorales” è stato un esperimento, un disco di 10 pezzi selezionati almeno fra i 30 che avevo scritto in due anni di lavoro. È un disco pieno di belle idee e di alcune belle canzoni, ma il pop è ancora ai margini. C’è più la volontà di ricercare nei fondali marini e portare il tutto in superficie.

Sia chiaro, è un disco che amo, ma “Oceano” è partito da presupposti diversi. Avevo in mente il pop (più in senso americano o british) e le canzoni le ho scritte in pochi giorni con quest’obiettivo ben chiaro in mente. È un disco perfettamente omogeneo. È una storia da raccontare ai propri figli, ma anche ai propri amici o ai propri genitori. Vedo bene “Afrodite” in rotazione su Radio Deejay. E le vecchiette che la canticchiano al supermercato.

“Oceano” è il tuo secondo album, un progetto pop dai suoni anni ‘70 composto da nove brani ideati durante il periodo di quarantena. Cosa puoi dirci di questo disco?

È un bel disco. Un disco facile e allo stesso tempo difficile. Mi fa venire in mente “Marcovaldo” di Italo Calvino. “Oceano” è una storia e come tale va ascoltato in ordine dall’inizio alla fine.

In “La pesca degli umani”, il primo brano, i pesci conquistano la Terra e ricacciano gli umani in mare. Le meduse sono tra i principali fautori della conquista.
In “Pesci in quarantena”, il secondo brano, i pesci contraggono un virus diffuso dagli umani e sono costretti a una lunga quarantena.
Feroce”, il terzo brano, è una canzone esistenzialista  dal punto di vista di un pesce costretto al lockdown.
Tracheotomia” è la storia di un pesce in terapia intensiva sottoposto a tracheotomia. Anche in questo caso si tratta di un brano esistenzialista marino.
Missione Delfino” è una canzone strumentale che racconta la fase di lancio della “Missione Delfino” appunto, che porterà i pesci alla conquista di nuovi mondi. Qui ho fatto cantare dei delfini, ma potete essere certi che nessuno di loro è stato maltrattato.
In piedi sulle pinne”, il sesto brano, racconta del viaggio interstellare verso la Nebulosa di Orione della Missione Delfino, guidata da un Maggiore sulle pinne, ispirato a Major Tom di Bowie.
Calypso senza pietà” è la canzone preferita dalla mia fidanzata Michelle e parla di un ballo avvenuto dopo l’atterraggio su “Oceano”, il nuovo pianeta scoperto dai pesci.
Per concludere, “Afrodite”, il primo singolo e ultimo brano del disco, che racconta della dea dell’amore e della bellezza che canta una ninna nanna al primo pesce nato sul pianeta “Oceano”. Primo discendente di questa genia di emigranti interstellari.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Andare su Marte con Elon Musk, farmi un tatuaggio con la balena della copertina di “Oceano”, avere un figlio, diventare abbastanza (senza esagerare) ricco e famoso e far uscire un nuovo disco nel 2021. Si chiamerà “Hugomorales” come il primo e sarà incentrato su giraffe spaziali e mucche arcobaleno.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Leggete Stanislaw Lem e ascoltate “Oceano” di Hugomorales. Prima però sarebbe bene che guardaste qualche documentario spaziale su Focus.

Hugomorales for Siloud

Instagram: @hugomorales_music
Facebook: @hugomoralessimo

Credits: Giulia Massarelli

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