InTheMusic: Conse, interview

I Conse sono due ragazzi di Todi, in provincia di Perugia. Il progetto Conse in realtà arriva dopo un’esperienza in una precedente band blues rock. Dalle loro produzioni si percepiscono varie e diverse contaminazioni musicali. Fino ad oggi hanno mostrato di avere uno stile ben preciso, con un approccio alla musica che li porta nella direzione indie-pop.
Paracadute” è il loro nuovo singolo, che conferma il percorso indie-pop dei Conse e che sottolinea le loro capacità.

Componenti: Giacomo Clementi Chiavari, Jacopo Dominici
Età: 20, 22
Città: Todi (PG)
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Nanana, Paracadute
Album pubblicati: L'anno scorso
Periodo di attività: dal 2019
Genere musicale: Indie-pop
Piattaforme: Spotify, Apple Music, Amazon Music, Tim Music, YouTube

Ciao ragazzi, è un piacere potervi conoscere. Per iniziare, chi sono i Conse?

Piacere nostro, veniamo da Todi nella provincia di Perugia. Siamo due ragazzi di 20 e 22 anni, il più grande (Jacopo) frequenta l’università di Biologia a Perugia, mentre l’altro (Giacomo) studiava prima di rendersi conto che l’università non facesse per lui.

Perché questo nome?

“Conse” rappresenta il forte legame con le nostre origini, infatti deriva dal monumento della Consolazione per cui è conosciuta la nostra città. Inoltre, è il luogo in cui durante una serata tra amici, poco più di un anno fa, ci convincemmo a pubblicare i nostri primi brani che all’epoca registravamo ancora in una cameretta.

Il progetto Conse in realtà arriva dopo un’esperienza in una precedente band blues rock. Prima ancora, però, come vi siete avvicinati alla musica e cosa vi ha poi portato a ciò che siete oggi?

Il nostro primo approccio alla musica nasce sicuramente in contemporanea alla formazione della nostra prima band blues rock che fondammo con altri tre amici, quando avevamo circa 13-14 anni, per continuare poi fino ai 18. In origine suonavamo e studiavamo batteria e tastiera. Il fatto di aver preso parte a un progetto tanto diverso dall’attuale è stato sicuramente d’aiuto per un’apertura mentale verso più generi e sound da sperimentare, poi siamo finiti qui dove siamo e il perché è un mistero, ma ci piace.

Dalle vostre produzioni si percepiscono varie e diverse contaminazioni musicali. Quali sono gli artisti che vi ispirano di più e in che modo si mescolano nella vostra musica?

Come detto in precedenza, deriviamo da ascolti variegati e (se vogliamo) anche distanti dal nostro attuale mondo artistico. Più che ascoltare musica italiana infatti, ci sono sempre piaciuti artisti stranieri che vanno da Led Zeppelin, Clash, passando per Red Hot Chili Peppers, Nirvana e U2 fino ai moderni Still Woozy e Mac Miller.

In realtà abbiamo sempre pensato che i nostri ascolti, più che essere d’ispirazione siano utili a permettere alla nostra creatività di spaziare il più possibile e tra un ascolto e l’altro siamo finiti qui, come detto in precedenza è un mistero, ma ci piace.

Fino ad oggi avete mostrato di avere uno stile ben preciso, con un approccio alla musica che vi porta nella direzione indie-pop. Quali sono i vostri tratti somatici principali e quale messaggio volete trasmettere tramite la vostra musica?

Definiremmo la nostra musica “leggera”, non in senso puramente tecnico, quanto metaforico e d’intenzione: secondo noi infatti la nostra musica dovrebbe avere il compito di accompagnare le emozioni che tutti hanno provato almeno una volta nella vita, che vanno dall’amore, all’amicizia, la felicità, la malinconia e le delusioni che ne derivano, trattandole però con leggerezza e spensieratezza perché è l’unico modo per non restare fermi a piangersi addosso.

Vi abbiamo conosciuto con il brano “Nanana” e ammettiamo di averlo ascoltato fino allo sfinimento. In realtà, avete anche realizzato un album nel 2019 intitolato “L’anno scorso”. Come nascono questi due progetti?

L’anno scorso nacque esattamente l’anno scorso, quando ancora producevamo e pubblicavamo tutto dalla nostra cameretta. Possiamo dire che fu il lavoro che ci permise di crearci un pubblico al livello locale, avendo pochi mezzi a disposizione per realizzare qualcosa di professionale.

Nanana è il nostro vero inizio nel mondo della musica professionale, essendo stato prodotto con Aleksander Wann e Labella Dischi, che non è solo la nostra etichetta da qualche tempo, ma anche l’occasione che ci ha permesso di migliorare sotto ogni aspetto.

“Paracadute” è il vostro nuovo singolo, che conferma il vostro percorso indie-pop e che sottolinea le vostre capacità. Perché questo titolo e in che modo si relaziona con le tematiche affrontate nel brano?

Paracadute tratta con leggerezza, appunto, una delusione sentimentale che ci lascia inizialmente in caduta libera nel vuoto: mentre le strofe evidenziano uno stato di lieve malinconia dovuta ai ricordi, il ritornello rappresenta quel momento in cui per un attimo riusciamo a staccare il cervello divertendoci e semplicemente ballando ad una festa, ignorando il fatto che questa non possa essere veramente una cura definitiva alle delusioni, ma solamente un attimo di momentaneo svago.

Il vero “paracadute” che può salvarci dalla caduta libera è la persona che ci ha lasciati, che risuona in sottofondo in ogni ritornello (paracadute – te), come quando nell’attimo di “momentaneo svago” riaffiora alla mente il pensiero di lei.

“Nanana” e “Paracadute” sono solo l’anteprima di un vostro prossimo album?

Crediamo proprio di sì.

Quali sono gli obiettivi che vi siete prefissati di raggiungere?

In realtà il nostro obiettivo, fin dall’inizio, è quello di voler raggiungere più persone possibili con quello che facciamo. Non ci siamo mai posti un limite.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Paracadute è solo l’inizio, continuate a seguirci.

Conse for Siloud

Instagram: @conse_musica
Facebook: @conseofficialmusic

Credits: Labella Dischi

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