InTheMusic: idontexist, interview

Angelo Ferrante, in arte idontexist, ha 24 anni e proviene da Avellino, una piccola città campana. Studente di grafica pubblicitaria ed editoriale a Napoli, nel tempo che gli resta fa musica. La musica è la sua voce: cerca di raccontare, di aprirsi e di comunicare, mantenendo però sempre un carattere introverso e personale. Crede che un artista debba essere libero di creare la propria arte come meglio crede e come più ritiene opportuno per sé stesso, motivo per cui definisce la sua musica “spontanea”.
Il suo nuovo EP si intitola “Crush Test” ed è stato anticipato dai singoli Berghain e Crashhh: questo progetto è il perfetto manifesto del rap estremo dalle forti pulsazioni elettroniche che caratterizza idontexist.

Nome: Angelo
Cognome: Ferrante
In arte: idontexist
Età: 24
Città: Avellino
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Berghain, Crashhh, Nei Miei Mai
Album pubblicati: Sempiternal, Crush Test
Periodo di attività: dal 2018
Genere musicale: Rap, Pop, Elettronica
Piattaforme: Spotify, YouTube, Apple Music

Chi c’è dietro idontexist?

Mi chiamo Angelo, ho 24 anni e vengo da una piccola città del Sud Italia: Avellino, in Campania, Avellino. Sono studente di grafica pubblicitaria ed editoriale a Napoli e nel tempo che mi resta faccio musica.

Perché questo nome d’arte?

Il nome nasce dall’esigenza di comunicare agli ascoltatori che ogni singolo brano, una volta pubblicato, è di dominio pubblico e può appartenere a chiunque ne senta la necessità. Io non esisto, quindi, esiste la musica e la musica è di tutti.

Hai una certa praticità della musica, sembra che tu ci sia dentro da sempre. Come ti sei avvicinato a questo mondo e quando ne sei diventato parte attiva?

Ero molto piccolo e con un amico ci divertivamo a guardare i grandi farlo, emulandoli, poi è diventato qualcosa di più grande. L’esigenza di comunicare, dire qualcosa in maniera differente dagli altri, dire qualcosa di nuovo, liberare il proprio animo, scrivendo.

Credo di essermi avvicinato prima alla penna che al suono, per me è sempre stato fondamentale appuntare i miei pensieri nero su bianco. Da lì, crescendo, ho preso sempre più consapevolezza del percorso che stavo affrontando e con i miei due migliori amici, producer (GIMA e Adler) abbiamo deciso di intraprendere questo percorso sotto un’ottica diversa, ‘professionale’.

I tuoi brani spaziano molto a livello di sonorità. Quali sono i generi musicali che mescoli nelle tue produzioni e quali sono gli artisti a cui ti ispiri?

Parto da piccolo e ascolto tutto lo sporco dell’hip hop, tutti i dischi cardine di una cultura estremamente ampia. Nasce l’ibrido quando mi innamoro della musica elettronica, la mia migliore amica in adolescenza. L’idea è sempre quella di far fluire le parole su tappeti sonori non tradizionali, suoni e melodie che probabilmente un ‘rapper’ non sentirebbe sue. Diventi grande e capisci che i generi sono solo una formalità e per di più ti stanno anche stretti. Faccio quattro nomi: Frank Ocean, Kanye West, Tyler, The Creator, Kevin Abstract. Tutti volti diversi di una stessa medaglia.

La musica è la tua voce. Cerchi di raccontare, di aprirti e di comunicare, mantenendo però sempre un carattere introverso e personale. Come definiresti il tuo modo di fare musica?

Faccio musica in modo spontaneo, questo è il termine adatto. Cerco di tenermi lontano da stereotipi in primis e da forzature poi. Credo che un artista debba essere libero di creare la propria arte come meglio crede e come più ritiene opportuno per sé stesso, il resto sono rifiniture e limature del progetto grezzo. Una buona idea dura poco e va tirata giù in fretta.

Il mio essere introverso lo realizzo dopo aver scritto, quando spesso vado in para e mi dico “oh, ma questo lo dico davvero in un brano? Lascio così o modifico?“. È più facile di questi tempi non avere dubbi su sé stessi. Per me è più difficile, ma è bello poi mettersi in gioco e stare di poter camminare a schiena dritta.

Hai un sound molto ricercato, pieno di sfaccettature diverse. Con la tua musica distruggi ogni confine, vai oltre e metti le radici in mondi tutti nuovi. Come sei riuscito a definire il sound che ti caratterizza?

Come dico nella risposta di prima, è tutto molto spontaneo. Fare musica con i miei migliori amici aiuta molto il processo, come quando parliamo di tipe o di storie o di confronti di vita e di puzza, così nella musica basta guardarci negli occhi per trovare l’intreccio perfetto. Credo sia una magia rara che non tutti possono avere la fortuna di vivere e comprendere. È stato il sound che ci caratterizza a scegliere noi e non viceversa.

“Blu e nero” è il singolo con cui hai esordito: da allora, come si è evoluta la tua musica?

È il singolo con cui esordisco su una piattaforma streaming e questo è da precisare, ma sì, effettivamente lì nasce il vero progetto idontexist.

Credo Nei Miei Mai sia stata la chiave di volta, un brano che detesto (si ride) ma che mi ha dato la spinta giusta per scrivere tanto tanto altro. Penso a Berghain o a Crashhh o ancora a Santandre, tutte presenti nel nuovo progetto: ognuna di loro appartiene a un aspetto di me differente, è importante confrontarsi con sé stessi e a 24 anni sono convinto che la scrittura e il suono possano evolversi ancora più su, ancora in meglio. Lo avverto.

Il tuo nuovo EP si intitola “Crush Test” ed è stato anticipato dai singoli Berghain e Crashhh. Questo progetto è il perfetto manifesto del rap estremo dalle forti pulsazioni elettroniche che caratterizza idontexist. Come nasce?

Crush Test è un gioco di parole. C’è sempre una donna nelle storie che vale la pena raccontare e c’è sempre un incidente fortissimo che non lascia nessuno illeso. Quando abbiamo iniziato a lavorare al progetto non avevo chiaro quale fosse la direzione e per come tutte le cose belle, è accaduto per caso. Seduti, con i coni delle monitor a volume alto, producendo arte.

I singoli del progetto sono Berghain e Crashhh, scelti perché in completa antitesi, uno ti fa venire voglia di ballare e l’altro di piangere. Sarà che io stesso sono figlio di un dualismo d’animo e mi piace che vengano fuori diversi aspetti di me, del mio suono, piuttosto che uno soltanto. Nessuno resta uguale a sé stesso per troppo tempo.

Quali sono i tuoi progetti futuri e qua è il tuo sogno nel cassetto?

Tengo la bocca cucita e le dita incrociate.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Vale la pena, sempre, per i propri sogni.

idontexist for Siloud

Instagram: @idontexist.jpeg
Facebook: @idontexist.since

Credits: Marco Negro, Astarte Agency

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...