InTheMusic: IRuna, interview

Irene, in arte IRuna, un nome d’arte riconducibile al suo nome reale ma con un pizzico di novità. Ha un sound profondo, vicino alla musica sudamericana ma anche attenta alle nuove tendenze italiane. Nel 2017, dopo un intenso periodo all’estero, inizia a dare voce e suono ai suoi pensieri: in autunno lancia il suo debut EP “Bacche di Goji”, un lavoro che raccoglie tutte le sue influenze cantautorali, soul e latinoamericane. “Fuori tempo” è il suo ultimo singolo, disponibile dal 17 luglio su tutte le piattaforme di streaming.

Nome: Irene
Cognome: Montesi
In arte: IRuna
Età: 31
Città: Roma
Nazionalità: Italiana, Costaricana, Uruguaiana
Brani pubblicati: Bacche di Goji, Fuori Tempo
Album pubblicati: Bacche di Goji
Periodo di attività: 2017- oggi
Genere musicale: Indie pop, Alternative popPiattaforme: Spotify, YouTube, Apple Music, Deezer, Tidal, iTunes Store, Amazon music


Presentati ai nostri lettori IRuna!

Sono IRuna, ho 31 anni, vivo a Roma. Sono una musicista e lavoro anche nel mondo delle Onlus/ non-profit. Mi piace la frittata di patate e camminare in mezzo agli alberi.

Il tuo sound, di cui parleremo a breve, ha delle forti influenze di musica nera e cultura sudamericana. Quando hai cominciato a fare musica?

Ho iniziato a cantare da molto piccola, rubavo i dischi dei miei in quinta elementare e passavo interi pomeriggi a leggere i booklet e ad imitare voci e parti strumentali. Ho studiato per diversi anni canto ed in particolare canto jazz, mentre gli strumenti che uso per comporre ed accompagnarmi (tastiere/chitarra/ukulele) li ho importati da autodidatta.        

Un nome d’arte riconducibile al tuo nome reale ma con un pizzico di novità. Com’è nato?

IRuna è un soprannome con cui venivo chiamata da adolescente e lo preferivo ad Irene, il mio nome. Poi, parlandone, un mio amico mi ha detto che “runa” in lingua quequa, una lingua preincaica del Sudamerica, vuol dire “uomo/umano”. Mi è piaciuto molto. Ho deciso quindi di dare importanza a questa parte del nome aggiungendo la R maiuscola.           
Come dicevamo, hai un sound profondo, vicino alla musica sudamericana ma anche attenta alle nuove tendenze italiane. In che stile ti classificheresti?

Come dicevamo, hai un sound profondo, vicino alla musica sudamericana ma
anche attenta alle nuove tendenze italiane. In che stile ti classificheresti?

Questa è una domanda molto difficile! Ho cercato di fare della mescolanza la caratteristica principale della mia musica. A volte lo chiamo per scherzare “Norm-core caraibico” o “sofisti-pop”, nel senso che cerco di scrivere quello che voglio dire e lo metto in musica in maniera naturale, senza pensare troppo ai generi, ma tutte le mie influenze, i miei artisti preferiti, le tematiche che prediligo si sentono molto. Alcuni ci sentono Dalla, altri le melodie della musica latina contemporanea. 

Nel 2017, dopo un intenso periodo all’estero, inizi a dare voce e suono ai tuoi pensieri: in autunno lanci il tuo debut EP “Bacche di Goji”, un lavoro che raccoglie tutte le tue influenze cantautorali, soul e latinoamericane. Com’è stato realizzare questo progetto?

Sono tornata dall’Olanda con un bagaglio emozionale molto intenso e la musica mi ha aiutata a tirarlo fuori. Ho iniziato a scrivere per necessità. Forse proprio questa necessità di espressione mi ha poi portata a spingere il progetto un gradino più in alto e a produrre l’EP “Bacche di Goji”. L’EP è stato prodotto con Pietro Paroletti e Fabio Grande dell’allora Sala Tre Studio, vicino Roma. È stata la prima vera esperienza in studio ed è stato un processo molto importante per me, sovrascrivere e dare vita a delle canzoni nate per gioco.

Nel 2018 esce in anteprima su La Repubblica il videoclip del singolo omonimo. Quanto è stato impegnativo realizzare il video e come è nata l’idea?

Anche in questo caso volevo che le mie origini fossero presenti. Il videoclip è stato girato in Costa Rica, paese di origine di mia madre, dove ho gran parte della mia famiglia. “Bacche di Goji” è una canzone che parla di solitudine, ma lo fa in maniera canzonatoria e molto ironica. È stato bello creare un contrasto fra il significato del testo e tutti quei colori e quelle ambientazioni naturali pazzesche. L’abbiamo girato con mio fratello, Maurizio Montesi, regista e montatore, e Jose Pablo García, amico e regista emergente del Costa Rica, autore di “Dele Viaje”, una seria tv nazionale molto innovativa che ha avuto diverso seguito. 

“Fuori tempo” è il tuo ultimo singolo, disponibile dal 17 luglio su tutte le piattaforme di streaming. Quando e perché è nato questo pezzo?

Ho abbozzato questo pezzo durante l’estate scorsa, vedendo il boom di canzoni “latine” che proliferavano nel panorama pop italiano. Molto spesso queste canzoni cantano luoghi comuni o idealizzazioni esagerate del sogno caraibico ed è una cosa che mi ha sempre fatto sorridere, soprattutto se associato a balletti di gruppo eseguiti in maniera scoordinata e rigida. Da qui l’idea del “fuori tempo” e la vera tematica principale del pezzo: il seguire il proprio ritmo sfuggendo alle pressioni e alle gare della società. È un’incitazione alla leggerezza e alla lentezza come presa di posizione liberatoria. Dopo la quarantena, con tutti gli sbalzi di ritmo quotidiano che abbiamo subito, l’argomento sembrava più attuale che mai: abbiamo chiuso la canzone a giugno ed era perfetta per il momento. Sono stata fortunata ad aver lavorato con Matteo Domenichelli, che ne ha curato la produzione in tutti i suoi dettagli, perché ha capito l’importanza del testo ed è riuscito nella sfida di fare un beat con riferimenti afro-cubani e di reggaeton spensierati ma allo stesso tempo eleganti, e di dare grande dinamicità, seguendo i miei spunti melodici. 

Il brano è accompagnato, anche questa volta, da un videoclip. Raccontaci di più su questa tua passeggiata romana a ritmo di “Fuori Tempo”!

Partendo dai balli latini, sempre con mio fratello Maurizio Montesi, regista del videoclip, abbiamo pensato di fondere i due mondi e basare il video su una semplice passeggiata, dove i ballerini latinoamericani (i “Ramos Forever”, con cui abbiamo avuto subito una grande intesa) rappresentano la spensieratezza che interviene sulla realtà assieme al ritornello. Roma deserta ci ha dato una mano. È un video molto “di strada”, naturale, vissuto così. Anche la fotografia, curata da Matteo Keffer, che è un documentarista, esalta questo aspetto. Èstato un lavoro di squadra, un’idea semplice ma efficace.        

Cosa ci aspetta dal futuro?

Nuove canzoni, tante idee e buona musica.      

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Concedetevi ogni tanto il lusso di ballare fuori tempo.

IRuna for Siloud

Instagram: @iruna_canta  
Facebook: @IRunacanta

Credits: Matteo Domenichelli, L’Eretico Booking, Unomundo Press&Promo Agency

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