InTheMusic: PaloAlto, interview

Alessandro Spada ha da sempre fatto musica. A 14 anni entra in una band rock e negli anni successivi passa alla console suonando come resident DJ. Nel 2019, dopo un’esperienza lavorativa, vi è il ritorno di fiamma e Alessandro diventa PaloAlto. PaloAlto è proprio il modo in cui Alessandro esprime sé stesso e le sue emozioni senza alcuno schema. Il 12 giugno è uscito “Luglio ‘94”, il primo singolo del progetto “Ceci n’est pas de la musique”. Dal 16 luglio, invece, è disponibile Malaparte, un brano dall’atmosfera onirica, con Capri sullo sfondo. Cinema, architettura, pittura e scultura: questi i capisaldi del suo progetto. PaloAlto è sicuramente ai suoi esordi ma è chiaro il percorso che sta tracciando.

Nome: Alessandro
Cognome: Spada
In arte: PaloAlto
Età: 25
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Malaparte, Luglio ‘94, Scazzare (21:46), 22:58
Periodo di attività: dal 2019
Genere musicale: Indie pop
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Ciao Alessandro, prima di ogni cosa, dicci di più su di te!

Ho 25 anni e vengo da Roma ma mi risulta veramente difficile descrivermi in schemi prestabiliti. Dopo una breve carriera come DJ ho deciso di passare all’Economia e mi sono laureato prima a Roma e ora sto finendo la magistrale a Milano. Dopo un’esperianza nel settore finanziario ho deciso di ritornare nel campo musicale: era troppo tempo che mi stava chiamando. 

Ora sto cercando di far convivere queste due realtà, sperando sempre che non ne arrivi una terza ad incasinare ancor di più le cose.

A 14 anni entri in una band rock e negli anni successivi passi alla console suonando come resident DJ. Com’è nata la tua passione per la musica e quando hai avvertito che stava per diventare di nuovo un hobby?

La mia passione per la musica è nata molto presto: non riesco a ricordare nessun momento della vita senza accostarci una colonna sonora. 

Non definirei la musica un hobby: cerco infatti di non avere hobby nella vita. Etichettare un’attività sotto questa accezione, è la miglore scusa che si ha per accontentarsi di scarsi risultati. Quando ho capito che la musica stava tornado a far parte della mia vita, circa 8 mesi fa, ho deciso di darle un ruolo centrale in modo da fissare obiettivi e mettermi alla prova per raggiungerli. Tanta voglia di fare e tanta voglia di reinventarmi in tutte quelle cose che non avrei mai pensato di fare solo qualche mese fa.

Nel 2019, dopo un’esperienza lavorativa, vi è il ritorno di fiamma e Alessandro diventa PaloAlto. Dove nasce questo nome d’arte?

La città Palo Alto, località californiana, è il centro economico e finanziario della Silicon Valley, fervente polo d’innovazione a livello globale. Quindi non solo PaloAlto ha in se un richiamo all’economia, ma ha in se anche la speranza che, tutti gli sforzi e la ricerca di innovazione che stiamo portando, possano dare risultati.
PaloAlto mi è quindi sembrato da subito il nome perfetto per conciliare le mie due vite. Da un lato rappresenta infatti quella dose di rischio necessaria per la ricerca di un luogo dove poter essere se stessi, dall’altro rappresenta il mio background.

PaloAlto è il modo in cui esprimi te stesso e le tue emozioni senza alcuno schema ma c’è uno stile preciso in cui ti identifichi?

Stiamo cercando di creare uno stile nostro, che riesca a riassumere in due minuti di pezzo tutto il nostro vissuto. Questo sia da un punto di vista musicale/sturmentale, sia a livello di testi. Cerchiamo di prendere gli spunti più disparati per innovarci giorno dopo giorno e creare una nostra corrente. Ultimamente le nostre produzioni sono infulenzate dalle sonorità del french pop, della musica UK e ovviemente dagli ultimi 70 anni della musica italiana. Per quanto riguarda i testi invece cerco sempre di catturare con gli occhi tutto ciò che mi concedono il mondo esterno ed il mio mondo interno.

É difficile per me identificarmi in un solo genere o sotto una sola accezione proprio perchè voglio essere influenzato da tutto ciò che mi circonda. 

Il 12 giugno è uscito “Luglio ‘94”, il primo singolo del progetto “Ceci n’est pas de la musique”. Cosa nasconde questo pezzo?

Questo pezzo nasconde una forte nostalgia nei confronti del passato. La descrizione nella prima strofa di una storia d’amore estiva si contrappone alla seconda dove c’è la fine della stessa dovuta al ritorno alla normalità. Il tutto è unito dal ritornello dove, la frase ubriachiamoci di sale, può essere letta sia in accezione positiva (bacio salato), sia in accezione negativa (pianto ininterrotto). 

Il brano è stato prodotto da Riccardo (mark ceiling) ed è stato completamente sviluppato in quarantena con infinite sessioni via Skype che si prolungavano per tutta la notte. Inizialmente avevamo un’idea completamente diversa per Luglio ma pronta la prima demo, ci siamo guardati e con uno sguardo ci siamo detti tutto: Il brano non funzionava. Così Riccardo mi disse: “forse ho un’idea”; si mise al piano e improvvisò quello che poi sarebbe diventato l’intro del pezzo. E’ fondamentale l’estrema complicità con il team di lavoro soprattutto in un ambito così creativo come quello musicale.

Dal 16 luglio, invece, è disponibile “Malaparte”, un brano dall’atmosfera onirica, con Capri sullo sfondo. Quando e perché è nato il singolo?

Avevamo appena concluso Luglio ed in una sessione molto rilassata Riccardo mi ha fatto sentire un paio di lavori che aveva sul Mac. Tra questi c’era una strumentale che mi colpì molto, la sentii proprio dentro! Mi girai e gli dissi: “questà è mia!”. Passai una settimana ad ascoltarla ininterrottamente per capire che testo potessi scriverci sopra e decisi di entrarci “in punta di piedi” per dare un valore aggiunto al pezzo senza stravolgerlo. Poi tutto avvenne in una notte: l’idea di Capri, il testo e l’atmosfera, si era finalmente smosso qualcosa. Devo ammettere però che l’idea di “Malaparte” è venuta alla mia grafica Alice nel momento in cui le presentai tutto il progetto di quella che si sarebbe dovuta chiamare Capri ‘59.

“Ceci n’est pas de la musique” si proprone di essere la colonna sonora dell’estate Post-Covid. Com’è nata l’idea dell’album?

L’idea è che la vita come i migliori film deve avere una colonna sonora all’altezza. Quello che cerco di seguire è la filosofia: “il pezzo giusto al momento giusto”. Il progetto “Ceci n’est pas de la musique” mi ha permesso di seguire questa idea portandomi spesso a cambiare le uscite durante il progetto per seguire quello che era il mood del momento. Inizialmente al posto di Malaparte, come seconda uscita del progetto, sarebbe dovuto uscire un “tormentone” ma abbiamo deciso di optare per Malaparte perchè ci sembrava rispecchiare appieno l’atmosfera che si viveva al di là della finestra.

Cinema, architettura, pittura e scultura: questi i capisaldi del tuo progetto. Quanto ciò che ti circonda influenza le tue produzioni?

Ho scelto la musica anche perchè è uno dei pochi lavori dove per essere produttivi bisogna “vivere”. Quando studiavo o lavoravo non avevo tempo per la scoperta. Questo periodo mi sta dando la possibilità di stare più tempo fuori casa ed inevitabilmente essere maggiormente influenzato sia dalle persone che da tutto l’ambiente esterno. Sia le persone che l’ambiente infatti sono entrambe fondamentali poichè, mentre le prime ti riescono a dare un’idea di ciò che è il presente e a volte di quello che ci aspetterà in un futuro, le cose che ci circondano, riescono a darci una finestra sul passato; passato che in questo momento è alla base di “Ceci n’est pas de la musique”.

PaloAlto è sicuramente ai suoi esordi ma è chiaro il percorso che sta tracciando. D’altra parte, quali sono i tuoi progetti per il futuro?

In questo momento stiamo continuando a sperimentare per trovare un nostro percorso ed un nostro sound che riescano a differenziarsi dal resto del panorama italiano: penso che Malaparte sia stato un passo nella direzione giusta. Abbiamo diverse produzioni in cantiere e nei prossimi mesi ci impegneremo, uscita dopo uscita, nel raggiungere tutti quei piccoli e grandi obiettivi che possano far crescere il progetto PaloAlto sia da un punto di vista artistico che commerciale.

Mi piacerebbe poi, più in la, riuscire ad unire le mie due “vite” iniziando un progetto tra musica e mondo finanziario in modo da realizzarmi completamente da un punto di vista personale.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Credete sempre in voi stessi e rischiate, rischiate, rischiate. La vita è una, cercate di viverne il più possibile.

PaloAlto for Siloud

Instagram: @paloalto_off
Facebook: 
@paloalto_official

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