InTheMusic: Vikthor, interview

Vincenzo Del Prete, in arte Vikthor, ha 26 anni e vive a Caserta. Nella vita fa il DJ e il producer, è più che innamorato del suo lavoro e vive proprio di questo. Il suo percorso artistico comincia da ragazzino, ma alla base aveva già una forte passione per la musica. La sua musica sta avendo riscontri molto positivi e diversi artisti importanti lo stanno appoggiando, prima di tutti il noto Carl Cox.

Da poco è online il suo nuovo progetto, “Low Profile”, un concept album progettato per portare l’ascoltatore in un viaggio tra le varie sfumature del genere, dove ogni traccia ha un suo significato.

Nome: Vincenzo
Cognome: Del Prete
In arte: Vikthor
Età: 26
Città: Caserta
Nazionalità: Italia
Brani pubblicati: Electronic Trip, In The Night, Cutting Crew, Design, Revenge, Take It Easy, Hit The Run, Rebel, Twilo (Remix), Somewhere Rain
Album pubblicati: Low Profile (LP), Hit The Run, Rebel, Somewhere Rain, Run To The Galaxy, Revenge
Periodo di attività: dal 2008
Genere musicale: Techno, Techhouse
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, Beatport, ecc.

Chi c’è dietro Vikthor?

Dietro Vikthor c’è Vincenzo Del Prete, 26 anni. Sono nato a Caserta dove tuttora ci vivo. Nella vita faccio il DJ e il producer, sono più che innamorato di questo lavoro e vivo di questo. Anche se non è un bel momento per l’industria musicale, non riesco nemmeno ad immaginare di dare la priorità ad un altro lavoro, sento la mia anima morire. Sono anche appassionato di motori ed innamorato del marchio Abarth. 

Perché hai scelto questo nome d’arte per rappresentarti?

Il progetto “Vikthor” nasce nel maggio del 2017; è il significato analogo del mio nome, lo sento mio sia per il suo significato ma anche per il mio modo di essere: non mi sono mai arreso in niente nella mia vita, ho sempre raggiunto i miei obbiettivi anche a distanza di tempo.

Il tuo percorso artistico comincia da ragazzino, ma alla base aveva già una forte passione per la musica. Come ti sei appassionato a questo mondo e quali sono stati i tuoi primi approcci con esso?

Sì, in realtà ho avuto una forte attrazione per la musica sin dall’infanzia. Da bambino sono andato a una festa di carnevale e c’era un DJ che mixava con i giradischi, l’ho tenuto d’occhio per tutta la festa e da quel momento sono diventato ossessionato dall’attrezzatura per DJ. Il tempo e la passione più un pizzico di fortuna mi hanno portato subito a suonare in minuscoli club della città quando avevo 14 anni, con l’aiuto di alcuni amici che organizzavano delle feste, ma a quel tempo conoscevo solo house e tech house. Ho sentito la techno qualche anno dopo in una discoteca chiamata Metropolis a Napoli e poi me ne sono innamorato all’Old River Park, che per la musica è un luogo di fascino e di atmosfera incredibile. Alcuni anni dopo, ho iniziato a imparare a produrre la mia musica e immediatamente un’ispirazione forte e intensa si stava muovendo dentro. La mia vita era cambiata per sempre e ho deciso quale fosse il mio obiettivo principale. Il resto è venuto da sé. 

Sono ormai anni che la musica elettronica ottiene consensi in Campania. Immaginiamo che la tua città e l’ambiente partenopeo influenzino molto il tuo modo di fare musica. Quali sono i tuoi riferimenti musicali e in che modo si mescolano alle tue origini?

Diciamo che non mi lascio influenzare da altri artisti, ammiro molto il loro metodo di lavoro o di produzione ma cerco sempre di essere ‘diverso’ in tutto ciò che faccio. Noi partenopei credo che siamo molto influenzati dall’arte e dalla cultura di Napoli e che tutte le sue influenze culturali hanno portato la creatività nel nostro sangue. Siamo appassionati, amichevoli e selvaggi. Esibirsi su un palco a Napoli è come avere il tempo della tua vita. I DJ sono visti come popstar, alcuni hanno la stessa ammirazione dei giocatori di calcio o di altre celebrità tradizionali… Sia Capriati che Madonna sono le nuove star che stanno facendo grande la techno in tutto il mondo. Ma non possiamo dimenticare altre icone della storia della techno napoletana come Rino Cerrone, Markantonio e Gaetano Parisio. Quei ragazzi pionieri sono stati la mia ispirazione iniziale, ammiro le loro carriere professionali e tutto ciò che hanno raggiunto finora.

Sei un producer di musica techno e il tuo nome sta cominciando a diffondersi molto nel settore. In cosa si caratterizza il tuo modo di fare musica?

Non so spiegarmelo nemmeno io come certa musica sia diventata così importante. Quando sono in studio produco in base all’ispirazione che ho, mi metto anche nei panni di chi deve ascoltare e ballare e quindi cerco di trovare il giusto compromesso tra quello che piace a me e quello che può piacere agli altri. Non seguo la tendenza o puntare ad una classifica, se funziona è una conseguenza, ma preferisco trasmettere a chi ascolta un’emozione ed il divertimento. Un po’ come quando suono, diventare un tutt’uno con la pista, divertirmi con il dancefloor.

Siamo curiosi di conoscere l’evoluzione della tua musica negli anni. Dalla tua prima release del 2017, cosa è cambiato?

Credo che nel corso degli anni sia migliorata la tecnica di produzione sicuramente, ma credo di aver assunto un’identità oggi. Quando finisco una nuova traccia la invio ad altri colleghi che mi aiutano a testarle e durante i test mi capita molto spesso che chi mi segue mi invia un video chiedendomi se quella traccia fosse mia, quando viene rilasciata o come si chiama. È molto emozionante anche perché hai le conferme che le persone sono attente.

Hai appena rilasciato il tuo primo album “Low Profile”. Come nasce?

“Low Profile” è un concept album progettato per portare l’ascoltatore in un viaggio tra le varie sfumature del genere, dove ogni traccia ha un suo significato. Sono delle tracce che reputo molto importanti per me e non le avrei mai divise. Ci stavo lavorando già dal 2019 per poi completarlo agli inizi del 2020.

Facendolo ascoltare alle varie star della musica ho ricevuto la proposta da Eric Powell di rilasciarlo su Bush Records, un grandissimo onore per me sia ricevere il tipo di proposta da lui sia sul dove. La leggendaria Bush Records ha segnato l’inizio del progetto “Vikthor” nel 2017 e ne sono molto legato, è parte della mia crescita.

La tua musica sta avendo riscontri molto positivi e diversi artisti importanti ti stanno appoggiando. Quali sono stati i momenti che ti hanno fatto intendere di avere un futuro nel settore?

Ho avuto più volte di capire che potessi avere un futuro nel settore, sia quando Carl Cox aprì L’Ultra Music Festival di Miami con un mio remix per Elio Riso & Muter, ma soprattutto qualche anno fa, quando Carl Cox stava suonando in Italia ed ho avuto la possibilità di andare a salutarlo e mi disse che stava suonando molta della mia musica. Rimasi molto colpito che si ricordasse di me. Tuttavia, già avevo inviato dei demo ad Intec alla quale mi vennero confermare le due uscite. Sono stato supportato da oltre che lui anche da Adam Beyer, Pan Pot, Monika Kruse, Alan Fitzpatrick, Karotte e tanti altri. Ad oggi anche grazie a loro credo che la mia musica sia in giro in tutto il mondo e mi vengono i brividi se solo ci penso. Sono stato per un bel po’ di tempo anche un ghost producer per artisti oggi molto importanti del settore e vedere la mia musica uscire anche su Drumcode oltre che collaborazioni con dei top player mi ha reso davvero sicuro di ciò che faccio.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro e, soprattutto, quali i tuoi sogni?

Insieme al mio nuovo team stiamo lavorando su avvenimenti davvero importanti, sono ragazzi davvero ingamba e seri, pronti a realizzare ogni progetto. Musicalmente invece ci saranno tantissime novità in questi mesi, tra le quali un nuovo EP in collaborazione con Elio Riso già supportato da Carl Cox nei suoi djset, un EP sull’etichetta di DJ Pierre e l’anno prossimo ci sarà la seconda parte dell’album con i remixer. Ci sono anche tante altre cose interessanti che al momento non posso ancora annunciare, spero di poterlo fare quanto prima.

I miei sogni son ciò che faccio, cerco sempre di realizzarli tutti. Credo che sognare sia una forma di pianificazione della propria vita.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Innanzitutto, vi ringrazio per l’opportunità. Vorrei dire che sono grato a icone come Carl Cox di prendersi cura di noi giovani artisti, dandoci visibilità, supporto e opportunismo. Significa molto e devo molto del mio successo a lui. Carl è unico, è una persona rara e tutti noi dobbiamo prenderne esempio. Agli ascoltatori consiglio sempre di ascoltare nuova musica, la musica è bella se ascoltata a 360°. Ai nuovi artisti dico di mettere la passione in prima posizione di non pensare al guadagno, quella è una conseguenza e di essere sempre umili.

Vikthor for Siloud

Website: www.vikthor.net
Instagram: @vikthor_music
Facebook: @vikthor.official
YouTube: Vikthor
Beatport: Vikthor

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