InTheMusic: Kublai, interview

Kublai, al battesimo Teo Manzo, è un giovane cantautore con uno stile tutt’altro che comune. Onirico e bellissimo: il suo è un sound che lascia poco all’immaginazione perché entra nella testa di chi l’ascolta e diventa, nolente o dolente, un motivetto difficile da dimenticare. Il suo singolo d’esordio, “Orfano e Creatore” racconta la storia di un’amicizia difficile tra Kublai e Marco Polo.

Nome: Teo
Cognome: Manzo
In arte: Kublai
Età: 32
Città: Milano
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Pellicano, Orfano e Creatore
Periodo di attività: 2019
Genere musicale: Alternative/Indie
Piattaforme: Spotify, Apple Music, Deezer, Tidal, YouTube

Parlaci di te, Teo!

Sono nato a Milano 32 anni fa, dove vivo tuttora. Mi piace scrivere, versi soprattutto, e cantare, più di ogni altra cosa. Appena posso, lo faccio.
Prima di passare al singolo in uscita “Orfano e Creatore”, ci piacerebbe sapere da quanto tempo fai musica e come è nato questo amore?
La passione per la musica ce l’ho dalla nascita, non saprei datarla in altro modo. Ho iniziato da bambino a suonare la chitarra e intorno ai diciotto anni a scrivere canzoni mie. Ho avuto vari progetti di musica inedita, ma anche legati al cantautorato italiano storico, altra mia grande passione. Ho fatto molte cose, finché un paio di anni fa ho iniziato a pensare di condensare la mia esperienza e le mie energie in un nuovo percorso artistico. Così è nata l’idea di Kublai.

Un nome d’arte stravagante, riconducibile all’imperatore omonimo, nipote del celebre Gengis Khan. Come nasce l’idea?

L’idea è nata dalle canzoni, in realtà. “Kublai” è il titolo che avevo scelto in prima battuta per il disco che avevo in mente, nel quale i brani avrebbero percorso le vicissitudini e i dialoghi di due amici, parafrasando quelli che Calvino attribuisce a Kublai e Marco Polo ne Le città invisibili. Poi questo titolo è rimasto ed è diventato, quasi autonomamente, il nome dell’intero progetto.

Onirico e bellissimo: il tuo è un sound che lascia poco all’immaginazione perché entra nella testa di chi l’ascolta e diventa, nolente o dolente, un motivetto difficile da dimenticare. Come definiresti il tuo stile?

Non sono certo che Kublai abbia, al momento, uno stile preciso. Musicalmente parlando, lo sento ancora piuttosto magmatico, non formato del tutto, come una ferita aperta. L’idea programmatica che ci sta dietro, però, è anche quella di non rimarginarla questa ferita, di preservarne la liquidità, l’adattabilità, la disponibilità al cambiamento. Per il momento, l’unico punto fermo è il mio modo di cantare e interpretare ciò che canto che, a prescindere dai testi, vuole essere arioso e allusivo. Di conseguenza l’intero sound assimila e fa proprie queste caratteristiche.

“Orfano e Creatore” è il tuo singolo d’esordio. Come nasce il pezzo?

“Orfano e Creatore” è uno dei primi brani scritti, avevo in testa la linea vocale da parecchio tempo e questo progetto mi è sembrata l’occasione giusta per rispolverarlo. Il testo è arrivato dopo, e con lui l’idea di fare di questo pezzo la “presentazione” dei due protagonisti, la loro entrata in scena.

Una storia sottile che si sottintende, quella dell’amicizia tra Kublai e Marco Polo. Cosa volevi raccontare con questo pezzo?

Il vero motivo che mi ha spinto ad attingere a piene mani da questa storia è di natura personale e, per così dire, allegorico. Avevo bisogno di comunicare con un caro amico in difficoltà, e le parole correnti e quotidiane non bastavano più. Spesso faccio un uso privato della musica, ne torco le parti a mio uso e consumo. Questo mi garantisce che, se qualcosa passa agli altri, non lo fa per canali cognitivi, ma per vie più subdole e di gran lunga più potenti.

Sappiamo che il tuo lavoro di produzione è stato a più di due mani. Com’è stato produrre il pezzo e chi ti ha aiutato?

Questo pezzo è nato, come gli altri, a casa mia, dalla collaborazione con Filippo Slaviero, musicista e produttore milanese. Ci siamo messi al pc e abbiamo per così dire “dialogato” a colpi di suoni. Solo in un secondo momento ho confezionato le linee vocali e i testi. Infine siamo andati in studio (in vari studi per la verità) per registrare al meglio alcune parti e mixare il tutto. È stato un lavoro lungo, ma non tanto per il tempo effettivo di composizione. Mi piace lasciar riposare i brani a intervalli regolari e tornarci su a mente fresca.

Al pezzo è accompagnato un bellissimo video, animato da Elena Meneghetti e scritto da Riccardo Riccardi. Com’è stato vedere in immagini tutto ciò che hai cantato?

Il lavoro di Elena e Riccardo è stato piuttosto indipendente dalle mie volontà, mi piace lavorare con persone che mettano il proprio sale in ciò che fanno. Ciò che vedo nel videoclip non è ciò che ho cantato, e ne sono felice, perché non amo la didascalia. Vedo qualcosa che amplifica ciò che canto, e questo è molto bello.

Cosa dobbiamo aspettarci da Kublai nel futuro?

Credo che lo scopo di Kublai sia quello di collaborare con altri artisti, insinuarsi, adattarsi ad altri mondi. Quindi mi aspetterei tanta altra musica con queste intenzioni.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Vorrei dire ciò che dico spesso, e cioè che nella musica leggera non abbiamo tante occasioni per ascoltare qualcosa che non ci assomigli già. Credo, forse un po’ immodestamente, che Kublai sia una di queste occasioni. Kublai non ci assomiglia: personalmente, trovo che sia il miglior motivo per ascoltarlo.

Kublai for Siloud

Instagram: @kublaismusic
Facebook:
@kublaismusic
Link:
Kublai

Credits: Morgana Grancia, Conza Press

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...