InTheMusic: Promu All For Music, interview

Promu All For Music è un incubatore di progetti musicali e culturali e dietro di esso ci sono tre persone che appartengono a background musicali molto differenti: Alessandro è un violoncellista, Luca è un contrabbassista e sound engineer, Enrico è cresciuto nel mondo delle etichette indipendenti urban e degli eventi.
Dal 30 settembre sarà in onda sul canale YouTube di Promu All For Music “Keep Talking”, un format di live & talk music con la mission di educare (musicalmente parlando) i giovani ed avvicinarli a generi ormai finiti per essere ‘accessibili’ solo a pochi.

Nomi: Alessandro Muller, Enrico Loprevite, Luca Pacetti
Età: 28, 29, 39
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Professione: Artist management e direzione artistica
Sito web: www.promu.it

Ciao ragazzi, prima di tutto raccontateci qualcosa in più su di voi!

Ciao! Innanzitutto, grazie per lo spazio. Siamo tre persone che appartengono a background musicali molto differenti: Alessandro è un violoncellista e ha suonato nelle più importanti orchestre italiane, tra le tante quella dei Solisti Aquilani; Luca è il nostro sound engineer, musicista anche lui, che proviene da un ambiente più legato all’elettronica, nonostante sia un contrabbassista diplomato in Conservatorio; mentre io (Enrico) sono nato e cresciuto nel mondo delle etichette indipendenti della musica urban e nel mondo degli eventi nei club e nei centri sociali. Circa tre anni fa ci siamo conosciuti e abbiamo fondato Promu All For Music, che è un incubatore di progetti musicali e culturali: seguiamo l’artista a 360 gradi, dalla produzione in studio di registrazione, al marketing, fino ad arrivare all’organizzazione di eventi dal vivo. Ci piace l’idea di incontrare un’artista ‘nudo’ e, dopo il percorso fatto insieme, farlo uscire con un ‘bel vestito’.

Dal 30 settembre sarà in onda sul canale YouTube di Promu All For Music un format web chiamato “Keep Talking”. Di cosa si tratta?

Keep Talking è un format di live & talk music. Abbiamo invitato gli artisti a fare un concerto di circa 20 minuti nel nostro studio di registrazione e prima della performance ci scambiamo quattro chiacchiere sulla scena musicale e il mercato di riferimento. Questo format non è in generale una novità… però lo è per la musica classica, jazz e contemporanea. Questi generi, che tradizionalmente sono etichettati come “musica colta”, sono sempre stati trattati in una maniera accademica, settoriale, ‘colta’ appunto; il loro modo di essere comunicati e divulgati non si è mai rinnovato e quindi si è sempre limitato a un pubblico di appassionati o di colleghi, creando un meccanismo di autoreferenzialità dannoso da un lato per i musicisti e dall’altro per il pubblico, che rimane una nicchia. Noi vogliamo provare a vedere se questi generi musicali, se veicolati in un certo modo, siano in grado allargare la propria audience anche a un pubblico di non appassionati.

Alla base di tutto c’è una grande passione che voi avete per la musica. Come vi siete appassionati ad essa e quali sono i generi che più vi rappresentano?

Alessandro ha cominciato a studiare il violoncello da quando era bambino, da allora non lo ha più abbandonato. Luca ha vissuto la scena techno romana degli anni ‘90 e successivamente, dopo essersi diplomato in contrabbasso, ha lavorato come musicista nell’ambiente jazz e parallelamente perfezionava i suoi studi di fonia.

Io (Enrico) da quando ho 15 anni ho fatto quasi di tutto nella scena musicale underground romana: ho organizzato eventi, ho fondato un’etichetta, ho prodotto dei dischi, suonato nei peggiori posti d’Italia con il mio gruppo. Quindi, tutti e tre viviamo da sempre la musica in maniera molto viscerale, non penso che nessuno di noi possa immaginare una vita senza di essa.

Ad oggi, la musica è diventata per voi più di una semplice passione. Come siete riusciti a far combaciare l’amore verso questo mondo con un lavoro?

A questa domanda rispondo con un punto di vista personale, ma penso che sia Alessandro che Luca condividano. La musica, da un punto di vista gestionale e manageriale, diventa il tuo lavoro quando hai una visione. Il mercato musicale è un mondo molto complesso, ma se hai la giusta visione e se lavori molto sodo, la musica, così come la cultura in generale, può darti da vivere senza alcun dubbio. L’imprenditoria culturale in Italia è molto indietro rispetto ad altri parti del mondo, quindi si fatica molto di più a veder realizzato un progetto, soprattutto perché siamo un Paese che sottovaluta ancora troppo il ruolo della cultura nel mercato. Tuttavia, se uno pensa che la propria idea di business funzioni, se uno ci lavora, la smonta e la rimonta, prima o poi diventerà un business concreto. Per noi questo, dopo 3 anni di lavoro 24/7 e 365 giorni l’anno, sta cominciando ad accadere!

Con questo progetto portate sul web un mondo che va oltre la musica mainstream e radiofonica. Quale esigenza fa da fondo a Keep Talking?

Ci siamo resi conto che manca un contenitore media alternativo alle solite testate giornalistiche. Quindi, ci siamo inventati un programma per raccontare questi generi non mainstream con un linguaggio più spontaneo e naturale, su una piattaforma (YouTube) che potenzialmente è alla portata di tutti. Secondo noi è un gran bene per gli artisti, che si mettono in discussione, uscendo dalla loro zona di comfort, e soprattutto arricchisce l’offerta di contenuti rivolta al pubblico.

La vostra mission può essere intesa, perché no, come un modo per educare (musicalmente parlando) i giovani ed avvicinarli a generi ormai finiti per essere ‘accessibili’ solo a pochi. In che modo pensate di perseguire questo obiettivo?

Esattamente. Questa è la mission non solo di Keep Talking ma di Promu in generale. Ogni progetto al quale lavoriamo, cerchiamo di farlo uscire dagli schemi tradizionali e di metterlo in gioco in un ‘campionato’ diverso. Ci siamo resi conto che funziona e che il pubblico è veramente attratto da questi generi, basta che sia solo guidato e introdotto. Per farvi un esempio: la scorsa estate abbiamo organizzato un concerto di musica classica in uno dei più importati musei di arte contemporanea, ovvero il MAXXI di Roma. Abbiamo fatto suonare un’orchestra d’archi, che in repertorio aveva “Le Quattro Stagioni” di Vivaldi, sullo stesso palco sul quale si era esibito qualche giorno prima Mahmood. Non in una rassegna dell’Auditorium, ma in una rassegna dove c’erano cantanti pop. È stato un successo di pubblico, sia a livello di numeri che di entusiasmo… un successo che neanche noi ci aspettavamo. Quindi, questi generi musicali non sono per pochi perché lo ha deciso il pubblico, ma perché culturalmente il settore non si è evoluto e noi vogliamo provare ad innovarlo.

In cosa consisterà l’intero programma?

Ogni puntata comincia con un talk, ovvero una chiacchierata informale con l’artista su diversi temi, chiaramente inerenti alla musica e al suo preciso settore. Dopo si parte con il concerto, che Luca Pacetti ha curato nei minimi dettagli, studiando una tecnica di registrazione che restituisce all’ascoltatore da casa l’esperienza del concerto dal vivo nella sua interezza.

Quale sarà il futuro di questo format?

Stiamo preparando già una seconda stagione più corposa. Il futuro chi lo sa… noi vorremmo arrivare ad esportare questo format anche all’estero… un passo alla volta!

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Non abbiate pregiudizi e siate curiosi. Questi tempi ci costringono ad osservare tutto superficialmente; vi consigliamo di andare a fondo perché si scoprono tanti stimoli che possono farvi crescere. Questo discorso vale per la musica, ma in generale nella vita.

Promu All For Music for Siloud

Sito web: www.promu.it
YouTube: Promu All For Music
Instagram: @promu.pagina
Facebook: @promu.pagina

Credits: Giulia Massarelli

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