InTheMusic: Morioh Sonder, interview

I Morioh Sonder sono nati come duo nel 2017, ma ad oggi sono una vera e propria band. Tra Roma, Los Angeles e Berlino, il loro progetto musicale si è molto evoluto in questi anni. Il loro sound unisce surf pop e rock psichedelico ad influenze britpop, disco e post-punk, motivo per cui possono ritenersi il perfetto compromesso tra il vecchio e il nuovo.
Il loro ultimo singolo si intitola “Mi Piace Quella Cosa” e, a differenza di tutte le loro produzioni passate, ha la particolarità di essere italiano: questa scelta, come si può percepire dalle loro risposte, si pone come una vera e propria dedica all’Italia.

Band: Morioh Sonder
Componenti: Alexy, Flavy, Elijah, Gabriel
Età: 27-29
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Mi Piace Quella Cosa, Heaven is a Big Lie, Jadette, ecc.
Album pubblicati: Is This Psychedelia (EP)
Periodo di attività: dal 2017
Genere musicale: Surf Pop, Rock Psichedelico
Piattaforme: Spotify, YouTube

Chi c’è dietro i Morioh Sonder?

Ci chiamiamo Alexy e Flavy, siamo di Roma e abbiamo rispettivamente 27 e 29 anni. Ci siamo conosciuti da qualche al Pigneto durante una serata molto alcolica qualcosa come quattro anni fa.

Nonostante venissimo uno dal prog e l’altro più improntato verso la musica elettronica, ci trovammo subito d’accordo sull’idea di creare un progetto più pop e leggero, essendo entrambi stanchi della difficoltà delle scene alternative. Da lì abbiamo molto velocemente scritto una decina di brani ci siamo messi a cercare uno sbocco per poterli fare uscire al meglio.
Fast forward a tre anni dopo ci siamo ritrovati a Berlino, un po’ a caso un po’ andando per sensazioni, dove attualmente ci spacchiamo la schiena per guadagnarci da vivere e comunque riuscire a seguire il percorso musicale con tutto quello che resta della nostra anima.

Quest’anno saremmo dovuti partire per il nostro primo mini tour europeo, prima che il Corona rovinasse tutto. Al momento ci stiamo di concentrando sulla produzione di tante nuove mine per i nostri cuoricini.

Cosa significa il vostro nome d’arte e in che modo vi rappresenta?

“Morioh Sonder” è prima di tutto un neologismo, perché non ci piacciono i nomi di band che significano qualcos’altro. Volevamo trovare un nome che al livello fonetico non riconducesse a nient’altro, nonostante all’inizio il pubblico inglese lo fraintendesse sempre come “MARIO Sonder”.

Al secondo livello di interpretazione invece “Morioh” è tratto dall’omonima città del fumetto “Le Bizzarre Avventure di Jojo”, che amiamo molto per l’estetica e i riferimenti musicali; visto che l’autore utilizza nomi di artisti cult per i propri personaggi noi abbiamo voluto fare il contrario e citare lui. “Sonder” è invece una parola francese (del francese antico) che descrive la sensazione che si prova nel vedere altre persone e rendersi conto che anche loro hanno un microcosmo interno di cui si sentono i protagonisti, ma anche una parola tedesca che significa “speciale” nell’accezione più negativa del termine.

Nati come un duo nel 2017, ad oggi sono diventati una vera e propria band. Tra Roma, Los Angeles e Berlino, come si è sviluppato il vostro percorso insieme?

Nei primi anni la parola chiave di questo progetto è stata flessibilità. Iniziando da Roma e subito “scouttati” da una label indipendente, siamo rimasti molto frustrati dagli atteggiamenti dell’industria musicale italiana che voleva sempre arrivassimo ad un compromesso per poter essere vendibili; avremmo dovuto cambiare nome, seguire indicazioni artistiche esterne e probabilmente cantare in italiano. Per noi l’integrità e l’autonomia artistica è sempre stata fondamentale e per questo non volevamo legarci a qualcosa da cui non saremmo più riusciti ad uscire. Nello stesso anno abbiamo conosciuto degli artisti internazionali importanti, come Mac de Marco e Soft Moon, e da loro abbiamo tratto la spinta per decidere di trasferirci a Los Angeles e provare a sfondare lì.

In California ci siamo completamente immersi nella psichedelia e abbiamo anche suonato molto, ma purtroppo senza poterlo fare; infatti, al secondo ritorno siamo stati trattenuti dalla polizia di frontiera che sospettava volessimo migrare illegalmente. Quando anche il secondo visto turistico è scaduto siamo dovuti tornare in Italia e per evitare la distruzione morale siamo subito ripartiti per Berlino, un po’ per sentito dire e un po’ a caso, dove abbiamo trovato una psichedelia ancora più pesante. Da qui abbiamo anche iniziato a rifinire il nostro sound e dopo un paio di prove abbiamo anche trovato Gabriel, attuale bassista e ultimo membro della band.

Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?

Questa è sempre la domanda più difficile. Diciamo che i nostri spettri di ascolto si espandono quasi all’infinito, complementandosi dove l’altro non arriva. Non c’è un genere che disdegnamo o da cui non traiamo ispirazione, ecco, forse solo la dubstep (lol).

Per rispondere in qualche modo diciamo che per noi i Beatles sono l’ostia sacra e il pane quotidiano, non tanto nel sound specifico quanto nell’identità di band eclettica. Ci piace moltissimo anche la musica italiana che contava veramente, quella tra il ‘60 e il ‘70, lo stoner rock e il rock alternativo pesante dei Pixies e Nirvana.

Il primo pensiero che abbiamo avuto nell’ascoltarvi è stato molto semplice: “che bomba!”. Potremmo associarvi molti aggettivi positivi, ma vorremmo che foste voi ad andare più a fondo: come descrivereste la vostra musica?

La nostra musica è probabilmente stata prima di tutto un compromesso tra due mondi, quello prog/stoner rock da una parte ed elettronica/dream-pop dall’altra. Poi negli anni le due tendenze si sono abbastanza fuse seppur sempre lasciando spazio a degli sfoghi più estremi. Il nostro primo EP “Is This Psychedelia?” è un esempio perfetto di questo. Per il resto, ci riferiamo sempre molto al groove tra basso e batteria, aggiungendo poi chitarre pensati o sfasate e tanti suoni synth molto brillanti.

Se proprio dovessimo trovare un punto fondamentale alla nostra musica diremmo probabilmente che siamo molto melodici nel senso che una buona melodia diventa sempre una buona canzone, indipendentemente dalle scelte di sound e di arrangiamento.

Con un sound che unisce surf pop e rock psichedelico ad influenze britpop, disco e post-punk, i Morioh Sonder sono il perfetto compromesso tra il vecchio e il nuovo. Come siete riusciti ad arrivare al sound che oggi vi caratterizza?

Come abbiamo già detto, il nostro percorso di definizione è stato per molto tempo un percorso di compromessi artistici e personali, all’insegna di un rispetto mutuale e di un’intimità musicale quasi magica. Non ci siamo mai veramente seduti ad un tavolino per definire i nostri limiti di sound e non pensiamo di farlo presto. Ci piace seguire il flow del suonare e produrre insieme senza prevaricarci o inscatolarci in un genere unico.

Il vostro ultimo singolo si intitola “Mi Piace Quella Cosa” ed ha la particolarità di essere italiano. Perché avete scelto, dopo anni di produzioni in inglese, di cambiare lingua?

Mi Piace Quella Cosa” nasce originalmente come brano con strofa inglese e ritornello in italiano. Motivo di questa scelta era il fatto che la cosa che ci piace, completamente aperta a diverse interpretazioni, doveva essere una confessione a metà. Quindi avere la canzone a metà tra due lingue doveva essere un modo per sia esporre che nascondere il vero significato sotteso. Inoltre, il periodo in cui l’abbiamo scritta era effettivamente un momento in cui noi ci sentivamo divisivi tra il mondo italiano e quello estero, eravamo appena tornati da Los Angeles e tante cose nella nostra vita stavano cambiando, noi anche avevamo acquisito diversi vizi.

Nell’ultimo anno invece abbiamo raggiunto una sorta di equilibrio interiore e abbiamo finalmente distinto i mondi che ci componevano e così anche la canzone è stata divisa nelle due controparti italiane ed inglesi. Poi la scelta di tornare al mercato italiano è stata anche definita quasi dal ‘fare pace col cervello’ e capire che non c’è bisogno di abbandonare radicalmente il bel paese per essere veri artisti internazionali; così la canzone è sia un omaggio all’italianità, che ai nostri amici rimasti qui che ci continuano a supportare.

Cosa è cambiato nella musica dei Morioh Sonder in questi anni?

La nostra musica ha iniziato a definirsi chiaramente dall’arrivo a Berlino, dove tramite una band amica, i Parcels, abbiamo trovato uno studio dove poter registrare, produrre e praticare per i live. Da lì è sfociato il primo EP “Is This Psychedelia?” e singoli annessi. In retrospettiva, siamo rimasti molto delusi da sound uscito fuori e infatti abbiamo in seguito interrotto la relazione con il produttore per concentrarci meglio e avere più controllo sul processo di mixing, nello specifico. Purtroppo lo stesso discorso riguarda anche il seguente singolo “Why You Why Me” e in questo senso ci impegneremo presto a riprendere il lavoro sui brani già pubblicati e portarli al livello del nostro sound attuale. Sempre in questo senso, “Mi Piace Quella Cosa” è il primo singolo che rappresenta puramente le nostre scelte di sound e a cui siamo arrivati dopo aver costruito uno studio in casa in cui poter lavorare indisturbati.

Aspettatevi di scoprire un sound sempre più pieno e definitivo nei prossimi singoli che abbiamo intenzione di far uscire a raffica durante quest’inverno e l’inizio del 2021.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Nel futuro prossimo abbiamo appunto in mente di far uscire tantissimi singoli e dare prova definitiva del nostro nuovo sound. Abbiamo tante sorprese in ballo tra bombe e pop e brani più oscuri ed elaborati. Poi speriamo di recuperare presto il tour europeo che è stato annullato a causa del Corona virus e di farci magari qualche festival nel 2021.

Anche riuscire a superare i 27 anni è nella lista degli impegni, data l’infame caratteristica di questo momento nella vita degli artisti.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Vogliamo dire che vi vogliamo bene perché, nonostante ce ne siamo andati, siamo tornati e ce ne siamo riandati, l’Italia è un Paese che rimane sempre nel cuore e soprattutto i comportamenti e l’attitudine della gente.

Vogliamo che il nostro singolo “Mi Piace Quella Cosa” sia un tributo a tutti gli ascoltatori attenti del bel Paese e speriamo di farvi vedere presto che tipo d’italianità porteremo nella scena internazionale. Baci e abbracci!

Morioh Sonder for Siloud

Instagram: @morioh_sonder
Facebook: @MoriohSonderMusic
YouTube: Morioh Sonder

Credits: Riccardo Zianna, Giorgia Groccia

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