InTheMusic: Inaudito, interview

Inaudito è un aggettivo che qualsiasi musicista vorrebbe sentirsi affibbiare, questo, però, è anche il nome d’arte di Francesco. Il suo debutto è stato segnato da due singoli caratterizzati da un sound cantautoriale, indie e pop. Con il progetto Inaudito ha creato un varco temporale avvicinando il 2020 con i primi anni del millennio. Parla di delusioni e mancanze suonando spensierato, come se il disagio si potesse trasformare in vanto.

Nome: Francesco
In arte: Inaudito
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Tutto torna, Quando c’eri tu
Periodo di attività: dal 2020
Genere musicale: Cantautorato, Indie, Pop
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music

Chi c’è dietro il personaggio di Inaudito?

Ciao, sono Francesco, sono di Roma cresciuto a Montesacro. Ho sempre suonato sin da piccolo, un po’ tutto quello che c’era a disposizione, poi ho deciso di studiare psicologia, ma ho continuato a suonare e poi anche ad insegnare musica, per mettere la carbonara nel piatto alla sera. Vivo nel passato, ma oggi non mi va di parlare di questo, chi vuole saperne di più può consultare la pagina Instagram! 

All’età non ci sto tanto appresso, tanto per me è sempre come se avessi 11 anni.

Inaudito è un aggettivo che qualsiasi musicista vorrebbe sentirsi affibbiare. Come hai scelto questo nome d’arte?

Ah caspita mi fa piacere che la vediate in questo modo. Però devo dire che il termine ha anche un’accezione negativa, in origine per lo più veniva usato dai benpensanti per manifestare sconcerto o disapprovazione di fronte a qualche fatto sconveniente, e a dire il vero questo nome d’arte viene proprio dal mio ripetere spesso questo tipo di esclamazione anche un po’ a caso. Poi letteralmente si può riferire a qualcosa di mai sentito prima perché originale o unico, anche se nel mio caso è valido solo perché non era mai uscito niente di mio prima d’ora!

In ogni caso mi piacciono i suoi doppi significati, mi piacciono le cose originali, ed anche quelle fuori luogo, spesso fanno ridere.  

Il tuo debutto è stato segnato da due singoli, ma ci piacerebbe conoscere com’è nato questo amore per la musica!

Come dicevo prima ho avuto a che fare con la musica sin da piccolo, venendo da una famiglia di musicisti. Ti vogliono far studiare il pianoforte classico, tu però sei ribelle e passi alla chitarra da autodidatta, poi nella band del liceo vuoi cantare ma fai schifo e allora ti tocca studiare canto, poi la band rimane senza bassista e ti devi sacrificare tu e poi che fai la batteria poi non la studi? che fra l’atro è ottima per sfogarsi dopo tutte queste vicissitudini. Insomma sono un polistrumentista se vogliamo (nel disco suono quasi tutto io, a parte qualche chitarra e qualche batteria), ma non ho studiato niente al conservatorio, diciamo che mi sono arrangiato. Se entrassi al conservatorio sarebbe piuttosto per la laurea in musicoterapia. 

Il tuo cantautorato è spensierato e travolgente. Non sei Indie, non sei Pop, cosa sei veramente?

Mi piace l’indie, mi piace il pop, e mi piace l’idea di non essere nessuno dei due. Sinceramente sono in difficoltà quando si tratta di dare definizioni in generale, figuriamoci se si tratta di me stesso. Ho notato che molte persone colgono tracce dei miei ascolti preferiti nelle mie canzoni e i riferimenti a certi autori, Battisti su tutti, ma anche altri cantautori storici degli anni 60-70. Però ascolto anche musica del terzo millennio eh!

Con il progetto Inaudito hai creato un varco temporale avvicinando il 2020 con i primi anni del millennio. Cosa vuoi raccontare a chi ti ascolta?

Sì allora diciamo che il bug è che io vivo nel 2002. Stavo provando ad abituarmi a questo passaggio dall’analogico al digitale (questa idea di non stampare più le foto mi mette paura!), dalla lira all’euro, dal sociale al virtuale ecc ecc e mi sono ritrovato catapultato nel 2020, ed ora mi devo aggiornare su tutto, devo fare i conti con tutte le cose incredibili che sono successe nel frattempo e stanno succedendo in questi giorni. Per fortuna i ragazzi di Fissa mi stanno aiutando, anzi approfitto per salutarli, grazie ragazzi, vi voglio bene. 

“Quando c’eri tu” è il tuo ultimo brano: una storia che d’amore finita, o almeno così viene da pensare. Qual è il filo conduttore in questa traccia?

Sì esatto una storia d’amore finita, di quelle importanti. Un sacco di storie d’amore finiscono, e non parlo solo delle relazioni sentimentali, che ne sono anche di altro tipo, che so, la propria tazza preferita che cade e si rompe, il capitano della tua squadra che da l’addio al calcio, un locale dove hai passato metà delle tue serate degli ultimi 5 anni che chiude, e così via. Ogni volta ti devi riorganizzare, il filo conduttore in questa traccia è questo, fare i conti con quei cambiamenti di cui non sei tu il principale committente. Spoiler: un po’ di ironia aiuta.

Parli di delusioni e mancanze suonando spensierato, come se il disagio si potesse trasformare in vanto. Com’è stato produrre il pezzo e chi ti ha aiutato?

Ecco appunto. Però detta così sembra che le batoste mi fomentano. Mi piace anche quando le cose vanno bene per carità, però è troppo facile essere spensierato quando te va l’acqua pe l’orto.  

Produrre il pezzo è stato divertente, era nato chitarra e voce, quello che è il risultato finale poi è in gran parte merito di Jacopo Antonini.

La copertina del singolo vi aggiunge nuovi significati e come per i tuoi brani precedenti è un arcano dei tarocchi. Cosa nascondono l’orologio e l’uomo appeso a testa in giù? 

Intanto la scelta dei tarocchi simboleggia l’idea che tutte le cose che accadono siano collegate in qualche modo, o che per lo meno sia bello cercare un senso nel caleidoscopio degli eventi, grandi e piccoli, che compongono la vita di una persona e la legano a quella delle altre. L’arcano dell’Appeso, numero 12, ha un significato particolare. A prima vista lo si pensa negativo, può sembrare che la persona sia morta o torturata, una specie di impiccato al contrario. Sì forse non se la passa benissimo l’Appeso, ma è consapevole di questo suo stato, e lo sta utilizzando per accedere ad uno stato successivo della sua evoluzione. E’ inattivo fuori ma attivo dentro insomma. Il 12 nell’artwork, è diventato la mezzanotte di un orologio (non so se uscire anche stasera…), che fa riferimento al tema del tempo, sempre presente nella poetica di queste canzoni. A volte quando si sta male un aiuto può già essere trovare modo di ammazzare il tempo. Vabbè ammazzare proprio no dai, appenderlo. 

Cosa dobbiamo aspettarci da Inaudito? 

Me lo sto chiedendo anche io, ma non mi esprimo perché poi mi viene l’ansia da aspettative alte. Sicuramente a giorni il video di Quando c’eri tu. Poi l’Ep, ma la mezzanotte da aspettare in questo caso è quella del 2021. In mezzo però verranno fuori altre cosette. 

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Grazie per essere arrivati fino in fondo alle mie chiacchiere, grazie se verrete a lasciare dei clic sui link qui sotto. E grazie a voi di Siloud naturalmente! 

Inaudito for Siloud

Instagram@in.audito
Facebook@inauditounodue
YouTubeInaudito

Credits: Marco Negro, Astarte Agency

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