InTheMusic: Cigno, interview

Così Diego Cignitti, in arte Cigno, si descrive: “Sono sognatore part-time, sono nato a Subiaco (un paese bellissimo), ho 28 anni, vivo a Roma e dedico la mia vita alla musica”. Quale migliore presentazione di questa.
Il suo ultimo singolo si intitola “Udine” e nasce proprio da un viaggio verso questa città, una città che non si conosce, in cui non si è mai stati, e la si immagina dandole le caratteristiche del proprio disagio interiore.

Nome: Diego
Cognome: Cignitti
In arte: Cigno
Età: 28
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: La spada nel cuore, Stasera suono tardi, Udine
Album pubblicati: CGNDGI92A13I992C
Periodo di attività: dal 2016
Genere musicale: Psychedelic Pop
Piattaforme: Spotify, YouTube

Chi è Diego Cignitti?

Sono sognatore part-time, sono nato a Subiaco (un paese bellissimo), ho 28 anni, vivo a Roma e dedico la mia vita alla musica.

All’anagrafe Diego, in arte, Cigno. Come nasce questo nome?

Mio fratello negli anni ’90 faceva il dj e si chiamava dj Cigno. Questo banalmente perché il cognome è “Cign-itti”. Da quando sono piccolo mi chiamano “Cigno” per colpa di mio fratello. Quindi è nato come un soprannome e poi non è stato difficile riconvertirlo in nome d’arte anzi, è andata da sé.

Nel 2012 hai cominciato ufficialmente con la musica, pubblicando i brani che scrivevi su YouTube. Quando è nata questa passione?

Di musica ne ho studiata tanta e non è sempre un bene. La scuola è come la droga, dà e toglie. Nel senso che secondo me l’educazione va anche a toglierci un po’ di personalità, un po’ di follia, un po’ di estro, un po’ di sacro errore. Quindi per me la musica, adesso, è far convivere nella mia mente ordine e disordine. Anche se lo so che il vero me è il disordine.

Con quali termini descriveresti il tuo sound?

Premettiamo che è sempre difficile autodefinirsi. Però so che devo. Definirei la mia musica un psychedelic pop: perché in fin dei conti sono canzoni canticchiabili che però non tradiscono l’esigenza di trasgredire musicalmente e testualmente. O almeno ci provo, quello a cui vorrei tendere.

“CGNDGI92A13I992C” è il tuo ultimo EP, quando e come nasce questo progetto?

È una raccolta di anni di lavoro e produzioni diverse. In questo EP ho collaborato con i Frenetik&Orang3, con Matteo Costanzo, con Pierangelo Ambroselli. Dunque, ci sono veramente tante facce di me. Forse è stato racchiudere dei miei anni di vita, dove inevitabilmente sono cambiato. E spero cresciuto, sennò “so cavoli”!

Il tuo ultimo brano, invece, si chiama “Udine”. Cosa racconta questo pezzo?

Nasce in un viaggio verso un’Udine, una città che non si conosce, in cui non si è mai stati, e la si immagina dandole le caratteristiche del proprio disagio interiore. Eravamo stati invitati a Udine dal SofarUdine io e mia sorella Ilenia Bianchi, bravissima cantante e autrice. Durante il viaggio è uscito fuori il ritornello del brano, che ho conservato come nota audio, fino a qualche mese fa dopo che ne ho tirato fuori una canzone.

Volevo che il brano avesse un sapore dolce aspro, tipo la cedrata Tassoni, che adoro. Inoltre avevo in mente il ricordo offuscato della sigla di Mc Gyver, non so perché. Chissà se lo danno ancora in tv, ma quando ero bambino e avevo la febbre, era una sicurezza, lo guardavo sempre. E poi c’è l’influenza dei Kino, un gruppo russo anni ‘80. Mi hanno ispirato le loro atmosfere cupe, rigide, fredde che sono molto alienanti se aggiunte alla nostra percezione della lingua russa. sono pazzeschi. Nel brano poi c’è anche la paura di non essere più entità singole. La consapevolezza di essere ormai divisi indissolubilmente in un’altra persona. C’è l’amore che può diventare un’ecografia di 2 settimane in bianco e nero, con una lucina bianca che lampeggia veloce. Un cuore che va all’impazzata. Una cosa troppo profonda, così profonda che diventa buia come l’abisso dell’oceano.

Un brano che parla della paura di diventare singola entità e la consapevolezza di essersi diluiti inesorabilmente all’interno di un’altra persona. Cosa c’è dietro il testo del pezzo?

A gennaio ho scoperto che sarei diventato padre. E dal quel momento in me vive un mistero, vive un rebus da risolvere, quello dell’esistenza.

Tre parole per descrivere “Udine”?

Sola, selvaggia, esoterica.

Che programmi hai per il futuro?

Ho un altro singolo da far uscire. Si chiama come la stella più luminosa della costellazione dello scorpione. Ma già ho spoilerato troppo!

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Non c’è altro obiettivo più grande che diventare noi stessi.

Cigno for Siloud

Instagram: @cigno__
Facebook: @CIGNOmusic

Credits: Giorgia Groccia

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