InTheMusic: Leonus, interview

Leonardo e Leonus in realtà sono la stessa cosa, ma il secondo ha sicuramente più coraggio e può attraversare le distanze siderali senza farsi del male”: così Leonardo Russotto ci ha introdotto al suo personaggio artistico, Leonus, che altro non è che lui stesso.
Encelado” è il titolo del suo nuovo EP: Encelado è un satellite di Saturno, che con lui assume le sembianze di un viaggio, di un’aspirazione e di un’idea. L’EP è composto da cinque brani, che l’artista descrive come il riassunto di un grande trip mentale.

Nome: Leonardo
Cognome: Russotto
In arte: Leonus
Età: 26
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Encelado, 14 Miliardi di Volte, Goodbye Cassini
Album pubblicati: Encelado (EP)
Periodo di attività: dal 2012
Genere musicale: Pop, Indie, Trap
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Chi c’è dietro il progetto Leonus?

In realtà nessuno, nel senso che tento di identificarmi il più possibile con la mia figura artistica. Non credo di volere un’identità sul palco diversa da quella che ho tutti i giorni. Leonardo e Leonus in realtà sono la stessa cosa, ma il secondo ha sicuramente più coraggio e può attraversare le distanze siderali senza farsi del male.

Il primo è un semplice ragazzo di 26 anni, di Roma, che si diverte a scrivere canzoni da quando ne ha 14 e si esibisce da parecchi anni nei localetti di Roma. Dopo una carriera universitaria alquanto fallimentare (per quanto appassionata), negli ultimi anni ho deciso che la musica e nient’altro dev’essere la mia vita. Sto cercando di guadagnarmi da vivere solo con Lei e le sue varie sfaccettature, ma ovviamente è impresa non facile…

Cosa significa questo tuo nome d’arte?

Potrei dire banalmente che si tratta di una sorta di crasi tra il mio nome e il cognome: Leonardo+Russotto=Leonus, ma questo in realtà è un falso storico. Questa è la risposta più logica e meno imbarazzante.

Nella realtà dei fatti è un nome che ho partorito anni fa per un videogioco, Minecraft, in cui ho creato un mondo e io ero questa specie di Dio Creatore! Ho aggiunto alla radice del mio nome questo suffisso -us latineggiante, ancestrale che poi ben si adattava al mio progetto spaziale e ho deciso di tenerlo. E credo che lo terrò anche per i miei prossimi progetti!

Tutto è cominciato intorno ai tuoi 14 anni, quando hai cominciato a scrivere canzoni. Hai poi studiato jazz e, poco dopo, suonato in vari gruppi. Insomma, hai fatto molte esperienze diverse. Ti andrebbe di ripercorrere con noi il tuo percorso fino ad oggi?

Sin da quando ero bambino i miei genitori mi hanno educato alla musica. Mio padre è attore di teatro, cantante e doppiatore. I miei si sono conosciuti in una scuola di teatro. Era naturale che entrambi mi infarcissero di arte e buona musica. Le giornate in macchina con i miei genitori erano accompagnate da colonne sonore fatte soprattutto di cantautori italiani (Modugno, Bennato, Guccini, de Gregori, ecc.). A 12 anni mi innamorai di De André, per me esisteva solo lui. Poi a 14 scoprì il mio mito assoluto: Lucio Dalla. Quello fu l’incontro (sia musicale che fisico, perché ebbi l’onore di incontralo e parlarci) che mi cambiò la vita. Proprio l’ascolto di Dalla mi spinse a cominciare a scrivere canzoni, e quando lui mi morì “sotto gli occhi”, perché ero nel pieno della mia passione per lui, il desiderio si intensificò.

Nel frattempo, dopo i primi anni di studio più leggero nell’infanzia e nella pre-adolescenza, iniziai le lezioni di pianoforte con un maestro jazz, Alessandro Statuto, che ancora oggi ringrazio e devo a lui molto per la mia conoscenza musicale attuale. Studiai jazz per molti anni (almeno fino ai 21), ma in generale mi completai molto musicalmente. Conobbi il rock degli anni 60, la psichedelìa, il progressive rock, il funk, la fusion, la disco music degli anni 70-80, la new wave, ecc. Sono stati proprio gli anni dell’adolescenza (dai 14 ai 21) quelli più importanti per la mia formazione musicale. E fu proprio in quel periodo, dopo i primi gruppetti musicali, che fondai il mio primo gruppo veramente serio nel 2013: i DirettiContromano. Quella è stata una scuola pazzesca, tutti i generi che scoprivo e ascoltavo li riversavo poi nella mia produzione di canzoni che poi arrangiavo assieme agli altri membri del gruppo. Con loro ho pubblicato anche un album “confessioni di un nottambulo” in cui la caratteristica fondamentale è la totale diversità di generi tra una canzone e l’altra.

Attorno al 2017 l’ascolto delle nuove sonorità che si andavano via via affermando nella scena musicale mi spinse a partorire un progetto nuovo, che avesse un piede nel mio passato e nelle mie radici musicali, e un altro nell’attualità e, almeno nelle intenzioni, nel futuro! Nacque così Leonus e con lui il desiderio di raccontare qualcosa di speciale in maniera speciale. L’elettronica, l’indie, la trap e tutte le derive della musica contemporanea erano la colonna sonora perfetta per il mio viaggio spaziale. Mi servivano però degli strumenti per comprendere e comporre quella musica che non avevo. Quando nel 2018 presi una laurea triennale in Archeologia alla Sapienza, decisi che forse l’università non faceva per me e mi buttai in una nuova avventura: l’APM. La scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo è stata per me un’esperienza straordinaria, lì ho avuto l’opportunità di vivere a stretto contatto con tanti altri ragazzi appassionati di musica, dalle più diverse provenienze fisiche e artistiche. Imparai lì i linguaggi della musica elettronica, della sintesi, dei programmi musicali e rudimenti di missaggio e ingegneria del suono. Era un mondo del tutto nuovo.

Dopo quell’esperienza sono riuscito ad approdare nel mondo del lavoro con nuove consapevolezze e nuove competenze. Da allora la musica, e solo la musica, è la mia vita.

Più volte hai mostrato un particolare senso di apertura verso generi diversi: quali sono quelli che più influenzano la tua musica?

Indubbiamente, come già detto prima, i cantautori italiani e il jazz. Questi sono i due universi che mi hanno “allattato” quando ero ancora in fasce nel mondo della musica. Sono poi un grande appassionato di Funk, Funk/jazz, Fusion, Progressive e tutte queste musiche “barocche” degli anni 70-80 che mi hanno donato quel gusto per l’eccesso e un po’ per il kitsch (in senso buono)! 

Nel 2016 però è cambiato molto: l’ascolto di “Chic” di Izi da una parte e di “Gaetano” di Calcutta dall’altra mi folgorò. Da allora ho cominciato ad assorbire queste nuove “vibes” Indie/Trap operando ovviamente una cernita poiché tutto il retroterra culturale che è dietro specialmente alla Trap (Hip Hop, Rap, Dubstep, ecc.) non è esattamente il mio mondo e non sempre ho gli strumenti per comprenderlo a fondo. I primi due pezzi (Squma e Trappist), usciti come singoli e non presenti nell’EP, sono in realtà di dei divertissement che fanno eco alla Trap, un po’ scimmiottandola, ad evidenziare il rapporto conflittuale che ho con questo genere. Con l’indie invece ci vado più d’accordo, perché più vicino alla sensibilità di un cantautore.
Insomma, quello che ho cercato di fare è una sorta di “mapassone”, come lo chiama Barbieri in Masterchef, che spero sia di gradevole impatto! (ride)

“Encelado” è il titolo del tuo nuovo EP: Encelado è un satellite di Saturno, che con te assume le sembianze di un viaggio, di un’aspirazione e di un’idea. Come hai prodotto questo progetto?

Tutto nasce dalla mia passione per l’astronomia (nata forse alle elementari quando a scuola portavano un enorme planetario gonfiabile e ci mettevano lì dentro a guardare stelle e pianeti) e da delle notizie lette sui giornali, su internet, in televisione. Negli ultimi anni ci sono stati eventi astronomici molto interessanti: La scoperta del sistema Trappist1 (donde la mia canzone) pieno di pianeti simili alla Terra a “soli” 40 anni luce da noi; il lancio del razzo rivoluzionario della Space X su Marte, con la Tesla Rossa, l’omino a bordo e Starman di David Bowie a palla; e soprattutto la distruzione della Sonda Cassini, notizia questa che ha fortemente colpito il mio  immaginario. E’ quindi dopo aver ricevuto queste suggestioni che ho cominciato a collaborare con un vecchio conoscente,  Andrea Giunta (in arte Dre Loa), che saluto e ringrazio affettuosamente. Lui aveva un piccolo studio ed era molto più esperto di me a smanettare sui programmi musicali. Era un musicista anche lui e quindi riuscivamo a comunicare facilmente. Quasi per un anno andavo lì periodicamente e sperimentavamo insieme. Io portavo la mia musica e le mie canzoni e poi tentavamo di arrangiarle insieme. Per me che venivo dalla saletta prove col gruppo era un modo di fare musica del tutto nuovo. Pubblicai i primi singoli con lui.

Poi conobbi Roberto Demartis, altro grandissimo produttore e tecnico del suono (fu lui a consigliarmi l’APM) e decisi di produrre con lui un brano: Encelado.
Fu quello l’inizio di un sodalizio, che mi portò anche a finalizzare con lui alcuni brani iniziati con Dre Loa.Questo Ep è quindi il frutto di un lavoro collettivo, ad ampio respiro.

L’EP è composto da cinque brani, che descrivi come il “riassunto di un grande trip mentale”. Qual è il filo conduttore che lega le varie tracce?

Per questa mia piccola prima creatura mi piace la definizione di “Concept EP”. Il filo conduttore è proprio il viaggio. Ogni traccia è una tappa, legata ad un recente evento astronomico o ad una caratteristica della nostra epoca. Gli eventi astronomici di mescolano con la vita quotidiana e personale, quasi a creare un tutt’uno. E così l’ultima partita di Totti, la fine di un amore e Encelado, ad esempio, diventano parte di un tutto.

Anche l’ordine delle tracce non è casuale: Da una piattaforma di lancio terrestre alle origini dell’universo, passando per Marte e Saturno. Un allontanamento graduale che ritorna quasi con una struttura ad anello a noi, all’amore, ai messaggi sul cellulare. Il viaggio è questo:

PIATTAFORMA DI LANCIO

Piattaforma di lancio è un samba elettronico. E il motivo principale di questa scelta è il luogo dove è stata concepita la canzone: Il Brasile. Una situazione surreale nella quale mi sono ritrovato, durante un viaggio solitario in quel paese enorme. L’arrivo a notte fonda in un benzinaio isolato,  l’attesa di un mezzo che avrebbe dovuto portarmi in un piccolo villaggio nel deserto, e la ben poca speranza che avevo di tornare a casa.
Il cuore e l’amore erano a Roma, e io ero lì lontano da tutto e da tutti, aspettando qualcuno che doveva arrivare ma che forse non sarebbe mai arrivato (poi arrivò fortunatamente!). Questa condizione particolare, questa combinazione di eventi, mi portò a scrivere di getto un testo, che avrei musicato solo una volta tornato in Italia. Nelle situazioni di difficoltà e di smarrimento sarebbe bello poter decollare a piacimento e fuggire, salendo su una piattaforma, una rampa di lancio e salutando con la mano mentre sparisci nel blu del cosmo infinito.

DOLCE VITA SU MARTE

Dolce vita su Marte è un divertissement e nasce da un famoso evento astronomico degli ultimi anni: Quando Elon Musk con Space X lanciò il suo razzo su Marte lo fece in maniera spettacolare, montando una Tesla rossa sul razzo con un pupazzetto a bordo e con tanto di David Bowie alla radio. Quell’immagine era troppo stimolante, non potevo non scrivere nulla. Così scrissi l’incipit: “La mia macchina tutta rossa fiammeggiante/ sfreccia sulle strade di Marte…” e il resto venne da sé. Cominciai ad immaginare un futuristico ritiro spirituale sul pianeta rosso, o un weekend rilassante o una gita fuori porta. Quanto sarebbero apparsi minuscoli i desideri e le ambizioni umani, e quanto mi sarebbe piaciuto prenderli in giro! Per fare ciò, l’attitudine Trap era perfetta e decisi di comporre una musica che strizzasse l’occhio il più possibile a quel mondo. In effetti Dolce vita è il pezzo più trap dell’EP, forse anche il più sperimentale.

ENCELADO:Encelado è nata esattamente un anno fa, nel freddo stereotipato del nord, tra Italia e Svizzera. Il pretesto era chiaramente un amore andato male, un prolungarsi di sofferenze che avevano bisogno di un “freeze” definitivo, di un punto fermo. E’ una canzone in cui i ricordi dai colori caldi, giallo-rossi come Roma, si mescolano alle tonalità bluastre e violacee di una fredda solitudine. La passione per lo spazio, che mi accompagna ormai dall’inizio di questo progetto, mi ha spinto a trovare un paragone con un satellite di Saturno, Encelado, una palla di ghiaccio che ha probabilmente un nucleo caldo, come un tortino al cioccolato…
A parte le battute, è così che mi sentivo: gelido fuori, ma col tepore ancora nel cuore. Dopo un anno di lavorazione in cui ha cambiato aspetto più volte, ha subito ampliamenti e modifiche di ogni sorta, è finalmente uscita dal congelatore, e ora vorrà forse volare via verso quel satellite glaciale, nella speranza che qualcuno durante il tragitto la ascolti e la tenga al caldo…

GOODBYE CASSINI

Anche questa canzone nasce da un evento astronomico avvenuto realmente: Nel 2017 La NASA decise di distruggere la sonda Cassini, inviata nel ’97 nel Sistema di Saturno. Dopo 20 anni di onorata carriera in cui la sonda esplorò e ci inviò foto spettacolari di Saturno e le sue magiche lune (Titano, Encelado, ecc.), il carburante del nostro piccolo amico robotico arrivò all’esaurimento e di lì a poco gli scienziati non sarebbero stati in grado di controllarlo. Decisero quindi di farlo schiantare contro Saturno, gigante gassoso che polverizza qualunque cosa si avvicini troppo. Con un ultimo salto spettacolare, a slalom tra gli anelli di Saturno, la Sonda Cassini andò coraggiosamente incontro al suo destino, eseguendo il comando letale che gli era stato impartito.
Ho immaginato cosa potesse provare questo piccolo robottino, quali pensieri e quali emozioni affollassero i suoi circuiti, e la canzone è venuta da sé. Goodbye Cassini è la prima canzone di questo nuovo progetto che scrissi, è un’emozione autentica che ho provato in prima persona.

14 MILIARDI DI VOLTE

14 miliardi di volte è una ballata elettronica del XXI secolo. Racconta una crisi, una impossibilità di comunicare o semplicemente un amore che non potrà mai nascere per la troppa distanza, fisica e mentale.  Un loop armonico si ripete ciclicamente nella strofa, cadenzando le distanze siderali che via via si attraversano; le parole si distendono sopra, spesso con geometrie irregolari, per poi esplodere in un ritornello liberatorio con sonorità in altalena tra pop, indie e trap.
L’amore ha gli stessi effetti devastanti di un Big Bang, un’esplosione avvenuta circa 14 miliardi di anni fa (13,7 per l’esattezza!). È l’origine di tutto. E anche se non siamo dei cosmonauti e ci mandiamo semplicemente dei messaggi su un cellulare, quelle parole senza risposta suonano molto come segnali lanciati a vuoto dalle profondità dello spazio. Un amore non corrisposto è sempre la migliore fonte di ispirazione (ride)

Le tue produzioni ci portano in un mondo esattamente a metà tra l’astratto e il reale, con una ‘sensibilità sperimentale’ che viene sottolineata dal cambio di genere tra le tracce. Come descriveresti il tuo modo di fare musica?

Per quanto riguarda la “sensibilità sperimentale”, vi ringrazio. Per me sperimentare è un bisogno, ho sempre cercato di rifuggire dalle ricette precostituite della musica, anche la divisione per generi stessa mi sta parecchio stretta. Per quanto abbia fatto un grande sforzo a trovare una coerenza in questo album e non perdermi nello sperimentalismo puro come prima, è indubbio che il mio obiettivo sia riuscito solo a metà e che la mia natura “caotica” e “dionisiaca” abbia alla fine il suo spazio. Ma ho imparato ad accettarla.
Ricevo a volte critiche, mi dicono che dovrei fare canzoni un po’ più simili tra loro ed evitare di spaziare troppo. Per me in un album questo rappresenta un controsenso enorme. E’ una logica da singoli, per mantenere un filo conduttore con l’ascoltatore. Ma a me vengono i nervi quando ascolto un album che è uguale dall’inizio alla fine, di quelli che ascolti le prime 3 tracce e lo hai ascoltato tutto… Ecco forse, per quanto mi sforzi, non riuscirò mai a fare una cosa del genere. Devo sorprendere me stesso oltre che gli altri, questo è il mio scopo. La musica per me deve anche stupire, eludere, incuriosire. La musica alle volte ti deve dire no, ti deve far ricredere, non dev’essere sempre accondiscendente. Questa forse è una deformazione professionale che viene dal jazz… Maledetto jazz!

È sempre difficile immaginare il percorso logico che c’è dietro ogni brano ed è per questo che lo chiediamo a te: da cosa parti per creare un brano e come questo poi prende forma?

Mi piace farmi folgorare dalla musica. Quasi mai una canzone è frutto di un’azione premeditata, almeno per me. O meglio, quando mi viene una bella idea, è difficile che io riesca immediatamente a concretizzarla in una canzone. Spesso mi balla in testa per mesi, prima che io riesca a tradurla in musica e parole. Alle volte è un titolo, una tematica, una melodia o un giro di accordi. Altre volte invece vengo colto da ispirazione immediata, tipo una scintilla, e boom… il pezzo esce tutto insieme (è il caso di Cassini ad esempio). Quindi definire un metodo per scrivere canzoni è davvero difficile, e questo credo sia comune a tantissimi altri artisti che non sono in grado di spiegare razionalmente i processi che ci portano a scrivere.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sto già lavorando a delle nuove canzoni, che vanno in una direzione molto diversa. Ci sarà sempre questa tendenza al mix di generi antichi con sonorità moderne, con un tentativo forse ancora più incisivo di coerenza generale. Per ora preferirei non dire di più, anche perché sono ancora agli albori. Quello che posso forse anticipare è che dopo un viaggio nello spazio, mi piacerebbe fare un viaggio nel tempo…

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Se sono arrivati fino a questa domanda significa che hanno letto tutto e che forse sono anche un po’ stufi di sentirmi blaterare cose (ride). Ma se proprio dovessi aggiungere qualcosa, vorrei aggiungere un augurio: Vi auguro di non ascoltare sempre “il vostro genere”. Vi auguro di scoprire ogni giorno musica nuova e colorarvi con le più disparate sonorità, generi, epoche, immaginari. Che la vostra comodità venga a volte messa in discussione e che la vostra curiosità venga continuamente stimolata. Non credo ci sia augurio migliore in campo musicale! 

Ciao a tutti e grazie a coloro che sono arrivati fino in fondo. Vi voglio bene.

Leonus for Siloud

Instagram: @leonus.io
Facebook: @Leonusio
YouTube: Leonus

Credits: Riccardo Zianna, Giorgia Groccia

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