InTheMusic: DIBASE, interview

Gianmarco Servadei, in arte è DIBASE, è un cantautore Pop-Indie. Pubblica due brani e frequentando eventi, workshop, lezioni di canto, stabilisce relazioni in giro per l’Italia che lo portano dritto a Sanremo 2020 come ospite all’Attico Monina. Oltre la musica, nella sua vita c’è un altro amore: il calcio. Oggi porta queste due passioni, insieme, nel progetto Dibase. “Spalle alla porta” è il suo singolo d’esordio, fuori dal 30 ottobre in tutti i digital store.

Nome: Gianmarco
Cognome: Servadei
In arte: DIBASE
Età: 23
Città: Forlì
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Spalle alla porta
Periodo di attività: da gennaio 2020
Genere musicale: Pop, Indie
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music

Chi è DIBASE nella vita quotidiana?

Durante la settimana sono Gianmarco, un ragazzo di 23 anni che sta molto bene nella sua Forlì, tutto conciliato tra lavoro, amici e qualche storia finita male, poi nel week end quando inizia la Serie A divento un po’ più teso e irascibile. 

Sono un ragazzo molto territoriale, ma ultimamente questa storia della musica mi sta facendo venire voglia respirare nuovi smog.

Come e quando nasce DIBASE?

DIBASE in realtà è solo un termine diventato virale all’interno del mio gruppo. Un mio amico appena tornato dall’Erasmus non riusciva più ad iniziare una frase senza dire: “Di base”. Poi un giorno mi fece notare che è uno di quei termini che stanno bene in ogni frase e allora lì mi venne in mente di utilizzarlo.

Da bambino cominci a suonare la chitarra e poco dopo scopri il piacere della composizione scrivendo i tuoi primi testi. Come ti sei avvicinato a questo mondo?

Ho iniziato a suonare la chitarra da autodidatta a 15/16 anni più che altro per un fatto estetico, se devo essere sincero. Poi in poco tempo è diventata un grande passione. Tutto ciò è accaduto in contemporanea alla scoperta di Vasco Brondi, Le Luci della centrale elettrica, una persona che ad oggi posso dire mi abbia cambiato un po’ la vita, penso sempre che se soffro d’ansia la colpa sia anche un po’ sua. Il mio è un percorso strano, mi sono avvicinato al cantautorato con un progetto che conosceva poca gente ai tempi, poi ho iniziato ad esplorare e tutt’ora continuo a farlo.

Stile cantautoriale, semplice e pulito. Sapresti indicarci 3 parole per descrivere il tuo sound?

Essenziale, malinconico, dolce.

Pubblichi due brani e frequentando eventi, workshop, lezioni di canto, stabilisci relazioni in giro per l’Italia che ti portano dritto a Sanremo 2020 come ospite all’Attico Monina. Quali sono le esperienze che ti hanno maggiormente formato come artista?

È nato tutto quando mi sono iscritto a lezione di piano, che tra l’altro ho abbandonato dopo un mese. Feci ascoltare qualche pezzo al mio insegnante e mi propose di partecipare ad un workshop organizzato da Michele Monina alla Rimini Academy, che sarebbe iniziato di lì a poco. Ad un ospite del workshop interessava una mia canzone e mi mise a lavorare con un mio compagno di corso di Milano, che ora è un mio grande amico. Poi a gennaio mi hanno ricontattato dall’Academy di Rimini proponendomi questo format a Sanremo, sempre organizzato da Monina, e subito ho accettato. Più che l’Attico Monina in sé, sono molto felice dei rapporti che ho instaurato durante il percorso. Se non mi fossi iscritto a lezione di piano probabilmente non avrei conosciuto quello che oggi è un mio grande amico. 

Oltre la musica, nella tua vita c’è un altro amore: il calcio. Oggi porti queste due passioni, insieme, nel progetto DIBASE. Cos’è per te il calcio?

Il calcio per me è tutto. È Gianmarco che a 6 anni piange perché vuole giocare nella squadra con i suoi compagni di scuola, e non nella squadra più vicina a casa. È mia madre che mi porta alle partite e soprattutto mio padre che condivide l’amore per questo sport e per il Torino. Il calcio è l’attesa del weekend per stare incollato alla tv dal pomeriggio fino alla sera, e se ci scappa mezz’ora di aperitivo tra la partita delle 18:00 e quella delle 20:45 bene, se no fa lo stesso. Sono molto sincere queste metafore calcistiche nei miei pezzi. Cerco di portare la mia vita e le mie esperienze nei testi, sarebbe strano se non parlassi anche di calcio. 

“Spalle alla porta” è il tuo singolo d’esordio, fuori dal 30 ottobre in tutti i digital store. Come nasce il pezzo?

“Spalle alla porta” nasce insieme agli impegni e agli incidenti di percorso e muore con le relazioni che si annullano a causa di questi. È nata a febbraio, dopo Sanremo, in un periodo in cui non avevo nulla da fare se non scrivere canzoni ma, paradossalmente, mi sentivo molto impegnato e sempre a rincorrere non so cosa. Oggi è tutto molto più in equilibrio, le mie giornate sono molto impegnate ma mi sento leggerissimo.

E soprattutto, di cosa parla? 

“Spalle alla porta” parla di impegni e di relazioni che non sopravvivono a questi. Parla di amori sfiniti che continuano a esistere, gettati metaforicamente in un campo di calcio, dove non si molla fino al 90esimo minuto. Ho paragonato una relazione che sta per concludersi, con un finale di partita.  È stato facile ritrovare tutti quegli affanni dentro il rettangolo di gioco.   

Cosa hai in programma nel futuro?

Al momento ho in programma l’uscita di un ep in cui manterrò il parallelismo vita-calcio presente in questo brano e, se ce lo permetteranno, di portare il tutto in live.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Non chiamatemi mercenario se nel testo cito Del Piero e Pirlo, ma in copertina c’è una maglia del Torino. Forza Toro sempre e comunque.

Dibase for Siloud

Instagram: @io.dibase
Facebook: @iodibase
YouTube: Dibase

Credits: Sara Marinelli, PressaCom

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