InTheMusic: Bytecore, interview

Dietro il progetto Bytecore ci sono quattro ragazzi tra i 29 e i 37 anni di un piccolo paesino della Basilicata che cercano di portare avanti la loro passione in giro per l’Italia. Rock, elettronica, industrial e dubstep si mischiano nella loro musica a creare uno stile inconfondibile.
Enemy” è il titolo dell’ultimo brano dei Bytecore, che anticipa l’uscita del loro debut album.

Band: BYTECORE
Componenti: Andrea Viceconte, Francesco De Salvo, Francesco Scaldaferri, Umberto Giangreco
Età: 29, 34, 37, 29
Città: Potenza
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Enemy
Album pubblicati: Invaders (2017), We aren’t humans (2018), Born to love (2020)
Periodo di attività: 2015
Genere musicale: Electronic-industrial
Piattaforme: Spotify, Soundcloud, Deezer, YouTube

Chi c’è dietro il progetto Bytecore?

Dietro il progetto Bytecore ci sono quattro ragazzi tra i 29 e i 37 anni di un piccolo paesino sperduto della Basilicata che cercano di portare avanti la loro passione in giro per l’Italia. Non ci piace parlare di noi e della nostra vita privata, ma possiamo dire che il posto in cui siamo nati, data la scarsa offerta in termini di distrazioni, ci ha dato l’opportunità di focalizzarci sulla musica e su questo progetto in particolare, portandoci nel giro di pochi anni a ottimi risultati e belle soddisfazioni.

Cosa significa il vostro nome d’arte?

Il nostro nome può essere diviso in due parti. Con la prima parte volevamo dare un’impronta “digitale” ed “elettronica” al nostro progetto, mentre con la seconda, volevamo rendere l’idea di qualcosa di “spinto”; un progetto elettronico aggressivo. A prescindere da questo, i contenuti veri si trovano nei testi e nella musica più che nel nome.

La band nasce nel 2015, ma si completa del 2017. Come e perché avete scelto di creare qualcosa insieme?

Vi correggiamo, si completa nel 2019 con l’arrivo di Francesco alla voce. I fondatori della band sono Umberto e Andrea. Dopo aver suonato in altre band vogliono creare qualcosa di nuovo, di diverso dalla solita line-up a cui siamo abituati. Fittano una casetta in campagna per le prove ed iniziano a “giocare” con synth e batteria. Dopo circa un anno si trovano con 10 brani in mano e Francesco, l’attuale chitarrista, si propone per registrare il primo l’album “Invaders” nel suo studio. Anche lui ha da poco lasciato la sua band e inizia a suonare il basso durante i primi live. È subito amore e quindi entra definitivamente nella line-up con l’uscita di “We aren’t humans” nel 2017.

Dopo due anni di live e dopo aver ascoltato i pareri di molti addetti ai lavori, decidiamo di inserire una voce, ma non riusciamo a trovare la persona che faccia al caso nostro. Facciamo molto casino durante i nostri concerti, quindi abbiamo bisogno di una persona che sappia cantare ma che al tempo stesso sappia anche stare al gioco sul palco, prerogativa non scontata. Iniziamo quindi a comporre “Born to love” e a fine pre- produzione troviamo Francesco. A quel punto siamo completi, anche se bisogna ristrutturare la maggior parte dei brani, dato che sono stati pensati in strumentale come per i precedenti lavori. Nel frattempo, testiamo il tutto al 110 di Perugia, durante un concerto fantastico, dove valutiamo definitivamente l’impatto live con l’aggiunta della voce. Dopo quella serata, ogni dubbio è scomparso.

Il vostro rock è fatto dei più vari riferimenti musicali. Quali sono le vostre principali influenze?

I nostri background musicali sono completamente diversi. Umberto è patito dei Rammstein, dei Gojira e di tutta la scia dubstep; Francesco di Manson, dei Bring me the Horizon e di musica estrema in generale; Andrea dei Blink 182, dei Nirvana e di Machine Gun Kelly; Francesco (il cantante) di tutta la scia anni 90’, come Nine Inch Nails, Audioslave, Nirvana, U2 e tanto altro.

In “Born to love” si possono sicuramente trovare contaminazioni dei Bring me the horizon, dei Rammstein e dei Prodigy.

“Strong” e “real” sono i primi due aggettivi che ci sono venuti in mente per descrivere la vostra musica. Dal vostro lato, come vedete ciò che fate e che cosa cercate di trasmettere a chi vi ascolta?

Quello che cerchiamo di trasmettere è un messaggio abbastanza banale ma allo stesso tempo molto complicato; complicato perché in questo momento storico non riusciamo a focalizzarci sui veri problemi ma pensiamo solo alle cazzate. In “Invaders” il messaggio che portavamo avanti era quello dell’uomo contro l’alieno. Ma con alieno noi ci riferivamo all’uomo.

Nell’immaginario collettivo, creato dal cinema in particolar modo, è l’alieno che invade la Terra e la distrugge; quello che volevamo invece trasmettere noi è che la battaglia eterna uomo-alieno si risolve nella battaglia interna uomo-uomo. In “Born to love” abbiamo potuto finalmente sviscerare i nostri pensieri e le nostre tematiche grazie all’ausilio dei testi e siamo riusciti a creare un continuum tra tutti i brani dell’album affrontando molte tematiche sociali e non che a noi stanno a cuore. Il tutto è sempre fatto in maniera metaforica e introspettiva ma i temi principali sono abbastanza espliciti.

Rock, elettronica, industrial e dubstep si mischiano nella vostra musica. Come siete arrivati a produrre un sound di questo tipo e, più in generale, come viene prodotto un vostro brano?

Molti non apprezzano questo tipo di fusione, tanti pensano che abbiamo le idee confuse ecc.. ora, il punto è questo: come ti dicevamo prima, noi proveniamo da background musicali totalmente diversi e questo è il risultato del nostro lavoro. Possiamo anche prendere una sola direzione, sappiamo farlo benissimo, ma finiremmo molto probabilmente nel comporre qualcosa che già esiste. Quindi, per il momento preferiamo essere questo e proporre qualcosa di diverso al pubblico.

Il nostro modo di lavorare è molto “industriale”, ma in questo caso non nel senso del genere. Siamo come una fabbrica di automobili e il brano passa dai vari reparti prima  di uscire dallo stabilimento bella e luccicante. Inizialmente è Umberto che porta qualche idea o comunque partiamo dall’elettronica. Quando siamo abbastanza convinti passiamo alla sezione ritmica e strutturiamo le batterie con Andrea. Ora che la canzone ha una struttura definita passiamo a basso e chitarre e infine alle voci. Di sicuro la parte più difficile è quella relativa all’inserimento delle linee vocali, ma anche in questo caso, ci fermiamo solo ed esclusivamente quando siamo convinti al 100% del risultato. Terminata questa fase si passa alla registrazione della pre-produzione; quindi andiamo in studio e registriamo il necessario, poi Francesco (il chitarrista) si occupa di mix e master. Da quel momento in poi passano mesi durante i quali ascoltiamo e proviamo tutti i brani, testandoli live e modificando le parti che non ci convincono. Infine tutti in studio per le registrazioni vere! Il lavoro che abbiamo fatto su “Born to love” è durato 2 anni.

“Enemy” è il titolo del vostro ultimo brano che anticipa l’uscita del vostro debut album. Come nasce questo singolo?

“Enemy” è il brano che sintetizza il significato dell’album ma che allo stesso tempo tende la mano a “We aren’t humans”. È l’evoluzione del nostro concetto, quello di cui ti parlavamo prima (uomo-contro alieno). In “Enemy” siamo al livello successivo, quello di uomo contro uomo ed in particolar modo quello di uomo contro se stesso. Dietro questo brano c’è un concetto filosofico che sicuramente molti conoscono che è “la morte di Dio” di Nietzsche. Noi viviamo in un paradosso continuo e in questi anni bui è sempre più sconcertante vedere come stia diventando “normale” viverci. Siamo il male di noi stessi e molto probabilmente, la storia umana, non sarà una storia a lieto fine.

Come potete anticiparci dell’album in uscita il 20 novembre?

Come abbiamo appena accennato, è un album che va letto tra le righe. Non è sicuramente semplice, ma crediamo che possa essere apprezzato se ascoltato un paio di volte; bisogna entrare nel mondo Bytecore. Le tematiche sono a sfondo sociale e sicuramente la fantasia soggettiva è la chiave di volta per comprenderne il senso metaforico. Poi vabè, ovviamente sono mazzate! Sub in quantità e casse che sfondano i timpani! Di sicuro consigliamo almeno un ascolto in una cuffia decente che possa raggiungere Hz molto bassi.

Più in generale, quali sono i vostri progetti per il futuro?

Come pensiamo un po’ tutti, il nostro obiettivo principale in questo momento è quello di poter portare in giro per i live il nostro nuovo lavoro, ma a causa di questa pandemia mondiale non sappiamo quanto ancora se ne passerà in termini temporali. Per il resto a breve inizieremo a lavorare sicuramente sul nuovo album.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Sì, vogliamo chiedere ai lettori di ascoltare il nostro album e di darci un feedback, buono o cattivo che sia. La cosa più importante nella musica è il confronto e solo chi ascolta può darci un parere su quello che facciamo. Vi invitiamo quindi ad ascoltare tutte le tracce con calma e a seguirci nel nostro “mondo”. Grazie a tutti!

Bytecore for Siloud

Sito web: www.bytecoreband.com
Instagram: @bytecoreband
Facebook: @bytecoreband
Twitter: @bytecoreband
YouTube: Bytecore
Soundcloud: Bytecore
Deezer: Bytecore

Credits: Marco Negro, Astarte Agency

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