InTheMusic: Blue Virus, interview

Antonio Corda, in arte Blue Virus, vive a Torino nel suo quartiere di sempre. Con un background prevalentemente rap, negli anni hai dimostrato di saper spaziare tra generi diversi; negli ultimi anni, ad esempio, si è anche molto avvicinato al mondo alternative e indie.
Queste cartoline” è il titolo del singolo che ha anticipato il suo ultimo progetto: “Radio Modem: Un Mixtape Di Blue Virus“.

Nome: Antonio 
Cognome: Corda
In arte: Blue Virus
Età: 31
Città: Torino
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Palude, Se fosse per me, La porta sul retro
Album pubblicati: I Migliori Anni Del Nostro Mitra, Sandro Terapia Mixtape, Fosse Per Lei, Hiatus Mixtape, Moebius, Radio Modem: Un Mixtape Di Blue Virus
Periodo di attività: dal 2008
Genere musicale: Rap, Alternative
Piattaforme: Spotify, YouTube, Apple Music, ecc.

Chi è Blue Virus?

Mi chiamo Antonio, ho 31 anni e non bevo da 12 minuti. No, scherzo. Sono nato e cresciuto a Torino, tutt’ora vivo qui, nel quartiere di sempre e puntando sempre a starmene per i fatti miei.

Qual è il significato del tuo nome d’arte?

Ho questo nome tipo dal 2004, non ne vado particolarmente fiero ma ormai ci sono affezionato: il mio colore preferito è il blu (tramutato in Blue perché senza la E mi sarebbe piaciuto ancora meno di così) e Virus è arrivato perché ai tempi non avevo un computer tutto mio, ma bastava che io rompessi, bloccassi o creassi casini (non so come mai) a quelli degli amici miei. Come un virus. Da lì questo fantastico nome.

Hai un background prevalentemente rap, ma negli anni hai dimostrato di saper spaziare tra generi diversi; negli ultimi anni, ad esempio, ti sei anche molto avvicinato al mondo alternative e indie. Ti andrebbe di ripercorrere il tuo percorso nella musica, dagli inizi ad oggi?

Tutto quanto iniziò inconsapevolmente quando ero molto piccolo, dato che i miei hanno sempre ascoltato CD/musicassette in casa o in macchina, sempre con me presente. La prima cosa rap che io abbia mai sentito, da quel che ricordo, fu “Senza regole” degli Articolo 31 attorno al 2000, vidi il video su MTV una mattina. La consacrazione vera e propria, però, arrivò un paio d’anni dopo, quando un mio compagno di classe portò a scuola “The Marshall Mathers Lp” di Eminem. Persi la testa. Lo ricordo come fosse ieri. Da lì poi, con svariati alti e bassi, non ho mai smesso. La costanza ha giocato un ruolo fondamentale in tutto questo, troppo spesso sottovalutata da chi magari è giovanissimo e tenta di approcciarsi alla musica.

Quali sono gli artisti con cui sei cresciuto e quali quelli che più ti influenzano oggi?

Il già citato Eminem e Fabri Fibra: entrambi mi hanno insegnato che nel rap si possono dire le parolacce e che si possono esprimere concetti estremi senza alcun limite. Risposta un po’ banalotta, forse, ma decisamente sincera. Per dirti, “Mr. Simpatia” in CD lo consumai a tal punto da doverlo ricomprare. Per me quella roba è Bibbia, ancora oggi.

Da poco hai rilasciato un tuo nuovo album: come è stato prodotto e qual è il filo conduttore tra le varie tracce?

Ho intitolato il progetto “Radio Modem: Un Mixtape Di Blue Virus” per cercare di far capire fin dal titolo dove volessi andare a parare: “Radio” perché volevo creare un collegamento interessante tra tutti i brani, visto che arrivo dal rap più crudo ma amo anche fare roba più sentimentale, dando l’impressione all’ascoltatore di essere in macchina con lo stereo acceso, pronto a lasciare una Stazione FM in play per tutto il suo viaggio e ad ascoltare di tutto, da lì infatti l’idea di inserire delle parti speakerate qua e là; “Modem” perché ormai tutti ascoltano musica su Internet tramite piattaforme di streaming e quant’altro, quindi è stato un attimo scegliere quella parola come topic. Questo è un Mixtape ma è lavorato così nel dettaglio da sembrare quasi un disco ufficiale a tutti gli effetti: c’è il concept, c’è il contenuto, c’è di tutto, per tutti.

“Queste cartoline” è il singolo che ha anticipato il tuo ultimo progetto. Perché hai scelto proprio questo brano per aprire la strada all’album?

In realtà ho ‘aperto la strada’ al mixtape col singolo “Scemo”: due minuti di rap dove mi sfogo e basta, l’anti-singolo per eccellenza, fatto apposta per spiazzare ed infatti sembra sia piaciuto. “Queste cartoline” è l’altra faccia della medaglia, quella più intima e personale, e qui torniamo al perchè io abbia chiamato il progetto così. Volevo estrarre due singoli che facessero capire dove vado a parare negli altri pezzi.

Le tue produzioni tracciano sempre una linea sottile tra il rap e le sonorità più moderne. Come definiresti il tuo modo di fare musica e quali pensi siano i suoi caratteri principali?

Come già espresso in precedenza, amo fare un po’ di tutto, purché sia fedele a ciò che ho in testa sin dal principio e non snaturi il mio percorso. Non c’è una linea guida da seguire, ma tutto avviene nella maniera naturale possibile, quindi se domattina mi prende di fare Country e lo vedo compatibile con quello che ho in testa per il mio futuro artistico, perché no. Sicuramente una cosa “vincente” della mia musica è la coerenza: mi sono accorto negli anni che se rappo in maniera più cruda ho una cerchia di fan che non deride il mio lato più personale e viceversa. Questa, a mio avviso, è una cosa molto bella.

In questi anni di produzioni hai collaborato con moltissimi artisti di spicco del panorama italiano. Tra questi, c’è qualcuno in particolare con cui c’è stat più feeling?

Mi sono sempre trovato bene con tutti quelli con cui ho collaborato, non mento. Chiaramente, il feeling umano migliore si crea quando si è tutti in studio insieme e non ci si spedisce mail su mail.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

All’interno del Mixtape è un presente un brano, “Colpa mia”, realizzato assieme a Yota Damore e Nick Sick. Alla fine di quel brano c’è uno skit dove viene introdotto il progetto WISH YOU WERE DEAD, un nuovo gruppo dove appunto i componenti siamo noi tre. Quello non è uno scherzo. WISH YOU WERE DEAD è davvero il mio nuovo gruppo con Yota Damore e Nick Sick. Nel 2021 uscirà il nostro primo disco come collettivo, ci stiamo lavorando. Non vediamo l’ora. Mi ha divertito molto inserire questo Easter Egg all’interno di un altro progetto.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Di ascoltare il mio mixtape e di far girare la cosa il più possibile col passaparola. Come il programma di Gerry Scotti.

Blue Virus for Siloud

Instagram: @bluevirusofficial
Facebook: @bluevirusofficial
YouTube: Blue Virus tv

Credits: Claudia Pasquini, Roberto Chetti, RKH studio

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