InTheMusic: Cortese, interview

Dietro Cortese c’è Michele, un cantautore salentino classe 1985 che ha girovagato un po’ per l’Italia e dall’altra parte dell’oceano ma è sempre tornato a casa in un Salento che sorride e ispira. “Street food” è il suo ultimo brano, dal sapore romantico. Cortese altro non è che la versione artistica 2.0 di Michele Cortese. Non a caso, dalla sua vittoria di X-Factor nel 2008 ad oggi ha avuto moltissime esperienze legate alla musica.

Nome: Michele
Cognome: Cortese
In arte: Cortese
Età: 35
Città: Lecce
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Street food
Album pubblicati: ChiARAMente, Il pericolo di essere liberi, Il teatro dei burattini, Vico Sferracavalli 16, KM0.
Periodo di attività: Dal 2008
Genere musicale: Pop, Indie
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Chi c’è dietro Cortese?

Dietro Cortese c’è Michele, un cantautore salentino classe 1985 che ha girovagato un po’ per l’Italia e dall’altra parte dell’oceano ma è sempre tornato a casa in un Salento che ti sorride e ti ispira, c’è un osservatore attento che si guarda dentro ed intorno e ama raccontarsi e raccontare ricorrendo al linguaggio più popolare e condivisibile che esista, quello delle canzoni. 

Cortese altro non è che il tuo cognome. Perché hai scelto di utilizzarlo come nome d’arte?

Perché oltre ad essere il mio cognome, quindi identificativo già solo per questo, l’ho trovato anche musicale come pseudonimo artistico per quella che rispetto ai miei trascorsi ritengo una nuova versione di me, frutto di una nuova scrittura che racconta le storie con un altro linguaggio, conseguenze di ascolti nuovi e vita nuova.

Come ti sei avvicinato alla musica e cosa ti ha spinto a volerne diventare parte attiva? 

Da piccolo amavo il teatro, che è tutt’ora una mia grande passione e un’arte che amo studiare; scoprii per la prima volta la rock opera di Andrew Lloyd Webber “Jesus Christ Superstar” e mi innamorai delle voci protagoniste e decisi che volevo cantare come loro, così è nata la grande passione per la musica e il canto, così sono cresciuto imparando a suonare i primi strumenti musicali, con le prime lezioni di canto, ascoltando i grandi cantautori italiani, quindi scrivendo le mie prime canzoni, formando le prime band e già nella prima adolescenza avevo deciso che avrei fatto questo mestiere. 

Quali sono i tuoi maggiori riferimenti artistici?

I pilastri sono sempre stati Lucio Battisti nella musica d’autore italiana e Queen e Led Zeppelin nella storia del rock. 

“Street food” è il tuo ultimo brano, dal sapore romantico. Come nasce e come è stato prodotto? 

Street food” è un brano nato in una di quelle notti stronze in cui ti tocca fare i conti coi ricordi di un amore che da intimo si trasforma in un freddo “Ciao, come stai? Io bene dai…”. L’ho scritto così di getto, l’Italia era in pieno lockdown, ho chiamato il mio amico tastierista e producer Matteo Bemolle che lo ha arrangiato, altri amici musicisti hanno dato il loro prezioso contributo suonando e registrando i vari strumenti nel brano in un periodo in cui non era neppure così facile spostarsi per poter realizzare una produzione musicale che effettivamente è frutto di grandi commistioni creative e lunghe telefonate tra home recording e studio recording. 

Non sei un novello della musica, anzi fino ad oggi hai fatto molta strada in questo mondo. È proprio per questo che siamo curiosi di sapere il rapporto che c’è tra il tuo brano più recente e le tue produzioni passate! 

Credo che tra “Street food”, che apre le porte di un nuovo progetto che porterà ad un disco nel 2021, e le mie produzioni passate dal 2008 al 2019 ci sia realmente un taglio netto, un cambio radicale, un nuovo modo di pensare le canzoni dal punto di vista compositivo, vocale, espressivo in generale. 

Quali aggettivi pensi che descrivano al meglio la tua musica e perché?

Sincera, colloquiale, emozionale perché mi piace raccontare la vita vera, quella che si vive e non passa e basta, quella della gente che si ama, mangia, fa l’amore, poi si lascia e ricomincia a vivere con altra consapevolezza. 

Cortese altro non è che la versione artistica 2.0 di Michele Cortese. Non a caso, dalla tua vittoria di X-Factor nel 2008 ad oggi hai avuto moltissime esperienze legate alla musica. Quali sono le tappe più importanti della tua carriera? 

La vittoria della prima edizione italiana di XFactor con gli Aram Quartet nel 2008, l’inizio della mia carriera solista nel 2011, la vittoria del Festival Internazionale della Canzone di Vina del Mar in Cile nel 2015, questo progetto “Cortese” ora. 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? 

Entro l’estate prossima usciranno due altri singoli e poi l’album, sarà un vero e proprio ri-esordio per me. E poi ovviamente i live, appena sarà possibile tornare sui palchi. 

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Grazie per la lettura e il sostegno che è vitale per la musica emergente e la cultura in generale. Evviva i sogni che non si ammalano mai perchè sono indistruttibili e ci offrono sempre una ragione valida per andare avanti con determinazione anche davanti a una pandemia!

Cortese for Siloud

Instagram: @cortese_facose
Facebook: @corteseofficial
YouTubeCortese

Credits: Giulia Perna, Conza Press

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