InTheMusic: McFly, interview

McFly, nome d’arte di Antonio Morelli, è un musicista indipendente. Si è addentrato nella musica studiando chitarra e, poco dopo, ha fondato una sua band. Ha studiato chitarra elettrica moderna all’Accademia Musicale Lizard e, durante questi anni di formazione, ha fatto moltissima esperienza nel campo della musica. Il suo progetto musicale si può posizionare nel mondo dell’elettronica, riuscendo però a fondare a questo genere elementi it-pop e indie-rock. ”Irish Soul” è il suo nuovo singolo, che nasce dalla commistione di un giro di mandolino e un arpeggio di pianoforte.

Nome: Antonio
Cognome: Morelli
In arte: McFly
Età: 30
Città: Livorno
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati:  Let Me Swap, Dream Clouds, Irish Soul
Album pubblicati:  Sound My Way
Periodo di attività: dal 2015
Genere musicale: Elettronica, World Music
Piattaforme: Spotify, Apple Music, Deezer, SoundCloud, Amazon Music, Google Music

Chi è Antonio McFly Morelli?

Sono un musicista indipendente e al momento vivo a Livorno. Ho 30 anni e per vivere faccio l’impiegato amministrativo. Ovviamente quando stacco da lavoro mi occupo principalmente di musica sia dal punto di vista degli studi che della produzione. Studio chitarra elettrica presso l’Accademia Musicale Lizard dove sto svolgendo il terzo livello di scuola superiore. Uno dei miei obiettivi sarebbe quello di diventare maestro di chitarra e spero di riuscirci.

Il tuo nome d’arte è veramente fantastico! Come nasce?

A dire il vero è nato per caso. Nel 2010 Facebook mise la possibilità di introdurre nel proprio profilo un secondo nome e io un po’ per gioco un po’ per la novità misi “McFly”. Negli anni mi è sempre rimasto fino ad oggi e in un certo senso le persone ormai mi identificano solo con quel nome. Ovviamente sono un grande appassionato di Ritorno al futuro e molte volte in quegli anni mi dicevano che somigliavo a Michael J. Fox. Inoltre, suono la chitarra quindi la somiglianza era ancora più veritiera! Per tutti sono “McFly” tanto che se qualcuno per caso mi incontra per strada mi chiama direttamente così. È divertente, in qualche modo mi è stato dato anche dagli altri oltre che da me. 

Ti sei addentrato nella musica studiando chitarra e, poco dopo, hai fondato una tua band. Qual è il tuo percorso nella musica fino ad oggi?

Quando avevo 16 anni venni letteralmente trascinato a lezione di chitarra. Inizialmente non fu facile ma ben presto la musica divenne parte di me tanto da essere quasi una componente imprescindibile della mia vita. Nel 2008 ho fondato i Baryonyx con cui abbiamo pubblicato molti singoli, l’EP “Trias” nel 2012 e l’LP “Fuori il Blizzard” nel 2016. Durante questi anni ho avuto anche il piacere di collaborare con molti artisti della scena livornese e non. Con i Baryonyx abbiamo prodotto un brano in collaborazione con il DJ londinese Kinlax, ma ho anche fatto per un breve periodo il chitarrista della scuola di formazione musicale “Trollslab Ensemble” di Pino Scarpettini (fondatore dei Trolls). Ho avuto il piacere di re-inventarmi come percussionista per un concerto del coro voci bianche del Teatro Goldoni di Livorno, un’esperienza veramente formativa per me. Ora sono alla prova più grande, quella come solista. Spero di non deludere le aspettative. Da parte mia sono già contento di essere qui a poterne parlare.

Hai studiato chitarra elettrica moderna all’Accademia Musicale Lizard e, durante questi anni di formazione, hai fatto moltissima esperienza nel campo della musica. In che modo questi anni sono stati fondamentali per la tua carriera artistica?

Direi che intraprendere il percorso accademico sia stata una delle scelte più importanti che potessi fare per il miglioramento della mia formazione artistica. Non solo dal punto di vista della padronanza dello strumento ma soprattutto per l’ampliamento della mia visione della musica. Purtroppo, da solo non riuscivo ad andare oltre certi “muri” che di fatto mi tenevano piantato sul solito sound o sul solito approccio alla composizione. Non è stato facile conciliare l’impostazione per certi versi “rigida” dello strumento con la componente più “incosciente” della composizione ma in qualche modo l’una è necessaria quanto l’altra. Non si può solo improvvisare come non si può solo basarsi su ciò che è già stato scritto: si deve trovare il giusto equilibrio tra le due cose. Lo studio dello strumento deve essere il mezzo non il fine anche se mi rendo conto che non è semplice da attuare.

Il tuo progetto musicale si può posizionare nel mondo dell’elettronica, riuscendo però a fondare a questo genere elementi it-pop e indie-rock. Riusciresti a trovare tre aggettivi per descrivere ciò che fai? 

Indipendente, nel senso che mi è sempre piaciuto e penso sarò sempre attratto dal mondo dell’underground e della libertà di composizione; Stravagante, mescolo sound e strumenti che all’apparenza sembrerebbero inconciliabili; Personale, faccio musica a modo mio e non su emulazione di qualcun altro. 

Quali sono gli artisti che più influenzano il tuo stile?

Direi molti, ma in qualche modo praticamente tutto mi influenza. Ovviamente ho dei generi che prediligo tra cui l’hard rock, il metal, il punk e lo ska-punk. Ma non mi dispiacciono neanche produzioni pop, pop-rock o anche qualcosa di rap (come Articolo 31 e Caparezza). Una fonte di grande ispirazione è sicuramente Carlos Santana, adoro il modo in cui compone i brani e suona sul palco. Non è solo chitarra, è un insieme di ritmo e suoni che ti trascinano letteralmente insieme a lui. Sto sperimentando anche strumenti nuovi. Negli ultimi anni ho iniziato a studiare anche l’ukulele, il bouzouki irlandese e il mandolino. La musica folk è uno dei generi che forse meglio esprime quello che penso, una musica quasi senza confini. 

“Irish Soul” è il tuo nuovo singolo, che nasce dalla commistione di un giro di mandolino e un arpeggio di pianoforte. Come hai prodotto questo brano e quale messaggio ha di fondo?

Come tutti i brani del disco anche questa canzone nasce dal campionamento di loop pre registrati che poi ho arrangiato secondo una mia personale interpretazione. Volevo fare una canzone che avesse alla base il mandolino e rimandasse a sonorità tipiche della musica folk e quando ho messo insieme quel giro assieme a quell’arpeggio di pianoforte ho pensato: “questa potrebbe diventare una delle canzoni di punta del disco”. È stata fin da subito una di quelle su cui ho investito e creduto di più, non a caso ho finito di comporla praticamente per ultima nonostante avessi iniziato molti mesi fa. L’obiettivo del brano è quello di coinvolgere l’ascoltatore in un’atmosfera avvolgente che ti trascina fino alla fine del brano. Spero di esserci riuscito. 

A livello di sound, in che modo questo progetto si relaziona con le tue produzioni passate?

In un certo senso si riallaccia alle mie precedenti produzioni con i Baryonyx, anzi forse proprio quelle mi hanno fatto apprendere questa mia predilezione per la composizione strumentale. Già dall’album “Fuori il Blizzard” mi sono concentrato molto nelle creazioni delle basi musicali dei nostri pezzi. In qualche modo ho sempre voluto non lasciare niente al caso anche se di sottofondo. Negli anni ho messo da parte molti brani che sono rimasti senza nome e senza uno scopo e all’inizio del 2019 mi sono detto “beh forse è l’ora che qualcuno li ascolti”. Certamente l’idea che ho di questo progetto è diametralmente opposta a quella della band. Li ci concentriamo più sulle componenti testuali e armoniche tipiche della scena indie italiana. Ci sentiamo liberi di fare ciò che vogliamo ovviamente, ma il mercato comunque ci costringe in alcuni canoni imprescindibili. In questo progetto voglio proprio lasciare spazio alla fantasia. Musica allo stato brado. Non ho alcun tipo di vincolo e voglio godermi pienamente questa libertà.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? 

Ho già tra le mani un bel po’ di materiale per dare seguito al disco che sto per pubblicare. Credo che sarà un qualcosa di leggermente diverso, improntato sempre sull’elettronica e la world music ma inserendo stavolta anche parti suonate realmente da me con la chitarra o altri strumenti. Mi rendo conto che non sarà facile ma fortunatamente dispongo di tanta pazienza e di ottimi collaboratori in studio che sanno aiutarmi al meglio. Staremo a vedere, personalmente ti dico, non vedo l’ora di darci dentro. 

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Sicuramente vi invito a fare un salto sui miei profili social. È molto semplice basta cercare “antomcfly90” su qualsiasi piattaforma social e mi troverete subito. Per quanto riguarda lo streaming sono su tutte le piattaforme più importanti come Spotify, Apple Music, Deezer, SoundCloud, Google Play, Amazon Music, ecc. Mi trovate ad “Antonio McFly Morelli”. Vi aspetto a fine novembre per l’uscita del mio primo disco “Sound My Way”. Scrivetemi pure le vostre opinioni sono sempre ben accette. Grazie ancora per l’intervista, a presto!

Antonio McFly Morelli for Siloud

Instagram@antomcfly90
Facebook:  @antomcfly90
YouTubeMcFly
SoundcloudMcFly

Credits: Cassandra Enriquez, Conza Press

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