InTheMusic: Wime, interview

Wime è un progetto nato da David Veronesi, che ha raccolto e tiene insieme altri sei musicisti del nord del Piemonte, tutti con provenienze e influenze musicali diverse, dal jazz all’elettronica, passando per la classica e i ritmi afroamericani. Il progetto porta in un mondo dove le impostazioni musicali non esistono, ma solo idee libere di mutare e di trasformarsi.
ViaDiQui” è il loro nuovo singolo, una filastrocca weird pop che segna l’inizio di un nuovo capitolo della loro carriera nella musica.

Band: Wime
Componenti: David Veronesi, Elisa Lomazzi, Roberta Brighi, Edoardo Sansonne, Giulio Tosatti, Giacomo De Bona, Alessandro Borgini
Età: 32, 30, 27, 27, 30, 31, 40
Città: Verbania, Novara, Domodossola
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: ViaDiQui
Album pubblicati: Looser
Periodo di attività: dal 2018
Genere musicale: Weird pop
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Chi c’è dietro i Wime?

Wime è un progetto nato dalla mente malefica di David Veronesi, che ha raccolto e tiene insieme altri sei musicisti del nord del Piemonte, tutti con provenienze e influenze musicali diverse, dal jazz all’elettronica, passando per la classica e i ritmi afroamericani.

Cosa significa il vostro nome d’arte?

Wime non ha un significato, ma suona bene! Più che cercare un significato nel nostro nome a noi interessa trovarci un senso. Queste quattro lettere ci permettono di dare ogni volta un senso diverso a ciò che siamo e a quello che facciamo. Rispecchia un po’ la nostra esigenza di non avere definizioni univoche e di evolversi sempre.

Perché avete scelto di intraprendere un percorso artistico insieme e qual è il significato che si nasconde dietro il progetto Wime?

Il nostro percorso musicale è iniziato grazie a David (voce del gruppo), che ci ha presi per mano, uno per uno, grazie alle sue idee musicali così interessanti e convincenti, in grado di incuriosire musicisti di varia origine. Quello di cui aveva bisogno era qualcuno che sapesse tradurre in musica la sua visione: la sua è stata una selezione lenta e naturale, avvenuta durante jam sessions, incontri a concerti, chiacchierate tra vicini. Il lavoro di ricerca, traduzione, confronto di visioni che avviene durante la produzione musicale assume significati diversi per ognuno di noi. Ed è un gioco che ci diverte tantissimo.

Siamo certi che vi ispirano moltissime cose. A livello artistico, però, quali sono i vostri riferimenti?

Forse ognuno di noi darebbe una risposta diversa a questa domanda! Sette musicisti, sette strumenti, sette ruoli diversi: anche i riferimenti stilistici sono diversi per ciascuno di noi. Se proprio dobbiamo fare un nome, quello più nominato (ma a cui poi non siamo mai stati accostati, fortunatamente) è quello dei Radiohead. Ma c’è chi dice Benjamin Clementine, chi Ringo Starr, chi Tame Impala…

Il vostro stile è stato definito “strano” nell’accezione positiva del termine. In breve, la vostra musica piace probabilmente perché riesce ad arrivare diretta all’ascoltatore. Come definite il vostro modo di fare musica?

Definire? Non ci riesce granché bene. Ci siamo affezionati alla definizione che ci hanno dato a uno dei nostri primi concerti, ormai due anni fa: weird pop. Sicuramente ci piace mettere dei vestiti originali a delle melodie belle di per sé. Non è lo stile che lega i brani fra loro ma qualcosa di difficilmente spiegabile, un’idea, una sfumatura. I nostri testi nascono da teorie, storie inventate, circostanze emotive ma il contenuto non è mai esplicito, si nasconde tra parole che apparentemente non hanno senso. In questo modo l’ascoltatore è libero di darlo o meno e individuare quello più vicino a sé stesso.

Wime porta in un mondo dove le impostazioni musicali non esistono, ma solo idee libere di mutare e di trasformarsi. Come siete arrivati alla musica che producete oggi e, più in generale, come nasce un vostro brano?

Il primo EP, Looser, è nato prima che nascesse la band. David ha scritto brani e testi con l’aiuto di parenti e amici per arrivare a un prodotto che è stato poi eseguito in sala di registrazione (al RSC Recording Studio Canaa di Mauro Fiero, a Losone in Svizzera). I testi sono in inglese e gli arrangiamenti pensati per una band più contenuta (chitarre, batteria basso e percussioni).

Ora che siamo una realtà a sette teste, ci siamo concentrati prima sull’equilibrio dei ruoli, poi sulla ricerca del suono e la creazione di immaginari differenti: ogni brano è una storia a sé e va raccontata con il suo linguaggio, il suo stile, la sua sintassi. Per riuscire a descrivere immaginari diversi, la scelta di passare all’italiano è avvenuta come naturale conseguenza.

“ViaDiQui” è il vostro nuovo singolo, una filastrocca weird pop che segna l’inizio di un nuovo capitolo della vostra carriera nella musica. Come nasce questo brano e come lo avete prodotto?

ViaDiQui è senza dubbio una nuova tappa anche nel nostro percorso di produzione musicale: è il primo brano in cui suona la band al completo e quindi frutto di un meticoloso lavoro di incastro tra le varie parti, di ricerca di ruoli. Per la registrazione ci siamo affidati totalmente alle abili orecchie di Mauro Fiero al RSC Recording Studio Canaa di Losone (Svizzera), che a suo modo fa parte del progetto sin dal primo EP, registrato anch’esso nel suo meraviglioso studio.

È il nostro primo brano in italiano: parla di Dio. Dio in tutti i sensi e in nessun senso, Dio come ciò a cui affidiamo il senso e ciò in cui il senso scompare.

Avete partecipato all’edizione 2020 di X-Factor. È proprio grazie alle varie esibizioni che siete riusciti a far emergere il vostro carattere e il vostro legame con la musica. Cosa vi ha lasciato quest’esperienza?

La nostra esperienza a X-Factor è servita a renderci più consapevoli di ciò che siamo. Siamo contenti che sia stata colta la nostra natura e che questa sia stata apprezzata dai giudici. Abbiamo avuto conferma degli ingredienti che creano l’identità del nostro progetto: una leadership non apparente, un insieme di personalità diverse unite in uno stile ben definito anche se indefinibile. Questo mix è piaciuto anche a una parte del pubblico di X-Factor che adesso ci segue.

L’esperienza televisiva ci ha anche portato a fare un lavoro di riarrangiamento di cover. È stata una sfida riuscire ad arrivare a un prodotto che ci rispecchiasse. Risultato: ci siamo proprio divertiti.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

ViaDiQui è il primo di quattro singoli che usciranno prossimamente e che faranno parte di un concept album, che per ora vive solo nelle nostre teste, elaborato durante le settimane di lockdown. Torneremo presto in sala di registrazione per gli altri tre brani e nel frattempo speriamo che si torni a suonare, non vediamo l’ora di conoscere il nostro nuovo pubblico e psicanalizzarlo un po’!

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Siamo questo e tanto altro… Seguiteci se volete scoprire cosa combineremo prossimamente!

Wime for Siloud

Instagram: @wimemusic
Facebook: @wimeisalooser
YouTube: Wime

Credits: Marco Negro, Astarte Agency

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