InTheMusic: Gina Montana, interview

Tanti, purtroppo, i fatti che hanno sconvolto la vita di GINA MONTANA. Tutti, però, con un fattore in comune: il razzismo. Sound hardcore e liriche provocatorie, questo il suo stile. Dal 6 Novembre è disponibile il suo EP “Pantera Nera”. Rabbia, dolore, provocazione ma anche femminilità e sensualità, queste le sensazioni che si nascondono dietro il suo EP.

Nome: Jessica
Cognome: De Michele 
In arte: GINA MONTANA
Età: 27
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: BLOCKA
Album pubblicati: Pantera Nera
Periodo di attività: Dal 2019
Genere musicale: Hip Hop, Dancehall, Rap
Piattaforme: Spotify, Apple music, YouTube, Tidal 

Parlaci di te Gina!

Mi chiamo Jessica de Michele vengo da Roma ma sono di origine africana da parte di mamma e sangue calabrese da parte di papà. Ho 27 anni e vivo a Roma. Nella vita ho sempre cercato di inseguire i miei sogni, riguardanti la musica e non, ed essere una buona madre sopra tutto, poi il concetto madre ad oggi lo definirei un lavoro a tempo pieno. Ho fatto tanti tipi di lavori diversi dalla cameriera, barista, e gelataia a fare anche commessa e parrucchiera, anche per 5 anni in Germania. Ora però visto che sto mettendo delle basi solide per il futuro di mio figlio vorrei concentrarmi sulla musica. 

Tanti, purtroppo, i fatti che hanno sconvolto la tua vita. Tutti, però, con un fattore in comune: il razzismo. Come hai cercato di combatterlo in questi anni? 

Bhe nel momento in cui vivevo questi episodi non ero per niente forte anzi, accusavo! e accusando credo che automaticamente si creò intorno a me una corazza per difendermi. Quindi sono diventata molto arrogante spavalda o come si dice a Roma COATTA. un ricordo che non ho mai rimosso dalla mente è la scuola, che per me era come andare al patibolo ogni mattina. 

C’era sempre un motivo pe prendersela con la Negra, anche la prima volta che ebbi un fidanzatino alle medie, per queste BULLE BIANCHE io non potevo averlo. Oppure quando mi scrissero con la bomboletta fuori dalla scuola JESSICA DE MICHELE NEGRA DE MERDA, mai capii il perché. Se mi conosci sai quanto sono gentile, amorevole, e che do l’anima per chi se lo merita, ma il mio passato mi ha reso anche molto diffidente tendendo sempre a mettere le Mani avanti. 

Una vita caratterizzata dall’essere nata nera in Italia. Una storia, la tua, non facile da digerire e che, in un modo o nell’altro, ha segnato il tuo percorso. In che fase ti sei avvicinata alla musica e perché?

Sicuramente tutta la mia passione me l’ha trasmessa mia madre, perché non conosco nessuno che ama ballare più di lei, ma si sa che in Africa c’è poco ora, figuriamoci 40 anni fa, e quindi lei sognava e sognava l’Europa in tour, e l’ha fatto dopo che conobbe mio padre in Africa (lui era un costruttore di barche). Mia madre ballava con un gruppo che suonava musica tribale africana, girava per tutta Europa e mi portava quasi sempre con lei; Francia, Olanda, Svizzera ecc.. Ma l’impatto con la musica vero e proprio l’ho avuto quando sono andata in Africa per la prima volta a 15 anni. Da lì ho capito che era quello che mi faceva stare bene, ballare mi liberava e libera tuttora dalla pesantezza mentale di tutti i giorni, e cantare anzi no rappare mi libera dalla montagna di parole che ho in testa che non riesco ad esternare in altri modi. 

Sound hardcore e liriche provocatorie, questo il tuo stile. Come nasce e a chi ti ispiri?

Il mio stile è come sono in realtà, cioè non mi impegno ad essere quello che sono oggi o quello che vedono le persone sui social, sono sempre la stessa. Io sono abbastanza vecchia scuola, anche sulle mie Playlist sono molto old-school, quindi come fonte d ispirazione ti dico.. MISSY ELLIOT, QUEEN LATIFAH, LIL KIM.

Riguardo la scena italiana rimango sempre un passo indietro, anche se ascolto alcuni italiani tipo Izi, Paky Tedua Rkomi che mi ricordano molto artisti come battisti de André venditti,.. Ma il TKLAN e NOYZ fanno parte della bibbia di Roma e io li ho sempre in cuffia. 

Molta della mia ispirazione viene assurdamente dalla musica neomelodica napoletana, essendo cresciuta in un quartiere come Ostia, in quartiere popolare di case popolari. 

Per me Nino D’angelo, Gianni Vezzosi, Tommy Riccio, sono tanta robba e poi sono parte fondamentale della mia adolescenza, ogni canzone mi ricorda un pezzo di vita. 

Dal 6 Novembre è disponibile il tuo EP “Pantera Nera”. Quando e perché è nato questo progetto?

Io ho sempre voluto fare RAP, da che comunque sono sempre stata nell’ambiente, da quando si facevano i live underground e ancora non c’era Spotify, Apple music ecc, e si vendevano i CD ancora. 

Peró prima non era così una moda, la gente ti prendeva in giro se dicevi che facevi rap, e poi dovevo lavorare perché bisognava porta i soldi a casa. Passarono anni, un figlio, una famiglia e la musica per me passo’ purtroppo in secondo piano. 

Fino a quando FAMA (produttore, manager) SEI MESI FA mi ha parlato del progetto che aveva in mente ho sentito come se fosse la mia ultima chance perche’ comunque 27 anni non sono pochi. Quindi ho detto va mi butto!! E niente ci siamo chiusi a studio e questo è quello che è uscito fuori. 

Lavorare con FAMA per me e stato un arricchimento di cose che non sapevo sulla musica, grazie a lui sono migliorata tantissimo e ce né ancora di lavoro da fare e spero che il rapporto professionale e di amicizia sia destinato a durare. 

Rabbia, dolore, provocazione ma anche femminilità e sensualità, cosa c’è dietro a questo EP?

Come dicevo prima ci siamo mesi a tavolino per decidere come muoversi, era partito con un mixtape di 20 tracce ma avevo paura di annoiare le persone, entrando nella scena con troppi bagagli per intenderci, quindi alla fine abbiamo scelto le 5 più significative taglienti e sensuali (dutty wine è un pezzo dancehall che rispecchia un periodo della mia vita) e sono molto orgogliosa di come sia riuscita a finire un qualcosa che avevo. Iniziato. 

Hai annunciato l’album con l’uscita di un singolo, “Blocka”, lo scorso 30 ottobre. Cosa vuole raccontare il pezzo?

Ovviamente parla del blocco, per me “tutta ROMA è la mia zona” si intende che ogni zona è un blocco e in ogni blocco c’è un ricercato “ho il talento senza euro metto su un racket” e che in ogni blocco c’è un italiano nero che con la sua esperienza di razzismo la sua voce “lascia segni sulla nuca”.

Poi il pezzo finale un po’ me la meno anche se si capisce dal “da ragazzina mi prendevano di mira, ora tutti in fila” che per arrivare dove sono ora ne ho passate tante. 

Mio fratello Delgado mi ha aiutato tanto, ci conosciamo da 10 anni e più, e anche lui canta, quindi ho sempre preso lui come esempio. Come si dice con gli amici veri se magna e se dorme insieme. 

Si avverte una voglia di riscatto molto forte, come vedi questa tua classificazione nei “Nuovi italiani”?

Sono molto contenta di questo, era il primo traguardo dove volevo arrivare. Anche se in Italia ci sono abbastanza rappresentati della nuova generazione, italiani neri gialli verdi rossi, ma molto spesso anche loro fanno parte di questa nuova generazione e quindi penso che non ne sappiano davvero abbastanza di cosa stanno parlando.

Il tuo EP mette le basi per un progetto artistico ben più strutturato e duraturo. Cosa hai in programma per i tuoi ascoltatori?

Sicuramente usciranno dei video dell’EP, e poi starete a vedere che vi combina Gina Montana.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Spero il mio messaggio sia arrivato, spero che un giorno non ci sarà più nessuno a combattere la diversità perché non esisterà più la diversità. 

E do un abbraccio enorme alle donne, alle donne di tutti i colori di tutte le forme e di tutti i tipi, siamo noi il futuro, educhiamo nel giusto I nostri figli maschi e vedrete che sarà un mondo migliore. 

GINA MONTANA for Siloud

Instagram: @ginamontana__
Facebook: @ginamontanab

Credits: Giulia Massarelli

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