InTheMusic: March., interview

March., al secolo Marcello Mereu, nasce in Sardegna ma la sua formazione e carriera si sviluppano all’estero. Avendo lasciato l’isola a soli 17 anni la sua vita si dividerà tra Inghilterra, Belgio, Spagna e Francia dove attualmente risiede. Dopo l’uscita di “Sipario“, in collaborazione con Anna Fronteddu, March. torna con il nuovo singolo “Gestalt“(Cello Label), il primo in lingua italiana da solista disponibile dal 4 dicembre su tutte le piattaforme digitali.

Nome: Marcello
Cognome: Mereu
In arte: March.
Età: 46
Città: Parigi, Bruxelles
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Long Cold Summer, Hands, è pericoloso sporgersi, Better than you, Gestalt
Album pubblicati: Safe & Unsound
Periodo di attività: dal 2016
Genere musicale: Pop/Rock/Dance
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Chi è Marcello nella vita di tutti i giorni?

Sono nato in Sardegna 46 anni fa; ho vissuto in Inghilterra, Spagna e Belgio e adesso vivo a Parigi. Mi sono laureato prima in Teatro e poi in Psicologia. Lavoro come coach/formatore nel campo della gestione dei conflitti e nella prevenzione del mobbing. Da febbraio sono papà di Marina che mi fa scoprire il mondo e la vita nuovamente e che amo alla follia. 

Ricordi l’episodio che nella tua vita ti ha fatto avvicinare alla musica?

Ricordo una scena in televisione di Nikka Costa che cantava, accompagnata dal padre, On My Own. Lei aveva circa 10 anni, io alcuni di meno. Con i miei pochi risparmi mi comprai la cassetta; ne ero affascinato. Da allora ho iniziato a scrivere canzoni. Ho cantato in diversi cori e polifoniche e ho seguito diversi corsi di canto, ma purtroppo, forse il mio più grande rammarico, non ho mai imparato a suonare uno strumento.

Quando e perché Marcello è diventato March.?

Un mio amico sudafricano mi chiamava March, altri amici Cello. I miei Marce. Mi sono sempre piaciute tutte le abbreviazioni, ma sono nato il 4 marzo (lo so, lo so come Tozzi e Dalla) e quindi mi è sembrata la scelta più naturale. Marcello è March. dalla nascita insomma… 

Come definiresti il tuo stile?

Champagne pop e non bevo champagne. Vorrei fare pop elegante, come Brian Ferry e i Roxy Music, ma in chiave più moderna e più varia. Come le All Saints stavano alle Spice Girls. Per me è importante avere melodie accattivanti che si possano cantare dappertutto, dalla macchina alla gola; piano o a squarciagola. Ma con un testo significativo. Voglio cantare di tutto e su tutto. Voglio parlare di ciò che conosco. Il vantaggio di iniziare dopo i 40 e che ho davvero tante cose da dire e storie da raccontare. Narcisismo, violenza domestica, ambiente, paternità, anoressia, identità, onanismo; non ci sono temi che non si possono cantare; bisogna solo trovare lo stile e la chiave giusta; ecco perché è necessario variare e adattarsi. 

Il tuo percorso musicale è cominciato a Bruxelles e nel 2018 hai pubblicato il tuo primo album. Da allora, come si è evoluto il tuo sound?

Il mio primo album aveva come fine di esplorare vari temi sia come contenuti che musicali. In certi versi è eclettico, ma in altri è pop duro e puro. Sto continuando quel discorso con l’album DUO, un album di duetti con voci femminili, in fase di lavorazione. Tutti i duetti sono diversi, sia come genere che come voci e tematiche. È un album bilingue. È duale in tutto e per tutto. Ho preso il primo album e l’ho elevato alla potenza di due, insomma. Ho altri due album in lavorazione: Petricore, in italiano, che esplora il cantautorato pop e Mania, un album dance in inglese, che esplora il mio lato musicalmente più leggero. Leggero, non superficiale. Gestalt è tratto da Petricore

All’inizio del 2020 hai annunciato 3 album: come è nato questo progetto?

Volevo dare più coerenza al mio progetto e prendere tre strade diverse allo stesso tempo. In verità di album ne avrei iniziati 5, ma mi sono detto che tre sono abbastanza. Lavoro a tutti simultaneamente e usciranno in tempi diversi. 

Dal 4 dicembre è disponibile “Gestalt”, il tuo primo singolo in italiano da solita, estratto dall’album Petricore. Com’è stato scriverlo e produrlo?

Ho scritto Gestalt in un’ora. Mi sono venuti in testa sia la melodia che il testo quasi allo stesso tempo e l’ho scritta tutta di un getto. Proprio come la terapia Gestalt: volevo che fosse espressiva e reale e soprattutto catartica. Ero pieno di amarezza. Appena l’ho scritta mi sono sentito subito meglio. Non scherzo quando dico che non c’è terapia migliore della musica. 

La Gestalt è una terapia espressiva: quanto i tuoi studi influenzano il tuo modo di far musica?

Tantissimo e non solo i miei studi e le mie letture, ma anche il mio lavoro e tutte le esperienze. Per me la psicologia non è una scienza chiusa in un cassetto o in una serie di libri; è la vita di tutti i giorni e informa tutte le scelte che faccio nel senso che niente è lasciato al caso nelle mie scelte musicali. A parte l’ispirazione, quella viene quando vuole. E per fortuna viene spessissimo. 

Cos’hai in programma per il futuro?

Tantissime cose. Di canzoni ne continuo a scrivere tante. Innanzitutto, vorrei terminare i tre album su cui lavoro. E poi vorrei fare un bel tour, appena possiamo, e appena ce lo possiamo godere tutti. Ci farà davvero bene, credo. 

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Innanzitutto, ringraziarli di aver letto l’intervista. Come ringrazio voi d’altronde. E poi che ascoltassero i miei testi. Sarebbe il regalo più bello. 

March. for Siloud

Instagram: @marchthesinger
Facebook: @March.Thesinger
YouTube: Cello Label

Credits: Sara Marinelli, Cello Label

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