InTheMusic: Bosco, interview

Sono in 4 distribuiti a Roma nella sua immensa vastità tra nord, centro e sud, praticamente come se fossero città diverse. Hanno tra i 30 e i 39 anni: AlessiaDanieleFrancesco e Giulia insieme sono Bosco. “Sfero” è il loro ultimo singolo che, scavando più a fondo, si presenta come una riflessione della nuova vita post trent’anni.

Band: Bosco
Componenti: Daniele, Giulia, Alessia, Francesco
Età: 30/39
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Sfero, Diadora, Malaga (un altro margarita), Il Disertore (me ne andrò a Berlino)
Album pubblicati: Era
Periodo di attività: dal 2014
Genere musicale: Indie-Pop, Synth-Pop, Alternative
Piattaforme: Spotify, Youtube, Apple Music, Deezer, Tidal, Amazon Music

Chi c’è dietro il progetto Bosco?

Siamo in 4 distribuiti a Roma nella sua immensa vastità tra nord, centro e sud, praticamente come se fossero città diverse. Abbiamo tra i 30 e i 39 anni, io (Daniele) ne avrei 40 ma quest’anno non conta. Lavoriamo tutti ed è già un traguardo, Alessia in HR, Daniele come Analista Dati, Francesco in uno studio grafico (tutte le grafiche della band sono sue) e Giulia è una Videomaker (molti contenuti video della band sono suoi).

Qual è il significato del vostro nome d’arte?

Bosco rappresenta un mondo circoscritto che ha un inizio e una fine, delimitato nei suoi confini, tutto accade e non accade al suo interno. Un po’ come quello che succede quando scrivo mettendomi a nudo sperando di non essere visto. E’ anche un brano meraviglioso dei Placebo per il quale stavo in fissa nel 2013 e mi fa stare bene ogni volta che lo sento. 

Bosco nasce a Roma ed è costituito da quattro artisti: come vi siete conosciuti e perché avete scelto di intraprendere un percorso insieme? 

Con Alessia e Francesco avevamo un’altra band con più di 10 anni di carriera (The Shadow Line, album I giorni dell’idrogeno sentite che bomba) ad un certo punto il chitarrista ha deciso di intraprendere altri percorsi musicali ed eravamo sul punto di fermarci. Poi per puro caso ho ascoltato la voce di Giulia in un video ed ho pensato che insieme avremmo potuto fare grandi pezzi. Francesco (batteria) e Alessia (basso) li ho convinti in 30 secondi, Giulia ai synth e alla voce con me è perfetta.

Quali sono i vostri riferimenti musicali che mettete insieme nelle vostre produzioni?

I pezzi prendono forma quasi sempre da provini chitarra e voce, a volte li scrivo per la voce di Giulia direttamente perché la sento sua, ed è normale che i miei riferimenti siano abbastanza marcati: Baustelle, Bon Iver, Divine Comedy, Niccolò Fabi per dirne alcuni, adoro quando in sala cominciamo a metterci mano e i synth, la batteria elettronica e il basso lo rendono a volte un pezzo totalmente distante da come era nato.

Con questa domanda vorremmo conoscere due dettagli fondamentali: qual è la mission di Bosco e come descrivereste ciò che fate?

Mi sento profondamente impreparato ad affrontare questa vita da grande, la musica è sempre stato un modo per scaricare le mie insicurezze e i nostri pezzi parlano di questo, del sentirsi fuori posto, delle storie d’amore che ti rivoltano, della piena incertezza verso il futuro ma anche di come è meraviglioso godere della vita in ogni aspetto. 

A livello di sound, abbiamo già detto che in qualche modo siete ovviamente condizionati dai vostri ascolti ma che li riadattate totalmente in un prodotto che vi caratterizza a 360 gradi: quale pensiate siano le caratteristiche che vi contraddistinguono? 

Il nostro punto di forza è che non abbiamo il 100% degli ascolti comuni, anzi, siamo abbastanza distanti, ma ci troviamo in sala e qualcosa di magico accade tutte le volte e ognuno mette qualcosa di suo che porta il pezzo finito ad avere un’eleganza intrinseca che si nota al primo ascolto. Ad esempio Malaga (un altro margarita) del nostro precedente album Era (2015) è nata durante la mia ultima vacanza con gli amici, quelli di una vita, on the road per l’Andalusia, avevo in testa il motivo ma niente con cui suonarlo e quando arrivai in sala al mio ritorno avevo solo dei provini cantati sul cellulare e la Moleskine piena di parole, la band serve anche a quello, a far chiarezza e mettere in ordine le idee, ed è uscito un gran pezzo.

“Sfero” è il vostro ultimo singolo che, scavando più a fondo, si presenta come una riflessione della nuova vita post trent’anni. Come nasce e come è stato prodotto questo brano? 

È un brano che nasce come sempre chitarra e voce, nella mia vecchia casa, la storia con la mia attuale ragazza si era interrotta per qualche mese e volevo scrivere qualcosa che ci riguardasse ma senza essere smaccato, e sono rimasto affascinato dagli elementi, l’aria, l’acqua, il fuoco e la terra che si uniscono in un’unica forma d’amore che governa l’universo. Avevo visto da poco Interstellar e lo spazio non l’avevo mai interpretato così. La canzone è piaciuta, infatti, la ragazza di cui sopra, la sposo.

Ad inizio 2020 avete rilasciato “Diadora”, un singolo che ha aperto un nuovo capitolo del vostro percorso nella musica. Cosa è cambiato rispetto prima? 

Ci siamo presi un po’ di tempo per scrivere quando abbiamo finito di girare live con il precedente album, sono usciti fuori tantissimi provini e abbiamo deciso di fare una cosa che non avevamo mai tentato prima, affidare totalmente la produzione artistica ad una persona esterna, in questo caso Matteo Cantaluppi che ha messo le mani su 3 brani Diadora, Sfero e Trent’anni (che probabilmente uscirà nei prossimi mesi). È stato illuminante lavorare in questa maniera, ti fa capire come un brano possa dire tanto di più tagliando mezza strofa o anticipando il chorus e solo chi maneggia il Pop di alta classifica come se fosse niente può aiutarti a capirlo. Il mastering di Giovanni Versari fresco di Grammy ha reso tutto perfetto.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Tornare a volerci bene e a guardarci in faccia (cit. Diadora) sicuramente usciremo con altri singoli e con un album con la nostra nuova etichetta BOA Studio Records, appena sarà possibile continueremo a lavorare sui pezzi nuovi, non vediamo l’ora di portarli live!

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Tornate a sentire i concerti quando sarà possibile, ascoltate musica nuova, diversa, anche Bosco se vorrete ma vivete la musica, è l’unica cosa che ci salverà.

Bosco for Siloud

Instagram@nelboscoofficial
Facebook@nelboscoofficial

Credits: Marco Negro, Astarte Agency

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