InTheMusic: Charlie Fuzz, interview

Charlie Fuzz, nome d’arte di Carlo Cerroni, nella vita di tutti i giorni è uno sviluppatore grafico con una laurea in Lingue alle spalle, con la passione per la musica, i libri e le serie televisive. Vive ancora la sua ambizione musicale nella città in cui è nato (Ceccano) e spera di poter diffondere il verbo quando riapriranno i live club.
Autoradio” è il suo ultimo singolo, di cui ha scritto il testo di getto pochi giorni dopo aver pensato una musica frenetica ma dal ritmo ben riconoscibile.

Nome: Carlo 
Cognome: Cerroni
In arte: Charlie Fuzz
Città: Ceccano (FR)
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Autoradio, Dimmi cosa vedi, In quarantena, Serena grandine, Bosco
Album pubblicati: Varenne
Periodo di attività: dal 2017
Genere musicale: Indie pop
Piattaforme: Spotify, YouTube Soundcloud, Bandcamp, ecc.

Chi è Charlie Fuzz nella vita di tutti i giorni?

Nella vita di tutti i giorni sono uno sviluppatore grafico con una laurea in Lingue alle spalle, con la passione per la musica, i libri e le serie televisive. Vivo ancora la mia ambizione musicale nella città in cui sono nato (Ceccano) e spero di poter diffondere il verbo quando riapriranno i live club.

Il tuo è un nome d’arte davvero simpatico. Da cosa nasce?

In realtà, come la maggior parte dei casi in questo campo, è nato tutto abbastanza casualmente. Chiamandomi Carlo, molti amici mi hanno sempre chiamato “Carletto” e una minore percentuale “Charlie”.

Quando avvenne la strage nella sede di Charlie Hebdo dove girava l’hashtag #JeSuisCharlie ho pensato bene di aggiungermi alla massa e cambiare il mio nome su Facebook per un po’, aggiungendo poi “Fuzz” che era un nomignolo nato qualche anno prima, vista la mia passione per l’omonimo pedale della chitarra e per i Mudhoney. Inizialmente però volevo chiamarmi “Varenne”, poi alle votazioni ha vinto l’altro e Varenne l’ho usato per il titolo del mio primo EP.

Fino ad oggi hai fatto molta esperienza nella musica. Facciamo, però, un passo indietro: qual è il tuo primo ricordo legato alla musica?

Il primo ricordo che mi viene in mente è per forza di cose il mio primo concerto a 11 anni con la mia primissima band, facevamo noise perché non sapevamo suonare nulla. Non avevo una chitarra elettrica di mia proprietà perciò mi prestarono una chitarra rossa “a freccia” che era nettamente più grande di me. Al primo “accordo” la chitarra si sfilò dalla cinta e cadde per terra, il padrone è fortunatamente ancora mio amico, ma suo fratello che vedo più spesso, me lo rinfaccia scherzosamente ogni volta, da quell’anno (Ciao Accelo).

Quali sono i generi musicali che più ascolti?

Diciamo che prediligo tutto ciò che è alternative, indie e college rock ma non mi fermo lì ovviamente. Mi piace anche l’itpop meno scontato, il nostro cantautorato, il rock and roll degli anni 50, il punk e l’hardcore. Per darti un’idea migliore dei miei artisti preferiti: Beck, gli Smiths, i Sonic Youth, i Blur e tanti tanti altri.

“Autoradio” è il tuo ultimo singolo, di cui hai scritto il testo di getto pochi giorni dopo aver pensato una musica frenetica ma dal ritmo ben riconoscibile. Ci racconti di più sul testo di questo brano?

La parte testuale è nata in seguito a una vicenda per me poco piacevole. Ero stato chiamato a registrare una canzone per una colonna sonora di un film abbastanza mainstream (non parlo ovviamente della canzone di “Tutta colpa di Freud” che esiste).

L’esperienza in questione non andò a buon fine, non ero a mio agio in studio e me ne sono andato con un pugno di mosche in mano e fortemente amareggiato dal trattamento. Successivamente ho pensato che da quella perdita di tempo potevo far nascere una canzone e mi sono sfogato così.

In che modo questo brano è stato lavorato dal punto di vista del sound?

In quel periodo stavo ascoltando molto La batteria, il contrabbasso, eccetera di Battisti e Spazio di Leo Pari. Due dischi similari per quanto riguarda soprattutto l’atmosfera, seppure di due epoche lontane tra loro. Elementi come il synth spaziale o la sezione ritmica che sembra un loop nevrotico mi hanno catturato e volevo avere anche io creare qualcosa che andasse in quella direzione.

Avevo in mente solo il loop della strofa, volevo fosse qualcosa di monotono che si sarebbe colorato nel ritornello. Per il colore mi hanno aiutato molto i Caraibi (la band che suona con me) che hanno colto al 100% l’essenza del pezzo. L’arrangiamento e la pre-produzione è stata invece opera di Francesco Megha, con il quale abbiamo collaborato per questo e altri futuri singoli.

In che modo il brano si ricollega alle tue produzioni passate?

Autoradio è sicuramente un pezzo anomalo rispetto ai singoli precedenti, sono del parere che un’evoluzione o un piccolo cambio di direzione non facciano mai male a un certo punto della propria carriera.

Sono una persona che si incuriosisce e a cui piace sperimentare, non guardo mai a ripetizione un film che mi è piaciuto tanto come fanno molti amici; per lo meno è raro che io lo faccia, lo stesso accade con le mie creazioni. Ciò non toglie che ne rimane sicuramente il mio modo di scrivere e di cantare, è solo un’evoluzione dello stesso stile, qualche volta torna anche indietro, ma non si dissolve mai del tutto.

Siamo curiosi di sapere due dettagli del tuo percorso artistico: come nasce un tuo brano (in generale) e quali sono (secondo te) le principali caratteristiche della tua musica?

Generalmente, almeno per quanto mi riguarda, non c’è una formula stabilita che seguo per creare un pezzo. Diciamo che quando mi sento ispirato arriva una melodia, un suono o un’atmosfera che vorrei creare, successivamente prendo la chitarra o il piano e la sviluppo senza un testo vero e proprio, dopo di che viene il testo. Per il testo mi piace parlare delle cose che vivo o che ho vissuto, la cosa più bella è quando poi il testo arriva alle persone.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Intanto vorrei riprendere a suonare, anche al di fuori del Lazio come i vecchi tempi, poi vorrei far parte di un’etichetta un pochino più grande di quella gestita da me (Povery Dischy); anche per potermi confrontare con punti di vista diversi e con più esperienza nel campo rispetto alla mia. Successivamente vorrei che i miei singoli fossero parte di un disco a tutti gli effetti.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Quando riapriranno i locali (chissà quando) fatevi coraggio piano piano e andate a vedere i concerti, nonostante tutte le piattaforme innovative del mondo rimane il modo più bello per scoprire e ammirare o re-ammirare gli artisti.

Charlie Fuzz for Siloud

Instagram: @charliefuzz_propriolui
Facebook : @charliefuzzpropriolui
YouTube: Povery Dischy

Credits: Riccardo Zianna, Giorgia Groccia

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