InTheMusic: Golconda, interview

Golconda è un cantautore fiorentino di 26 anni con l’amore per la musica. La sua musica, però, non è solo musica, ma piuttosto il racconto di storie. Il suo esordio coincide con la pubblicazione del brano “Il mondo di Ambra” nell’estate 2020. Il 23 ottobre, invece, è uscito “Non è una canzone”, un pezzo definito come “parole in successione accompagnate per sentirsi meno sole.”.

Nome: Francesco
Cognome: Turco
In arte: Golconda
Età: 26
Città: Firenze 
Nazionalità: italiana
Brani pubblicati: Il mondo di Ambra, Non è una canzone
Periodo di attività: dal 2020
Genere musicale: cantautorato, pop, indie, alternative rap
Piattaforme: Spotify, Apple Music, YouTube, Deezer, Amazon Music, ecc.

Chi è Francesco quando non è Golconda?

Sono un ragazzo di 26 anni di Firenze, trapiantato a Padova per studiare psicologia e scoprire un po’ il mondo fuori dalla mia città. Oltre allo studio, ho sempre provato grande interesse verso svariate forme d’arte… ho esplorato la scrittura di poesie, di sceneggiature, poi il teatro e infine quell’arte in cui più mi sono sentito a casa, la musica.

Qual è stato il tuo primo approccio con la musica e perché ti ci sei avvicinato?

Da più piccolo ho scoperto la musica appassionandomi al rap, colpito dalla potenza del ritmo delle parole e dalla perfezione di certi modi di incastrarle. Come tanti ho deciso a mia volta di scrivere, e sono nati i primi testi. Per quanto rap, ho sempre mantenuto un sorta di anelito cantautorale nella scrittura, perché ho sempre sentito il bisogno di andare al di là del cliché dell’hip-hop. Basti dire che il mio mito è stato Caparezza, prima di tanti altri. A un certo punto ho fatto il salto, ho imparato a suonare, a comporre e arrangiare ed è nato Golconda, cantautore con tendenze rap ancora incontrollate.

Come nasce il tuo nome d’arte?

Il mio nome d’arte è il titolo di un quadro di Magritte, quello, per capirci, degli uomini che “piovono” (o ascendono?). Magritte è un artista con il quale sento una grande e surreale sintonia… la semplicità formale del disegno che si accompagna a un effetto sorprendente, destabilizzante e illuminante… saper evocare, raccontare, destabilizzare, generare pensieri e sensazioni nuove… questo piacerebbe fare anche me con le mie canzoni. Golconda in particolare è il nome di un’antica città dell’India, una città reale ma in qualche modo leggendaria: per i suoi diamanti, che nel passato erano venduti e celebrati in tutto il mondo. Come mi disse un ragazzo dopo un concerto, ce n’è uno anche al centro della corona della regina Elisabetta, madre dell’attuale Elisabetta II. Insomma, l’ho trovato un nome evocativo!

La tua musica non è solo musica, ma piuttosto il racconto di storie: cosa vuoi dire a chi ti ascolta?

Al centro per me c’è sempre stata la parola, il testo per me è fondamentale, non può essere liquidato con leggerezza, ricalcando cliché che a volte colonizzano e asfissiano un dato genere musicale. Nelle mie canzoni, sì, spesso racconto delle storie, più o meno bizzarre o poetiche… a volte cercando di cogliere quelle “gocce di splendore” disseminate qui e là in questo buffo mondo umano, a volte cantando il dolore di certi momenti, di certe vite… e altre volte sdrammatizzando con un po’ di sana ironia.

Il tuo esordio coincide con la pubblicazione del brano “Il mondo di Ambra” nell’estate 2020. Cosa puoi dirci su questo pezzo? E com’è stato “vedere” per la prima volta un tuo brano pubblicato?

Il mondo di Ambra è nato dopo un incontro con una ragazza… era per me fortissima la sensazione di vederla bloccata dalle troppe paure, paure di scegliere, di prendere una direzione. In sintesi una grande paura di vivere, di rendersi vulnerabile, di aprirsi alla possibilità di sbagliare, di soffrire… e però per amare, appassionarsi, godere del buono della vita, mi pare non ci sia alternativa: serve rischiare qualcosa, scommettere, lanciarsi. Con questa canzone mi confronto, insieme a lei, con queste paure così opprimenti, per provare ad allentare le corde, alleggerire la pesantezza, portare un po’ di sano scompiglio in un mondo ridotto a meccanismo freddo, ripetitivo. 

Pubblicare il mio primo brano è stato senz’altro emozionante, e anche per questo ringrazio Piuma Dischi, la mia etichetta, che crede in questo progetto, oltre a Samuele Cangi e Tommaso Giuliani del Blue Moon Rec Studio di Firenze, che l’hanno prodotto e mixato.

Il 23 ottobre, invece, è uscito “Non è una canzone”, un pezzo definito come “parole in successione accompagnate per sentirsi meno sole.”. Di cosa racconta il brano?

Il brano è uscito un po’ da sé, sono pensieri e sensazioni sulla vita che esprimo senza molti filtri, nel modo più spontaneo e genuino che ho trovato. Parla del fatto che la vita arriva sprovvista di istruzioni per l’uso, e dice che nonostante questa condizione potenzialmente molto pesante, possiamo certamente trovarne un senso e viverla con allegria. Quindi insomma, c’è un po’ un condensato di nostalgia, passione, paura e speranza, in questa canzone.

C’è in cantiere un album?

Proprio in questi giorni sto facendo un po’ il punto, le canzoni per pensare a un progetto più strutturato come un album ci sono, la voglia pure… mentre i lavori in corso proseguono, posso anticipare che prima di tutto prossimamente arriverà un terzo singolo, un po’ diverso dai primi due.

E cosa ti aspetti per il futuro?

Spero di continuare a riuscire a esprimere con la musica qualcosa di quello che mi attraversa, mi piacerebbe collaborare con altri musicisti, ma anche poeti e scrittori… e qualche esperimento è già partito!

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Li ringrazio se sono arrivati fin qui! Spero di non essermi dilungato troppo nelle risposte, ma mi sembrava un’ottima occasione per raccontare un po’ la mia musica… che trovate su Spotify e su tutte le altre piattaforme di streaming. Grazie mille e alla prossima!

Golconda for Siloud

Instagram: @golconda.official
Facebook: @golcondaufficiale
YouTube: Golconda

Credits: Federico Cardu, PressaCom

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