InTheMusic: Lil Alice, interview

Alice Coppo, in arte Lil Alice, è una cantautrice di Vicenza. Ci ha confidato che la musica è la stella attorno alla quale gravita la sua vita e che unisce tutte le sue contraddizioni e sfumature. Pur essendo una cantautrice, il suo sound è anche vicino al pop più attuale, essendo pieno degli più svariati riferimenti musicali.
Oceano” è il suo ultimo singolo: multiforme e attuale, è una sorta di esperimento dalle sonorità liquide e profonde.

Nome: Alice
Cognome: Coppo
In arte: Lil Alice
Età: 35
Città: Vicenza
Nazionalità: Italia
Brani pubblicati: Oceano, Leadbelly, Il canto della donna serpente
Album pubblicati: Lil Alice
Periodo di attività: dal 2009
Genere musicale: Cantautrice
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Amazon Music

Quando non fai la cantante, chi sei Alice?

È una domanda che anch’io pongo spesso a me stessa. Scherzi a parte, consapevole delle diverse sfaccettature dell’essere per cui è difficile presentarsi, posso però affermare che la musica è la stella attorno alla quale gravita la mia vita e che unisce tutte le mie contraddizioni e sfumature. Ho la fortuna, per il momento, di potermi dedicare quotidianamente al perfezionamento della voce, degli strumenti e dei repertori specifici a cui mi dedico; mi preparo per i vari concerti; studio musica con mia figlia, che è violinista; insegno canto. Poi, cerco sempre di nutrire la mia anima di stimoli positivi e costruttivi. Oltre alla musica, leggo libri, mi fermo a guardare un quadro, un film, un tramonto, instauro un dialogo con qualcuno e, quando queste cose vibrano in me in modo particolare, finiscono poi anche per diventare musica e/o processi creativi.

Quando è nato il tuo amore per la musica?

Ho sempre amato la musica sin da piccola, vissuta nell’anima e tra le mura di casa e con gli amici. Ho iniziato a studiare chitarra a dodici anni ma mi sono resa conto, ad un certo punto, che mi appassionava maggiormente l’aspetto armonico, capire come esso si strutturava e mi veniva naturale, poi, accompagnarmi nel canto. Infatti, ho inseguito quest’ultimo anche se, in verità, non riesco a stare troppo tempo senza la mia chitarra.

Al liceo ho avuto la fascinazione per l’opera lirica, mi piacevano la totalità degli elementi artistici che la costituiscono e moltissimo il modo raffinato e espressivo di certi interpreti del settore, come la mia prima maestra di canto. Adoravo la sua voce, volevo cantare anche io con tanta eleganza e consapevolezza. Fu così che cominciai a studiare belcanto mentre parallelamente suonavo la chitarra in band di rock alternativo e scrivevo le mie canzoni. In un secondo momento entrai a fare parte di una importante Schola Cantorum della mia città, grazie alla quale ho scoperto il repertorio barocco, di cui mi innamorai e ho studiato anche Canto Rinascimentale e Barocco.

Il tuo percorso musicale è stato segnato dalla scoperta del blues folgorante di Jimi Hendrix, ma chi sono gli altri artisti a cui ti ispiri?

Esatto… da bambina mi piacevano certi compositori classici. Mi colpirono in particolare Le sacre du printemps di Stravinsky, Lo Schiaccianoci di Tchaikovsky e La mer di Debussy. Parallelamente adoravo Franco Battiato, che ascoltavamo in casa, e i Queen, dei quali fu il primo cd che acquistai. Ma la scintilla che mi fece chiedere a mia madre (forse più corretto sarebbe dire ‘assillare’) in regalo una chitarra fu l’ascolto del grande Jimi Hendrix. Da lì in poi fu l’inizio della fine. Mi appassionai al blues e al folk e da teenager mi innamorai delle sonorità ruvide e sensuali di PJ Harvey; un altro fulmine a ciel sereno fu Joni Mitchell, scoperta comprando casualmente un suo album, Blue, e anche quello cambiò la mia vita. Joni Mitchell è stata ed è tutt’ora una musa, ho ascoltato così tanto le sue canzoni che quasi mi sembra di conoscerla davvero. La sua voce è per me un riferimento molto importante, bellissima non solo esteticamente ma anche per la sua grande espressività che quasi ti tocca mentre l’ascolti.

Ma ci sono anche tanti altri riferimenti musicali nella mia vita: mi piacciono molto Björk, Hindi Zahra, Charles Mingus, John Coltrane, Miles Davis, le chitarre di Baden Powell, Francisco Tárrega, Franco Battiato, così come la musica antica e certe musiche tradizionali, come quella dell’Africa Nord-Occidentale, araba… Insomma, un elenco di tutto sarebbe davvero difficile. Diciamo che spazio molto negli ascolti ma sono comunque selettiva.

Nel 2009 inizi un percorso come cantautrice e nello stesso anno scrivi e registri le colonne sonore per il documentario “A Nord-Est”. Come questa esperienza ha cambiato il tuo percorso nella musica? E quali altre sono le collaborazioni che hanno significato qualcosa per te?

Ho sempre serbato il desiderio di scrivere musica per film e, poi, casualmente è arrivata questa possibilità. È stato sicuramente interessante pensare a comporre qualcosa su un tema o uno stile preciso indicato dal regista, si avvia un processo creativo che è un po’ esterno a se stessi ma che comunque deve essere filtrato da gusto e sensibilità propri. È un’esperienza molto bella e che spero un giorno di rifare. Sicuramente, in quel momento, ho realizzato che, in un certo senso, il mio approccio alla composizione non era così lontano dalle colonne sonore e, così, ho inseguito questo processo ma senza forzature…a volte compongo anche senza costruire un immaginario preciso ma semplicemente perché voglio sperimentare un determinato procedimento armonico melodico o ritmico. In generale, però, immagino molto quello che scrivo.

In parallelo alla mia attività di cantautrice ho portato avanti negli anni anche altre collaborazioni. Sicuramente, una delle persone a cui maggiormente mi sento legata in questo viaggio è l’amica e cantautrice triestina Irene Brigitte. Insieme abbiamo condiviso tante bellissime esperienze, tra cui un progetto di musica antica (O Vive Rose Ensemble) dedicato alle compositrici del passato; insieme abbiamo anche suonato le cantautrici da tutto il mondo con il duo Lucernari.

Sei una cantautrice ma il tuo sound è anche vicino al pop più attuale. Come lo definiresti?

Come definire il mio sound è una domanda difficile, io stessa ancora non ho saputo rispondermi! Adoro il modo eclettico di fare musica di certi compositori e sono sempre stata affascinata da questa apertura e capacità di collegare e sintetizzare gli input. Ad ogni modo, credo che il mio sound sia il prodotto di tutti i miei ascolti, sia dal punto di vista musicale che emotivo. Ciò che scrivo va anche, in un certo senso, a soddisfare non solo delle idee musicali ma anche la necessità di esprimere un concetto, una sensazione. Ho sempre sentito il comporre come un qualcosa di simile al film o al teatro, dove parole, musica, colori, voci, personaggi convivono e raccontano una storia. Questi elementi vivono realmente nella mia immaginazione e mi conducono nel percorso di creazione dei brani. Mi piace, dunque, ricercare i suoni, creare dei paesaggi sonori su cui far vivere dei personaggi, delle scene e non mi pongo troppi problemi sul genere musicale, piuttosto cerco di prestare attenzione a ciò che la canzone richiede.

“Oceano” è il tuo ultimo singolo: multiforme e attuale, è una sorta di esperimento dalle sonorità liquide e profonde. Cosa puoi dirci su questo brano?

“Oceano” è stato scritto diversi anni fa. È nato in una giornata d’inverno, a Venezia… Uscivo dall’ università e mi incamminai per la città, vagando assorta nei miei pensieri. Mi soffermai a guardare il mare aperto e mi misi in ascolto del suono delle onde…mi vennero di getto questa melodia e la frase: “Puoi sentire anche tu il rumore delle balene?”. Poi altre frasi e presi nota. Non ho apportato grandi modifiche al testo in seguito, si posava bene sulla melodia e la versione finale è rimasta molto simile alla prima stesura.

Qual è la storia che volevi raccontare?

“Oceano” è una piccola sceneggiatura di un flusso di pensieri in un momento in cui mi sentivo innamorata. Avevo bisogno di dar voce a questo sentimento forte e allo stesso tempo avvertivo tutta la precarietà di una relazione amorosa incerta che mi faceva naufragare. Immaginavo di parlare apertamente a questa persona… Ho sentito una correlazione tra quel cullare di onde che mi accompagnava e la profondità del mio essere; vedevo i miei pensieri e le mie sensazioni nell’abisso dell’ oceano, li visualizzavo emergere avvolti in una luce bluastra…

C’è in cantiere un album?

Certamente… I lavori in studio sono già iniziati.

E, infine, quali sono i tuoi programmi per il futuro?

Continuare a fare musica, sicuramente.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Parafrasando gli antichi: VIVETE FELICI!

Lil Alice for Siloud

Instagram: @lilalice.music
Facebook: @lilalicelil
YouTube: Lil Alice

Credits: Morgana Grancia, Conza Press

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