InTheMusic: Marinelli, interview

Giovanni, in arte Marinelli, nato in provincia di Taranto e ormai bolognese d’adozione da 20 anni. La sua è una storia musicale nata tra le mura di casa poiché la madre suona il piano. “Blu” è il suo primo album, un album che galleggia sul mare, attingendone colore, bellezza e potenza. Il mare a fare da sfondo, da spettatore silente, a tutto il disco.

Nome: Giovanni
Cognome: Marinelli
In arte: Marinelli 
Età: 40
Città: Bologna
Nazionalità: Italiana
Periodo di attività: Dal 2009
Genere musicale: pop
Piattaforme: Spotify, Apple Music, YouTube, Deezer

Chi è Marinelli nella vita di tutti i giorni?

Sono Giovanni, in arte Marinelli. Nato in provincia di Taranto e ormai bolognese d’adozione da 20 anni. Suono e canto da quando ho memoria, complice una mamma e la sua passione per il pianoforte e la musica. Nella vita di tutti i giorni, mi sveglio (tardi) e vado a letto (ancora più tardi e porto avanti un locale dove si fa musica dal vivo tutte le sere.

Cioè, questo nella vita di tutti i giorni senza pandemia. Attualmente vado a letto tardi e mi sveglio tardi, senza poter fare altro. 

In che modo il tuo cognome è diventato anche il tuo nome d’arte?

Direi in modo naturale, quando con la nuova etichetta Manita Dischi abbiamo pensato a che nome utilizzare per il progetto insieme. Non ho mai amato i nomi d’arte fittizi, almeno che non si debba fuggire da un passato legato al proprio nome. Non è il mio caso.

La tua è una storia musicale nata tra le mura di casa: quando hai scoperto di essere appassionato di musica e quando hai capito di volerne diventare parte attiva? 

Si come dicevo prima, mia madre suona il piano, e fin da piccoli a me e mio fratello ci ha spinti a suonare. Ho studiato piano da piccolo, ma mi annoiavo sol solfeggio e dopo 3 anni ho chiesto di mollare. Da adolescente, ho iniziato a strimpellare una vecchia chitarra acustica in casa, e ho chiesto ai miei genitori di regalarmene una mia. Una Yamaha che ancora utilizzo in casa per scrivere. E da li, ho iniziato a imparare da autodidatta la chitarra, prevalentemente acustica. Strumento che ancora oggi prediligo, anche dal vivo, e col quale compongo la maggior parte delle mie canzoni. Poi le band al liceo, sulla scia del grunge anni 90. L’università, una band di amici che per 5 anni ha suonato in lungo e in largo per il centro nord. E nel 2008 la scelta di cantare col mio nome, diciamo da SOLISTA anche se non amo questo termine. DA SOLO non si fa nulla nella vita, specie nella musica, a parte pochi rari casi, che comunque hanno bisogno dell’aiuto di qualcuno. 

Quindi 3 album, su una scia rock italiano, prima molto mainstream, poi più sperimentale con l’ultimo lavoro, grazie all’aiuto del produttore Carmelo Pipitone (Marta sui Tubi, O.R.K.) che ci ha messo il suo estro. 

Nel 2018, ho iniziato un percorso di cambiamento, la mia vita ha subito dei cambiamenti, e così ho iniziato a rendermi conto di scrivere e suonare diversamente. Ho iniziato ad essere più intimo, riflessivo, più emotivo. E così ho iniziato a buttare giù un numero di canzoni che erano sempre più amalgamate tra loro per ispirazione, linguaggio e melodie. Un po’ più pop. Un po’ più italiane.

E da li ho deciso di iniziare un nuovo percorso anche come etichetta, più vicina a questo mio nuovo mondo musicale, e utilizzare solo il mio cognome, come scostamento dal passato.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali?

Beh, una domanda molto difficile questa per qualunque musicista. Difficile perché citando i propri riferimenti, o artisti preferiti, poi si rischi sempre di finire nel confronto, nel voler sentire quel riferimento nell’artista in questione, e alla fine, magari, non ritrovarlo. E soprattutto, i riferimenti a cui noi pensiamo di ispirarci mentre scriviamo, suoniamo, magari sono altri rispetto a quelli che il nostro  subconscio musicale tira fuori in fase creativa e che echeggiano poi nella nostra musica.

Comunque, quando scrivo tendo ad avere due riferimenti, uno e John Lennon soprattutto e la sua controparte italiana (per me) Lucio Battisti. Amo entrambi per motivi diversi e anche uguali. Ci trovo in tutti e due una composizione innovativa e originalissima, de la capacità di trattare argomenti semplici e molto usati nel pop come il sentimento verso una persona amata, in maniera mai banale. 

“Blu” è il tuo primo album, un album che galleggia sul mare, attingendone colore, bellezza e potenza. Come nasce? 

Blu nasce da un’esigenza, una necessità di cambiamento. Ho avuto un momento anni fa di profondi cambiamenti in tutta la mia vita. E tutto questo turbinio di emozioni e contrastanti sentimenti, credo sia finito dritto dritto nel disco, tramite le esperienze vissute, le persone incontrate. 

Qual è il filo conduttore, a livello tematico e sonoro, tra i vari brani e in che modo si ricollegano al mare? 

Il mare a fare da sfondo, da spettatore silente, a tutto il disco. Forse perché quando sono “scarico” e ho bisogno di riposare la mente, il mare è il posto che prediligo. L’estate per me è un momento di “stacco” dalla vita frenetica che conduco in città, torno in Puglia, nella casa dei miei genitori, e la mia attività preferita, forse l’unica, è andare al mare, ci passo più tempo possibile. E non disdegno anche andarci d’inverno, nei pomeriggi di dicembre, a sentirne la brezza e il profumo. E’ un balsamo per l’anima, per me. A livello sonoro, ho cercato in ogni modo di non prendere riferimenti concreti, sapevo solo, quando sono entrato in studio, di voler usare meno chitarre rispetto al passato (ma cmq rimane presente in tutti i brani). Non volevo la chitarra come dominante. Volevo creare COLORI, con gli strumenti. Mi sono divertito a cercare dei suoni synth da usare come sfondo, dei suoni di piano elettronici. Direi che il filo conduttore a livello sonoro è, per la mia esperienza, la ricerca che non avevo mai fatto prima di suoni diversi da chitarra basso e batteria.

Più in generale, cosa vuoi comunicare con Marinelli, il tuo progetto musicale?

Mi piacerebbe comunicare, senza urlare, il percorso umano che ho fatto, e vedere se qualcuno si ritrova dentro quello che dico. Vorrei solo raccontare un travagliato periodo di cambiamento, anche attraverso le persone che lo hanno vissuto con me e che in alcuni brani sono presenti. Vorrei comunicare che siamo pieni di social e senza sociale. Soli, molto spesso. E che forse, dovremmo lasciare tutto e andare a vivere in una foresta. 😉 Ma alla fine, comunicherò quello che ognuno vorrà trovarci dentro le canzoni. 

Qual è la relazione tra i tuoi brani passati, quelli dell’album e le produzioni che verranno?

Direi che è rimasto solo il cantante. Ahahaha 
No, scherzi a parte, ascoltando qualche mio lavoro passato e confrontandolo coi nuovi, mi rendo conto di aver completamente cambiato registro, lirico, e anche sonoro. Forse rimane una costante l’aspetto melodico. Sento alcuni ritorni armonici nelle melodie tra vecchi e nuovi lavori, ma forse li sento solo io, e per chi mi ascolta, avrà di fronte un nuovo Marinelli.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? 

Restare vivo in pirmis. Poi fare il vaccino appena sarà possibile, e tornare a vivere. Come prima del Covid. Io ci credo. Torneremo a suonare e stare stretti in un posto da 200 persone stipato per un concerto. Nel mio personale, progetti e promuovere per ora con i mezzi possibili il nuovo disco, e poi appena allenteranno un po’ le restrizioni, fare qualche piccolo live, anche in acustico da solo.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Ascoltate Blu. Ascoltate in generale musica nuova. Senza pregiudizi. E appena sarà possibile, andate ai concerti, perché ne avrà bisogno tutto il settore musicale. E anche voi.

Marinelli for Siloud

Instagram@solomarinelli
Facebook@solomarinelli

Credits: Annalisa Senatore

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