InTheMusic: Hiroshi., interview

Gli Hiroshi. sono Lorenzo, Alessio, Nicolò e Luca, tutti sulla soglia dei trent’anni e provenienti da Fermo, nelle Marche. Questo progetto è nato nel 2015 ed è migrato con loro in diverse parti d’Europa finché, un paio di anni fa, non sono tornati nelle Marche, ognuno col proprio lavoro e le proprie esperienze.
Il sound degli Hiroshi. è una combinazione di elettronica, shoegaze e dream pop; “Anything” è il loro primo album, il cui nome rappresenta anche tutto ciò che c’è dietro.

Band: Hiroshi.
Componenti: Lorenzo Renzi, Alessio Beato, Nicolò Bacalini, Luca Torquati
Età: 31, 32, 30, 28
Città: Fermo
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Float, Days, Run Ran Run
Album pubblicati: 宏 (EP, 2016), Anything (LP, 2020)
Periodo di attività: dal 2015
Genere musicale: Dream-pop, Shoegaze, Elettronica
Piattaforme: Spotify, Bandcamp, Apple Music, Youtube, Deezer, Amazon Music

Chi c’è dietro il progetto Hiroshi.?

Gli Hiroshi. sono Lorenzo, Alessio, Nicolò e Luca. Siamo tutti sulla soglia dei trent’anni e veniamo da Fermo, nelle Marche. Questo progetto è nato nel 2015 ed è migrato con noi in diverse parti d’Europa finché, un paio di anni fa, non siamo tornati nelle Marche, ognuno col proprio lavoro e le proprie esperienze.

Il vostro è un nome d’arte di matrice orientale: in che modo vi rappresenta?

Abbiamo scelto questo nome in maniera molto estemporanea, durante la visione del film “Restless” di Gus Van Sant. Ci aveva particolarmente affascinato il personaggio di un fantasma di un kamikaze della seconda guerra mondiale, il suo nome era Hiroshi e da lì è nato tutto.

Quando vi siete uniti in una band e quale obiettivo vi siete preposti dall’inizio?

Abbiamo composto il nostro primo brano in duo nel 2015. La scrittura e l’arrangiamento avvenivano esclusivamente tramite scambi di email, con l’obiettivo di proporre brani ispirati al movimento IDM dei primi 10s. Dopo qualche mese abbiamo sentito la necessità di evolvere sia in termini stilistici che di sonorità. La formazione è stata ampliata a quattro membri per aggiungere delle componenti elettro-acustiche, nello specifico chitarre e batteria, che erano necessarie per arrivare al suono che avesse l’impatto live che volevamo.

Quali sono i vostri riferimenti musicali e quali le vostre maggiori influenze?

Ognuno di noi ha portato le proprie influenze artistiche nel calderone Hiroshi., caratterizzandone i tratti distintivi come somma di elementi spesso molto differenti tra loro. Dal punto di vista musicale dobbiamo tanto a band come Radiohead, Notwist, Animal Collective, LCD Soundsystem, Beach House e Apparat. Detto ciò, ascoltiamo qualsiasi cosa si trovi tra Billie Eilish e gli Offlaga Disco Pax, passando per gli Arcade Fire, Lucio Battisti, Nick Cave e Burial.

Quali sono i tratti che maggiormente caratterizzano ciò che fate?

La nostra musica può essere inquadrata tra shoegaze, dream pop ed elettronica. La caratteristica principale di ciò che proponiamo, infatti, è l’amalgama di sonorità digitali e analogiche: in particolare cerchiamo il giusto equilibrio tra linee di sintetizzatori e chitarre, tra basi di drum machine e batteria acustica, e l’utilizzo della voce come collante tra le varie componenti.

Cerchiamo sempre di lasciare uno spazio sufficiente all’ascoltatore, che gli consenta di creare il proprio immaginario visivo attorno a ciò che sta ascoltando. Di conseguenza, la nostra musica si rivolge a fasce di ascoltatori eterogenee, ognuna delle quali interpreta poi il materiale a seconda della propria sensibilità.

Il sound degli Hiroshi. è una combinazione di elettronica, shoegaze e dream pop. Come siete arrivati a questo risultato nel tempo?

Il sound che abbiamo dato a “Anything” e che ci rappresenta oggi è, sotto alcuni aspetti, distante da quello che avevamo in partenza. Questa evoluzione è dovuta sia alla crescita artistica e personale di ognuno di noi, sia al lavoro che abbiamo svolto in studio e in sala prove per amalgamare la parte elettronica e quella suonata, non più così distinte ed in contrapposizione.

Nel nostro EP “宏” (2016, autoprodotto) abbiamo cercato di portare la massa sonora del post-rock e dello shoegaze nel mondo dell’elettronica IDM, accostando campionamenti lo-fi a chitarre molto riverberate e voci molto rarefatte.

Nel tempo questo approccio si è evoluto, ricercando linee melodiche più dirette al punto e un maggiore controllo degli strumenti, elettronici o acustici che siano.

“Anything” è il vostro primo album, il cui nome rappresenta anche tutto ciò che c’è dietro. Come nasce il suo concept?

“Anything” è un termine che può voler dire al contempo ‘ogni cosa’ o ‘niente’, a seconda del contesto in cui viene utilizzato. Vogliamo guidare l’ascoltatore a trarre dall’indefinito della nostra musica il tutto della propria intimità.

“Anything” nasce come un collage di memorie, dei frammenti che cambiano di significato a seconda della prospettiva da cui li si osserva. Il concept dell’album è quindi l’evoluzione, una sorta di racconto di formazione in divenire. Abbiamo espresso questo concetto anche attraverso l’artwork, incentrato sulla nuvola in quanto oggetto senza forma, alla quale attribuiamo, fin dall’infanzia, un significato o immagine mentale.

Questo album è davvero molto interessante, mettendo in luce anche quelle che sono le peculiarità del sound degli Hiroshi. Come avete lavorato alla produzione di questo progetto?

Abbiamo iniziato a lavorare ad “Anything” subito dopo l’uscita del nostro EP di debutto. Nonostante fossimo tutti in diverse parti del mondo, abbiamo lavorato all’album con un intenso scambio di idee, email e suoni campionati. Questo approccio alla scrittura ha influito sulle tempistiche di realizzazione dell’album, ma ha fatto in modo che i brani risultassero arricchiti dalle singole esperienze di vita dei membri della band. La storia di “Anything” inizia quindi a metà tra camerette e sala prove, con un’idea di autoproduzione. Dopo qualche mese è nata l’intesa con Nufabric Records, con cui avevamo già collaborato per alcuni eventi live. Questa collaborazione ci ha portato ad una sessione di due mesi in studio, durante i quali le nostre idee sono state affinate e portate al suono che avevamo in mente. Uno dei pilastri della musica che suoniamo è infatti la commistione tra suono elettronico ed elettrico, che necessita di ricerca ed interpretazione.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Attualmente ci stiamo concentrando sulla promozione di “Anything” insieme ai ragazzi di Nufabric Records e al nostro ufficio stampa Unomundo. Stiamo ultimando la produzione di due video che accompagneranno i singoli già usciti nei mesi scorsi (“Days” e “Run Ran Run”) e una live session registrata presso il Nufabric Basement.

Appena sarà possibile vorremmo tornare sui palchi: “Anything” è stato pensato e scritto per avere nel live la propria dimensione ideale. E poi è chiaro che vogliamo fare anche un po’ di casino.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Venite ad ascoltarci dal vivo e poi accompagnateci al vostro baretto di fiducia.

Hiroshi. for Siloud

Instagram: @hiroshiband
Facebook: @HiroshiBand
Multilink per ascoltare il disco: https://hiroshi.lnk.to/Anything

Credits: Nicolò Bacalini, Alessio Beato, Lorenzo Renzi, Luca Torquati, Nufabric Records, Azzurra Sottosanti, Unomondo Press&Promo Agency

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