InTheMusic: Poser, Geims

Poser è l’epiteto per descrivere una persona che finge di appartenere ad una subcultura, ma senza conoscerla veramente a pieno. Dopo l’uscita dei singoli La Fine del Mondo, Weekend, Cougar e Buonanotte, Geims pubblica il suo disco d’esordio Poser, che nomina anche l’etichetta fondata da Andrea Gonnellini e dall’artista stesso.

Già dal numero di brani all’interno del disco si intuisce la passione di Geims per gli anni ’60-’70, quando i dischi erano brevi, ma molto intensi. Le otto canzoni ci accompagnano in un viaggio attraverso il background musicale dell’artista, rivivendo gli ultimi sessant’anni della musica rock, passando dal garage anni ’60 al pop punk dei primi anni ’90.

Oggi, dopo un’intervista già rilasciata per noi, gli abbiamo fatto qualche domanda per scoprire qualcosa in più su questo progetto!

Ciao Geims, dicci qualcosa in più sul disco?

Con Poser volevo raccontare la fine dell’adolescenza di una persona che si è sempre circondata di tanta musica. Il disco si apre con Cougar, un brano garage rock che, secondo me, descrive perfettamente il mood scanzonato e quasi spaccone dell’adolescenza, quando sei sul tetto del mondo. Con brani come Buonanotte ho voluto mostrare l’altra faccia dell’adolescenza: quella delle prime esperienze amorose che finiscono, ma che quando ci ripensi anni dopo ti fanno sorridere. Il disco prosegue con esperienze e racconti dei miei ultimi dieci anni, passando per il periodo in cui volevo trasferirmi all’estero (Queste Luci) fino ad arrivare agli ultimi tempi, quando ho capito che tipo di artista voglio essere e cosa voglio realizzare nel mio futuro (Poser).

L’album mette in evidenza un tuo lato finora non emerso: oltre a raccontare la vita quotidiana di un post-adolescente, oggi sei un giovane adulto che cerca di capire cosa vuole dalla vita. Cosa ha spinto questo passaggio “generazionale”?

Credo che sia stato un passaggio inconscio, ma inevitabile. Quando con Andrea Simoncelli (il chitarrista della band) stavamo decidendo quali canzoni inserire nel disco e quali no, mi sono ritrovato a rileggere tutti i testi, alcuni di questi erano stati scritti dieci anni fa, alcuni erano in inglese, alcuni erano incompleti e mentre li sistemavo mi rendevo conto che, nonostante ricordassi perfettamente quelle sensazioni, il mio punto di vista era cambiato: non ero più il ragazzino che voleva spaccare tutto, ma ero il giovane adulto che pensa “Va bene, le cose si possono cambiare anche in altri modi” e una canzone come La Fine del Mondo che parlava di voler scappare da tutto ciò che ci circonda è diventata una sorta di mantra: non è la fine.

Com’è stato lavorare al tuo album d’esordio?

A livello umano è stato molto stressante, non amo particolarmente l’ambiente dello studio: passi giornate intere a sentire e risentire frammenti di canzoni e alla fine finisci per odiare la tua stessa voce, preferisco molto di più stare su un palco. Poi è stato un lavoro lungo – ci abbiamo messo quasi tre anni per ultimarlo – ogni giorno volevamo cancellare quanto fatto il giorno precedente e registrare tutto da capo. Negli ultimi mesi di lavoro ricordo che ho detto ad Andrea “Finiscilo tu, io questo disco non lo sopporto più”. Credo che adotterò l’approccio di Woody Allen: non ascolterò il disco, altrimenti comincerei a pensare a cosa avrei potuto fare meglio e cosa no.

D’altro canto dal punto di vista artistico è stato molto stimolante, sono cresciuto artisticamente più negli ultimi anni che in tutta la mia vita e devo tutto a tre persone in particolare: Andrea Gonnellini (co-fondatore di Poser Records), Daniele Venanzi e Flavio Gonnellini (membro dei Morioh Sonder e co-produttore di Poser), durante le sessioni in studio hanno suggerito a me e ad Andrea tantissimi dischi che ci hanno aiutato a capire dove volessimo portare la nostra musica e come portarcela.

Non sappiamo se Geims sia un poser oppure no, ma il suo disco d’esordio – pur essendo molto vario – risulta incredibilmente coerente, forse perché appartiene e conosce davvero tutti i generi che ci ha proposto, ma si prende la libertà di giocarci e sperimentare senza schierarsi definitivamente con uno soltanto.

Allora chi è davvero un poser? Forse Geims lo è, ma con questo disco conferisce a questo termine una rinnovata e positiva accezione.

Geims for Siloud

Instagram: @geims__
Facebook: @geimsmusic
YouTube: Geims - Poser Records

Credits: Poser Records, Deimos

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