InTheMusic: Logan Laugelli, interview

Logan Laugelli, cantautore dall’animo punk, classe ’87, si è avvicinato alla musica da piccolo grazie al padre e al fratello maggiore. Le sue influenze sono variopinte e ricche di spunti nazionali e internazionali. “Fregare il tempo” è il titolo del suo ultimo album a cui ha lavorato interamente da solo. Nei prossimi mesi, inoltre, ha intenzione di incidere un nuovo disco. Scopritelo con noi!

Nome: Alberto
Cognome: Laugelli
In arte: Logan Laugelli
Età: 34
Città: Bergamo
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Non Mi Fido, Fregare il Tempo, Ninna Nanna in RE Maggiore
Album pubblicati: Canzoni Segrete, Canzoni Segrete II, Canzoni Segrete III, La Noia del Sabato Sera EP, Fregare il Tempo
Periodo di attività: Dal 2009
Genere musicale: Indie Pop, Folk
Piattaforme:  YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music

Chi c’è dietro Logan Laugelli?

Innanzitutto, buongiorno! Sono Logan Laugelli, cantautore dall’animo punk. Sono nato a Costa Volpino il 12 gennaio del 1987 e attualmente vivo a Bergamo con la mia compagna Vanessa e il nostro cane Chipo. Oltre al musicista lavoro come grafico freelance e gestisco una casa vacanze in città. Ho iniziato a suonare alle superiori ma il progetto Logan Laugelli è nato ufficialmente nel 2009, quando ho smesso di scrivere in inglese e sono passato alla lingua italiana.

Logan Laugelli è il tuo vero nome o il tuo nome d’arte?

I miei genitori mi hanno chiamato Alberto, mi chiamano ancora così, il nome Logan deriva da una storpiatura del mio cognome. I miei amici delle superiori hanno iniziato a chiamarmi così e a lungo andare tutti mi conoscevano con questo nome, tanti erano convinti che mi chiamassi veramente Logan, quindi l’ho sfruttato. Ho tenuto il mio cognome Laugelli perché Logan Laugelli mi suonava un po’ come John Frusciante, uno dei miei artisti preferiti.

Quando ti sei avvicinato alla musica e cosa ti ha sempre appassionato di essa?

In casa mia c’è sempre stata la musica, più che ascoltata (se non da mio fratello maggiore) era cantata. Mio padre ha sempre suonato la chitarra e cantavamo le canzoni di Guccini, De André, Bennato ecc. Con mio fratello ascoltavo i Nirvana e i Guns ‘n’ Roses e ho avuto la fortuna di godermi gli ultimi anni di TMC2 prima che diventasse MTV, che passava un sacco di canzoni rock e underground. Ciò che mi ha fatto appassionare alla musica è stato proprio il suono della chitarra elettrica, basavo i miei gusti musicali su quello quando ero piccolo.

Quali sono i tuoi principali riferimenti musicali e a quali ti ispiri maggiormente?

Le mie influenze sono variopinte, sicuramente la mia formazione parte dal punk rock ma con gli anni anche il concetto di “punk” è mutato in qualcosa di contenutivo più che strettamente musicale, quindi tra i miei artisti preferiti figurano Lou Reed, Tom Waits, i Ramones e Joe Strummer, ma anche Blur, Graham Coxon e il già citato John Frusciante, con e senza i Red Hot. Tra gli artisti italiani che più mi intrigano e influenzano ci sono The Zen Circus, Giorgio Canali, Vasco Brondi e recentemente ho scoperto Giovanni Truppi.

Hai collezionato esperienze sia come band che come cantautore: in che modo questi tue due percorsi si relazionano tra di loro?

Sono sempre riuscito a gestire separatamente i due progetti, inizialmente era la band, Le Madri Degli Orfani, ad avere la precedenza perché comunque c’è un lavoro d’insieme che con il mio progetto solista non c’è mai stato. Quando si coinvolgono altre persone bisogna stabilire degli impegni precisi e orari che vanno rispettati, io da solo bastava che prendessi in mano la chitarra ed era fatta! Poi ogni tanto mi mettevo lì ed incidevo qualche canzone che poi finiva per diventare un album. I concerti di Logan Laugelli sono iniziati seriamente 3 o 4 anni fa, prima andavo solo se mi chiamavano, con la pubblicazione del mio scorso EP “La Noia del Sabato Sera” ho cominciato a cercare date, sono finito anche in Germania!

Spiegare la propria musica non è mai facile, eppure talvolta è necessario comunicare agli ascoltatori tutto ciò che va oltre la musica stessa. Quali sono le caratteristiche principali delle tue produzioni e cosa pensi ti contraddistingua dagli altri artisti del panorama italiano?

Non credo di avere un aspetto particolare che mi mette in contrapposizione al panorama italiano, non perché penso di valere meno ma perché semplicemente non mi interessa. Ho deciso di lavorare da solo appunto per questo, per non dover diventare quello che gli altri vorrebbero che io sia per vendere più dischi. Per me incidere una canzone è come per un pittore dipingere un quadro, mettere ogni elemento al suo posto, cancellare, riprovare, trovare la soluzione giusta. Alla fine del lavoro sono soddisfatto e mi basta quello, se poi le mie canzoni piacciono a qualcuno tanto meglio, ma è più un’esigenza interiore che economica, spero di vendere i dischi necessari a far rientrare la Gasterecords dell’investimento che ha fatto su di me, di guadagnarci non mi interessa più di tanto.

“Fregare il tempo” è il titolo del tuo ultimo album a cui hai lavorato (per intero) da solo. Come nasce, come è stato prodotto e cosa hai voluto comunicare con esso?

Tutti i miei dischi sono stati prodotti homemade, escluso “La Noia del Sabato Sera” che è stato fatto in uno studio vero e proprio con un produttore discografico. Appunto dopo quell’esperienza ho deciso che avrei fatto tutto da solo d’ora in poi, nessuno avrebbe più messo mano alle mie canzoni senza il mio permesso e così ho fatto! L’ho registrato nella maniera più spartana possibile, al limite della decenza, utilizzando un iPhone 5C come microfono, poi ho trasferito i file sul computer e tramite un programma di 15 anni fa mai aggiornato ho mixato il tutto e quello che sentite è il risultato. Credo di aver fatto un ottimo lavoro con i mezzi che avevo, tanti non ci credono che l’abbia fatto veramente così. L’unico studio che ha visto questo album è per il mastering finale. I messaggi che ho voluto comunicare con le canzoni sono molteplici, sicuramente c’è quello della lotta all’ipocrisia e al falso buonismo. Poi, come suggerisce il titolo dell’album, affronto ampiamente il tema del tempo che passa, che non torna più e che bisogna in qualche modo gestire al meglio per non implodere in noi stessi.

In che relazione questo disco si pone con le tue produzioni passate e in che modo pensi che possa anticipare quelle future?

Rispetto ai tre “Canzoni Segrete” è registrato meglio, è più curato e maturo, anche nei contenuti. Rispetto a “La Noia del Sabato Sera” è più spontaneo, quando ho inciso quell’EP non ero nella condizione mentale di poterlo fare. Le esperienze in studio con Le Madri Degli Orfani, con cui ho inciso anche negli studi di Abbey Road a Londra, mi hanno fatto ritrovare il coraggio di mettermi in gioco da solo e gestirmi tutto come meglio credo.

Quali progetti hai per i prossimi mesi e, andando oltre, per i prossimi anni?

Nei prossimi mesi ho intenzione di incidere un nuovo disco, utilizzando lo stesso sistema ma cercando di migliorarlo un po’. Mi piacerebbe poter presentare “Fregare il Tempo” dal vivo, magari con una backing band formata per l’occasione, ma la buona riuscita di questo progetto dipende da tanti fattori, il primo ovviamente è questa pandemia. Nei prossimi anni credo che continuerò ad incidere dischi finché avrò qualcosa che mi sembrerà giusto mettere in musica e condividere, però vivo tutto molto serenamente, per la prima volta da anni.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Cari lettori, ascoltate i dischi degli artisti indipendenti, date un senso a tutto il lavoro, intellettuale e fisico, che ci sta dietro!

Logan Laugelli for Siloud

Instagram: @logan.laugelli
Facebook: @loganlaugellimusic

Credits: Gasterecords

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