InTheMusic: Alessandro aka Seto, interview

Ascoltando i suoi brani, riusciamo a percepire una certa accortezza e coscienza: lo stile di Alessandro aka Seto arriva dritto all’ascoltatore. Arriva una forte voglia di comunicare attraverso le parole, ma anche attraverso ogni singola nota. “C’è del metodo in questa follia” è il titolo del suo ultimo album, all’interno del quale esplori nuove sonorità come l’elettronica e il gospel. Oggi vi facciamo scoprire qualcosa in più su di lui e i suoi progetti.

Nome: Alessandro
Cognome: La Rocca
In arte: Alessandro aka Seto
Età: 26
Città: Rozzano
Nazionalità: Italia
Brani pubblicati: Trame e Tessuti, Arkham, Dato che non domivo
Album pubblicati: Altrove, C’è del metodo in questa follia
Periodo di attività: dal 2014
Genere musicale: Hip-hop, R&B
Piattaforme: Spotify, Youtube, Apple Music, Amazon Music, Deezer, iTunes, Tidal, Bandcamp

Chi è Seto nella vita di tutti i giorni?

Sono un ventiseienne di Rozzano con una laurea in Ingegneria Gestionale. Lavoro come turnista nel settore della finanza e dell’automazione, professione che mi permette di mantenere e sviluppare la mia attività musicale.

Perché questo nome d’arte?

È solito nel mondo dell’hip-hop trovarsi un nome che rappresenti a tutti gli effetti un alter-ego. Di fatto il mio nome d’arte per intero è composto da due parti: Alessandro, che è anche il mio vero nome, e Seto. Quest’ultimo è stato “rubato” da un anime che ho seguito, come tanti miei coetanei, da ragazzo: Yu-gi-oh. L’anime trattava di carte magiche che potevano evocare mostri, draghi, guerrieri o demoni e Seto (Kaiba) era l’antagonista che possedeva le carte più forti ed appariscenti. Questa scelta nasce dalla volontà di rappresentare una musica che non sia solo di grande qualità, ma che possa rappresentare un vero e proprio spettacolo (oltre al fatto che Seto era un personaggio cazzuto). La motivazione che invece mi ha spinto a tenere anche il mio nome di battesimo è che nei miei testi racconto tanto della vita di Alessandro e non mi sento in alcun modo di escluderlo o di vederlo come un semplice soggetto biografico.

Da quanto abbiamo capito, il rap è da sempre la tua passione. Parlando più in generale, quando ti sei appassionato alla musica e qual è stato il tuo percorso artistico fino ad oggi?

Non è per nulla facile definire il momento in cui è nata la mia passione per la musica. Ricordo che fin da piccolo sono stato indottrinato a pane e Pino Daniele e probabilmente nei lunghi viaggi in macchina che facevo con la mia famiglia, durante le vacanze, è scattato qualcosa. All’Hip-Hop mi sono avvicinato invece a 10/11 anni: avevo già sentito del rap in radio, ma iniziai a comprendere la logica e le dinamiche di questo genere solo quando entrai in contatto per puro caso (che eMule sia sempre santificato!) con Mi Fist, Musica Senza Musicisti e Figli del Caos (rispettivamente di Club Dogo, Dargen D’Amico e Two Fingerz). Da quel momento è stata una ricerca continua, prima all’interno della musica italiana e poi verso l’estero. A 13 anni ho iniziato a scrivere i miei primi testi, senza nemmeno una strumentale e probabilmente senza il senso del tempo (ahahah!). Ho iniziato ad unire i puntini tra questo genere e quello che mi faceva ascoltare mio padre solo quando ho scoperto Ghemon: avevo già intuito un fil rouge prima ancora che si desse al canto. Da lì, la passione per Common, Mos Def e J Dilla. Per poi arrivare ai più moderni Kendrick Lamar, Drake e J Cole. Man mano che i miei testi diventavano sempre più tecnici, iniziavo a nutrire dell’interesse verso la pubblicazione di un vero e proprio brano.

Cosa che è avvenuta molto tardi: il primo pezzo lo ho registrato a 20 anni. In mezzo ci sono stati pochi contest di freestyle, ma parecchio studio della materia. Un giorno mi sono reso conto che le canzoni che mi piacevano di più avevano un ritornello cantato ed ho compreso che era quella la direzione verso cui puntavo. Per questo motivo, dopo un album pubblicato nel 2018, ho iniziato a seguire lezioni di canto privatamente ed ora inizio a vederne i primi frutti. Dal punto di vista della produzione, ho incominciato a mettere mano sulla tastiera per necessità: a 20 anni studiavo ancora e non avevo nessun guadagno. È stato presto chiaro che se non avessi voluto pagare un producer e se avessi voluto depositare legalmente delle canzoni, sarebbe stato necessario imparare a creare da solo le mie strumentali. Ad oggi ritengo che siano infinite le tappe per cui devo, voglio e posso passare e sto lavorando duro per questo.

Quali sono i tuoi principali riferimenti musicali e a quali ti ispiri maggiormente?

Oltre al già citato Hip-Hop, ascolto tanto R&B e Neosoul. In generale tutto ciò che è black music, quindi anche il Jazz e il Funk. Ultimamente sto approcciando alla musica elettronica (House e Deephouse), ma sono ancora inesperto a riguardo.

In termini più concreti i miei principali riferimenti sono Anderson .Paak, Alicia Keys, Frank Ocean e chiaramente Pino Daniele.

Scrittura elegante e sonorità black: questa è la descrizione più breve che ti si può attribuire. Immagina di parlare con qualcuno che non ha mai ascoltato nulla firmato Seto; volendo scavare più a fondo, come ti presenteresti?

Amo molto sviluppare un vocabolario che sia il più ampio possibile e questo credo che si noti nei miei testi. Tuttavia, non è mio scopo fare della sola e mera letteratura. Infatti i miei brani sono meticolosamente elaborati, soprattutto sotto il punto di vista musicale. Tendenzialmente tratto temi personali (e spesso mi concedo degli storytelling)… non so se esiste ancora il termine, se è ancora in uso, ma direi che il mio è un rap conscious. In ogni caso, con le rime sono un fenomeno, ma questa è una cosa che dice ogni rapper! Vi lascio valutare…

Ascoltando i tuoi brani, riusciamo a percepire una certa accortezza e coscienza. Ci arriva una forte voglia di comunicare attraverso le parole, ma anche attraverso ogni singola nota. Quale messaggio cerchi di comunicare tramite la musica attraverso i tuoi testi e, lato sound, come sei arrivato al risultato che oggi ti caratterizza?

Il suono che mi caratterizza, credo non sia lo stesso che mi caratterizzerà domani. Sia chiaro, sono sicuro della mia direzione e credo di essere sulla strada giusta, ma questo album diventa a tutti gli effetti un crocevia del mio percorso. Con la mia musica cerco di far passare un messaggio di libertà. I miei testi non sono particolarmente politici (direi quasi per niente), ma ho una forte coscienza politica. Spero sempre che chi ascolti la mia musica pensi “lui che fa quello che vuole” e che si senta esortato a sentirsi a  sua volta libero di combattere le sue battaglie. Vorrei che la musica non fosse democratica solo dal punto di vista della fruizione, ma anche della composizione. Insomma, guardiamo cosa ha fatto Kendrick Lamar con “Alright”: ha un testo molto spirituale, c’è solo qualche accenno politico, ma è finito per diventare tale quando è stato ri-utilizzato come mantra durante le proteste degli attivisti del Black Lives Matters nel 2015. Questo vorrei succedesse con la mia musica: vorrei che la gente la cantasse pensando che si può fare una rivoluzione.

“C’è del metodo in questa follia” è il titolo del tuo ultimo album, all’interno del quale esplori nuove sonorità come l’elettronica e il gospel. Come nasce questo progetto e come è stato prodotto? 

Amo particolarmente ascoltare i concept album di altri artisti, ma per ora non è quello che mi viene da fare. Direi che i miei album sono più degli annali. Sono una specie di raccolta di quello che mi è successo e che ho vissuto negli ultimi anni, una sorta di diario. Quindi, appena mi sono detto “ok, ho raccontato tutto quello che dovevo raccontare in questi 9 pezzi”, ho deciso di inciderli e raggrupparli. Ovviamente era necessario non avere un album dispersivo e da qui nasce l’idea di puntare ad una produzione lineare (per quanto eterogena).
Ho deciso quindi di affidarmi ad alcuni produttori e musicisti selezionati che potessero comprendere dove volevo andare e devo dire che sono stato molto fortunato. Per questo, voglio ringraziare tutti quelli che vi hanno partecipato e che hanno reso possibile la realizzazione del disco.

“Arkham” è il singolo che ha anticipato l’album, ma siamo curiosi di tornare anche ancora più indietro nel tempo. In che relazione questo brano si pone con i tuoi brani già online? 

Per la prima volta ho registrato dei brani che non ho prodotto personalmente e questo per me rappresenta un punto di svolta. Arkham è una delle poche tracce del disco la cui strumentale è stata sviluppata da me, inoltre è un pezzo molto intimo ed uno dei primi che ho scritto. Per tutti questi motivi rappresenta un checkpoint e pubblicarlo come singolo è il mio modo per dire “qui è dove sono arrivato da solo, ora c’è dell’altro”. Sinceramente, non ci sono troppi punti di contatto col passato, se non lo stile e l’attitudine personale. Questo perché non amo tantissimo ricalcare temi già discussi a meno che non abbia dimenticato di dire qualcosa.
Poi ovviamente capitano i paralleli: per esempio “Coro dei gatti” e “Odissea nel tuo spazio” possono ricondursi rispettivamente a “Fujiko” e “Circonvallazione”, entrambi brani dello scorso album (“Altrove”). Sicuramente il brano che può essere considerato come una sorta di bonus track di “C’è del metodo in questa follia” è il singolo che ho pubblicato a fine Marzo, “Trame e Tessuti”. Vi invito ad ascoltarlo per poter comprendere quale è la stella che sto seguendo (ed ha anche un video spettacolare).

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? 

Per il futuro voglio continuare a migliorarmi sotto il punto di vista lirico e musicale e sono infatti già sotto con la scrittura di altre canzoni. Quello che mi preme di più è però tornare in sala prove con i musicisti che mi accompagnano. Vogliamo organizzare uno spettacolo unico da proporre non appena torneremo a vivere come prima. Infine, sto organizzando la stampa del disco per poter iniziare a lasciare un segno concreto.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Spero di poter diventare per loro un’ottima scoperta e li aspetto sui miei canali e soprattutto live, quando sarà possibile.

Alessandro aka Seto for Siloud

Instagram: @alessandroakaseto
YouTube: Alessandro Aka Seto Official
Bandcamp: Alessandro Aka Seto

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