InTheMusic: cirri, interview

La band cirri è composta da tre ragazzi: Marco Greguori (voce), Paolo Grassi (chitarra), Stefano Elli (tastiere, chitarra). La scelta del nome “cirri” deriva da una delle loro passioni, la beat generation. Ciò che li caratterizza è l’utilizzo di un’ampia gamma di melodie e suoni che accompagnano delle emozioni umane: cercano di trattare le loro impressioni e di riportarle in musica volendo rimanere il più autentici possibile rispetto all’emozione originale.
urrà” è il loro nuovo album, scritto in pochi mesi.

Band: cirri 
Componenti: Marco Greguori (voce), Paolo Grassi (chitarra), Stefano Elli (tastiere, chitarra)
Età: 36, 34, 31
Città: Monza
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: dede (2020), urrà (2020), elica (2019)
Album pubblicati: urrà (2020), vladimir korea (2019)
Periodo di attività: dal 2017
Genere musicale: Indie pop, Alternative pop
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music

Chi c’è dietro il progetto cirri?

Il progetto cirri è nato quando io (Gre, voce) e Paolo (chitarra) abbiamo deciso di ritrovarci a scrivere e suonare insieme, dopo la chiusura del nostro precedente progetto Viola&Mescalina che, oltre a noi due, vedeva in formazione i fratelli Francesco e Marco Fugazza, due musicisti incredibili che ora lavorano insieme a Mahmood, GINEVRA e realizzano produzioni clamorose.

Raccolti alcuni pezzi abbiamo deciso di andare a registrare delle pre-produzioni dal nostro caro amico Elvis (tastiere, chitarra), con il quale avevamo già lavorato in occasione dell’ultimo album con i Viola&Mescalina. Dopo un paio di prove era chiaro che il feeling tra di noi non si era spento, anzi capimmo subito tutti quanti che grazie al suo ingresso nella band avremmo potuto dare una forma più ricca e interessante al progetto e raggiungere livelli di sperimentazione molto più alti. Era un cirro anche lui, è stato naturale proseguire così.

Qual è il significato del nome che vi rappresenta?

La scelta del nome “cirri” deriva da una delle nostre passioni, la beat generation. Jack Kerouac, uno dei più grandi autori beat, per anni ebbe l’abitudine di tenere accanto al letto un taccuino e una matita. Ogni mattina al risveglio, registrava tutto quanto poteva ricordare dei sogni fatti durante la notte. Nel 1961 pubblicò “Il libro dei sogni” una sorta di autobiografia onirica, che vi consigliamo assolutamente di leggere.

Per descrivere uno dei suoi sogni, Kerouac si appuntò soltanto: “SEURAT – le tremende barche butterate in un fragore di cirri”. Stupendo. Con soltanto dieci parole Kerouac è riuscito a realizzare un dipinto nella mente del lettore, un piano di comunicazione diverso, profondo, efficace e molto umano. Da questo sogno la scelta del nome “cirri”, perché quel piano di comunicazione è quello che piace a noi e che ci divertiamo a cercare di utilizzare anche nei nostri brani.

Nata nel 2017, la band dei cirri si è poi consolidata negli anni. Come nasce, come si è evoluta e cosa l’ha resa forte come gruppo?

L’idea iniziale era quella di realizzare un progetto acustico, il quale pian piano è andato trasformandosi durante la fase di mixaggio delle prime produzioni, dove trovammo la necessità di aprirci ad altre sonorità per creare l’ambiente che cercavamo, fino all’uscita dei nostri primi due singoli, api e nk3000 nel 2018. Il nostro primo album “vladimir korea” uscito nel 2019 è una bella sintesi dei due anni precedenti, dove abbiamo cominciato a prendere confidenza con la nostra dimensione, acustica aperta ad ogni contaminazione. Ciò che invece ci ha reso forti come gruppo è stata proprio la scrittura dell’album “urrà”, il quale al suo interno contiene quasi solamente brani scritti a tre mani ed arrangiati in studio. Questo lavoro di scrittura corale ci ha permesso di trovare un migliore equilibrio tra testo e musica nel veicolare il messaggio di ogni brano, oltre a compattarci dal punto di vista artistico rendendo la nostra unione un’unica entità espressiva, una specie di Gogeta ma brianzolo.

Quali sono i vostri riferimenti artistici?

Veri e propri riferimenti non ne abbiamo, ma c’è da dire che ognuno di noi porta inevitabilmente con sé le influenze dettate dagli ascolti personali. Nel panorama italiano band come Marta sui tubi, Verdena, C.S.I. e i Litfiba della trilogia del potere le abbiamo letteralmente divorate, mentre per quanto riguarda l’estero le influenze sono infinite, ma se dovessi citarne alcune ti direi Bon Iver, Hiatus Kaiyote, Radiohead, Alt-J, e giù di lì. Ci piace comunque spaziare il più possibile ed ascoltare di tutto, dal jazz al cantautorato italiano fino a gruppi giapponesi tipo Ling Tosite Sigure.

Ciò che vi caratterizza è l’utilizzo di un’ampia gamma di melodie e suoni che accompagnano delle emozioni umane. Cosa cercate di comunicare ai vostri ascoltatori con la vostra musica?

Cerchiamo di trattare le nostre impressioni e di riportarle in musica volendo rimanere il più autentici possibile rispetto all’emozione originale. Facendo così ci mettiamo a nudo ma pensiamo che soltanto in questo modo si possa creare un rapporto di fiducia con l’ascoltatore.

Fargli capire che quello che gli stiamo comunicando attraverso la musica è fatto in maniera sincera, siamo certi che aiuta anche ad una migliore comprensione del messaggio che di volta in volta vogliamo comunicare.  

Quale pensate che siano le caratteristiche che vi contraddistinguono e in che modo le vostre influenze si incontrano nel vostro sound?

Penso che la scelta di comunicare le emozioni attraverso la nostra musica nel modo più semplice e diretto possibile, senza troppi giri di parole o virtuosismi che rischierebbero soltanto di confondere il messaggio, sia una nostra caratteristica precisa che ben si accompagna ai tempi che viviamo dove tutto scorre via veloce e dove se qualcosa non risulta immediatamente fruibile, si passa oltre. Non che ci piaccia questa situazione, ma tant’è. Tra le influenze musicali che prima ti indicavo, questa capacità di ‘sintesi’ nella scelta delle parole e del loro equilibrio con la musica restando semplici e umani è molto diffusa.

“urrà” è il vostro nuovo album. Come nasce, come è stato prodotto e qual è il filo conduttore tra le varie tracce?

L’album è stato scritto in pochi mesi. Pubblicato “vladimir korea” a settembre 2019, abbiamo cominciato a portarlo live in una serie di concerti. Proprio al termine di una di queste serate, decidemmo di lasciare il locale abbastanza presto per tornare in studio a concludere suonando un po’.

Ne uscimmo la mattina dopo con ladylight il brano che apre “urrà” e nel giro di un paio di mesi abbiamo scritto buona parte degli altri brani fino al primo lockdown. Riaperte le gabbie abbiamo completato l’album con due brani post-lockdown “wia” e “g”. La particolarità della produzione è che sostanzialmente si tratta di brani nati e chiusi spesso nel giro di una serata, registrati insieme in live take con qualche piccolo ritocco in fase di mixaggio. Il filo conduttore dell’album è il mondo delle emozioni umane, ogni brano è direttamente rimandabile a degli stati d’animo precisi come l’amore, la pace, ma anche la rabbia, il rancore e la depressione, senza dimenticarci il piacere.   

In che modo questo progetto musicale si relaziona con le produzioni passate?

Sicuramente “urrà” come i nostri lavori precedenti ha l’obiettivo di descrivere il mondo delle emozioni portando in musica situazioni di vita reale, nel tentativo (umile) di capirci qualcosa, sia delle emozioni che di quello che ci sta succedendo in generale nella vita.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Stiamo scrivendo cose nuove nella speranza di riuscire a produrre presto un altro album, scrivere è quello che preferiamo fare. Ovviamente ci stiamo preparando a portare dal vivo i brani contenuti in “urrà” nella speranza di una riapertura dei locali e nella ripartenza dell’intero comparto dalla prossima primavera, incrociamo le dita.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Andate ad ascoltare “urrà”, mezz’ora sullo scivolo.

cirri for Siloud

Instagram: @ilfragoredeicirri
Facebook: @cirriband

Credits: Camilla Campart, RC Waves

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