InTheMusic: Minerva, interview

Letizia Simioni vive a Conegliano in provincia di Treviso e ha 18 anni. La sua passione è principalmente scrivere testi, e la scelta del suo nome d’arte Minerva scaturisce dal suo amore per la mitologia. La sua musica viene descritta come intima, poliedrica, orientale, inclusiva, magica. “Caleidoscopio” è il suo ultimo singolo, che altro non è che il prosieguo del viaggio all’interno del suo mondo anime.

Nome: Letizia
Cognome: Simioni
In arte: Minerva
Età: 18
Città: Conegliano (TV)
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Mantra, Edera, Fuji, Illusione, Caleidoscopio
Periodo di attività: dal 2020
Genere musicale: R&B, Alternativa
Piattaforme: Spotify, Apple Music, YouTube, Amazon Music

Chi è Minerva nella vita di tutti i giorni?

Mi chiamo Letizia, vivo a Conegliano in provincia di Treviso e ho 18 anni. Sto finendo l’ultimo anno di liceo classico, mentre per quanto riguarda le mie passioni principalmente mi piace scrivere testi.

Il passaggio da Letizia a Minerva non è una cosa scontata: perché questo nome d’arte?

Ho scelto questo nome d’arte qualche anno fa, ancora prima di mettermi a fare seriamente musica. La scelta del nome “Minerva” scaturisce innanzitutto dalla mia passione per la mitologia. Nel dettaglio, questa divinità mi piace molto. Minerva è il corrispettivo romano di Atena, ma a differenza della controparte greca è meno combattiva e soprattutto legata ai musicisti. Mi piaceva l’idea di un mio alter ego nell’espressione artistica che fosse in grado di tirare fuori quelle parole che magari Letizia non sempre riesce ad esprimere, ma che rimanesse allo stesso tempo in linea con il mio carattere.

A 13 anni già scrivevi i tuoi brani: cosa ti ha spinto a prendere parte attiva nella musica?

Ho cominciato a scrivere principalmente poesie verso quell’età, ma man mano che andavo avanti mi sono resa conto di quanta musicalità io cercassi in quelli che vedevo come semplici testi. Ho sempre amato cantare, per quanto io sia piuttosto inesperta da un punto di vista tecnico: vivo la musica senz’altro come una mia espressione molto istintiva, ma allo stesso tempo spendo davvero tanto tempo negli “incastri”, sperimentando sempre.

Quali sono i generi che più influenzano il tuo modo di fare musica?

Quando ho cominciato a scrivere sono stata profondamente influenzata dal rap. L’idea di creare rime interne e di non lasciare quasi spazi tra le parole, come in dei flussi serrati, mi ha sempre presa molto. Tuttavia crescendo la mia curiosità è andata ampliandosi anche verso altri generi: sicuramente mi rispecchio molto in alcune sonorità R&B, ma anche in quello che è il mondo del pop psichedelico e del city pop. Per questo brano in particolare, Mac DeMarco è stato una forte reference, ma mi sono avvicinata anche ai Tame Impala. Per quanto riguarda invece la musica italiana, direi Joan Thiele, IRBIS 37, e ultimamente Ariete. Infine, sono appassionata di musica sperimentale, come Arca e Grimes.

Quali aggettivi descrivono al meglio la tua musica e perché?

Intima: nella scrittura di testi e melodie metto davvero il cuore, faccio sicuramente un lavoro di “pulizia interiore” per quanto mi riguarda e cerco sempre di trasmettere un messaggio.

Poliedrica: mi piace molto l’idea di spaziare tra un genere e l’altro, ma anche di sperimentare con l’effettistica, nell’ottica che ogni brano abbia un mood diverso e a sé stante.

Orientale: trovo importante cogliere il costante riferimento al Giappone o anche ad altri aspetti della cultura orientale (come il Mantra).

Inclusiva: credo che l’atmosfera che viene proposta dai miei brani e il loro significato non siano necessariamente figli della mia generazione, ma che piuttosto possano essere colti anche da qualcuno molto distante.

Magica: questo penso sia l’aggettivo che trovo più spesso quando viene fatto un complimento alla mia musica, ed è proprio ciò che vorrei trasmettere, un mondo parallelo.

Dietro ogni tua produzione c’è un concept ispirato a diversi mondi: quali nello specifico?

La mia scrittura è personale e introspettiva, nasce dalle mie riflessioni quotidiane e certamente è anche molto astratta. Da un po’ sto lavorando proprio allo scopo di rendere più fluida la narrazione, ma soprattutto snellire quello che è il mio messaggio in modo che sia più efficace. Da più piccola lavoravo sicuramente molto di più all’aspetto tecnico, mentre ora il mio focus è tutto sul contenuto.

“Caleidoscopio” è il tuo ultimo singolo, che altro non è che il prosieguo del viaggio all’interno del tuo mondo anime. Come nasce e come è stato prodotto questo brano?

L’ispirazione per questo brano mi è venuta la prima volta che sono andata a Torino per registrare. Ero in albergo, non ho quasi chiuso occhio tutta la notte dall’emozione e mi sono messa a ragionare su quanto fosse stato incredibile ciò che mi era accaduto nei precedenti tre mesi: essere arrivata a registrare il mio primo pezzo per me è stato un incredibile risultato. Mentre riflettevo ho guardato fuori dalla finestra della mia camera, ed essendo al quarto piano la vista era proprio sulla Mole. Il messaggio che ho voluto trasmettere in Caleidoscopio è che ogni nostra esperienza ci rende ciò che ci siamo e ci dà una direzione.

Se non mi fossi mai impegnata così tanto nella musica prima di conoscere tutto questo mondo non ci sarei mai nemmeno arrivata. A Jack è piaciuto subito il viaggio dietro al brano ed è rimasto piacevolmente colpito dal fatto che io mi aspettassi una base così tanto “melodica” per un pezzo del genere, al punto da avermi detto che era la prima volta in cui un pezzo con una reference come Mac DeMarco era riuscito a convincerlo con un testo italiano.

In che relazione questo brano si pone con le tue produzioni passate e in che modo anticipa l’EP a cui stai lavorando?

Sicuramente racconta un mondo melodico ulteriormente diverso, ma che a mio parere si lega molto bene con ciò che ho fatto finora e non fa perdere di coerenza al progetto ma, anzi, lo rende coeso. Anticipa il significato di fondo che sta dietro all’intero EP su cui sto lavorando, ovvero quella necessità di apprezzare i nostri errori e di imparare dal dolore.

Quali progetti hai per il futuro?

Vorrei sperimentare ancora di più sia da un punto di vista melodico, magari anche verso la sintesi granulare, ma anche nella scrittura.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Ho in piano di riuscire a dare una visione ancora più completa del mio immaginario e a portare avanti un’idea di narrazione.

Minerva for Siloud

Instagram: @minervayume

Credits: RKH

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