InTheMusic: Giulio Larovere, interview

Giulio Larovere è un 46enne, cresciuto e sempre vissuto a Milano. Immerso nella musica fin da bambino, cresciuto a pane e Beatles, ha cominciato a strimpellare la chitarra da giovanissimo e da lì non ha più smesso. Oggi è tornato con un progetto ambizioso, un album, da cui ha estratto due singoli, tra i quali “Rain”. Ce ne parla nell’intervista che gli abbiamo dedicato!

Nome: Giulio
Cognome: Larovere
In arte: Giulio Larovere
Età: 46
Città: Milano
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: To see a lonely heart, Rain
Album pubblicati: My inner thoughts, Road Sweet Home
Periodo di attività: dal 2015
Genere musicale: Pop, Acoustic, Songwriting, Folk-pop
Piattaforme: Spotify, Youtube, Apple Music, Amazon Music, Deezer, iTunes

Chi è Giulio Larovere?

Un uomo di 46 anni, nato, cresciuto e sempre vissuto a Milano. 
Diploma di Perito Aeronautico (ebbene sì, ho il brevetto di pilota privato) a 38 anni ho lasciato il mio lavoro d’ufficio. Ora sono ufficialmente e professionalmente un cantante, un musicista ed un improvvisatore teatrale.

Cantante e chitarrista acustico ed elettrico con esperienza live decennale. Improvvisatore teatrale professionista. Quando è nato l’amore per la musica e il mondo dell’arte in generale?

Sono stato immerso nella musica fin da bambino. La mia ninna nanna era “Yellow submarine” dei Beatles. Mio zio è stato il chitarrista dei Profeti, una band italiana famosa degli anni ‘70. L’evento chiave è stato quando mio padre ha portato a casa una chitarra sulla quale ho iniziato a strimpellare i primi accordi seguendo un libricino ed un canzoniere. Vedendo l’impegno, mi hanno mandato a lezione di chitarra classica durante il periodo delle scuole medie.
Da quel momento non ho mai smesso di suonare, sono autodidatta e tutto quello che ascoltate è frutto di anni e anni di serate musicali nei locali e in teatro.

3 termini con cui definisci il tuo stile!

Cantautorale, acustico, da ascolto.

Quali sono gli artisti da cui ti lasci ispirare?

Ben Harper, Ray La Montagne, Paolo Nutini, Damien Rice, Michael Kiwanuka

Oggi sei tornato su tutte le piattaforme con “Rain”, il tuo nuovo singolo e secondo estratto dal concept abum “Road sweet home”. Com’è nato il pezzo?

Tutto il disco è nato nelle notti del 4 e 5 febbraio del 2020, appena prima che iniziasse il primo Lockdown. Le parole di “Rain” sono tratte da alcune pagine del diario di viaggio di John Knewock, prestatomi dall’amica Paola Fiammenghi, mia compagna di teatro. Le sue parole, quando me lo diede la prima volta, furono “sei un bravo musicista, hai una voce bellissima e secondo me qui dentro troverai ispirazione”. Non la ringrazierò mai abbastanza.

Qual è il filo conduttore tra “Rain” e gli altri brani del concept album?

Il filo conduttore della vita di John è l’amore smisurato per la libertà e per la vita stessa. Tutte le canzoni dell’album parlano dell’affrontare le rinunce dovute alle scelte che ognuno di noi si ritrova a fare nel corso della vita: condurre una vita “normale”, crearsi una cerchia di amici, comprare una casa, sposarsi e mettere su famiglia oppure continuare a viaggiare liberi e felici? (anche se in tutte le canzoni e nei racconti, è presente una malinconia a volte anche mal celata -ndr-)

Qual è l’idea di base che ha ispirato questo progetto?

Mi sono trovato al posto giusto nel momento giusto, utilizzando il periodo di forzata inattività che abbiamo tutti affrontato trasformandolo in una bellissima opportunità. Faccio improvvisazione teatrale da una decina d’anni durante i quali ho incontrato tante persone meravigliose. Una tra queste è Paola, una delle allieve del Teatro del Vigentino, dove mi sono formato e, da tre anni, insegno. 
John, il protagonista di questa storia, lascia casa dei suoi genitori a vent’anni e durante i suoi viaggi scrive un diario con racconti e poesie. 
John e Paola si conoscono da giovani negli USA, diventano amici e, da allora, rimangono sempre in contatto. A circa 50 anni John, aiutato e spronato da sua cugina Marjorie, condensa i 50 diari di viaggio (quasi 2500 pagine manoscritte) in un libro, dal titolo “Road Sweet Home” che viene stampato e donato ai suoi amici più cari. 
La copia di Paola, arrivata nelle mie mani, è diventata questo concept album omonimo.

Hai lavorato in collaborazione con Giuliano Dottori e Larsen Premoli. Com’è stato produrre a 4 mani?

Con Giuliano Dottori abbiamo curato la preproduzione di questo progetto nel suo “JACUZI STUDIO”, trasformando le versioni “chitarra e voce” in canzoni pronte per essere suonate dai musicisti che hanno collaborato a questo disco.
Larsen Premoli, negli studi di RECLAB, ha curato le registrazioni, il mixing e il mastering che ora potete ascoltare. Ha messo a disposizione tutta la strumentazione “vintage” che aveva nel suo studio e che è servita a ricreare le sonorità proprie di quel periodo. Ha curato inoltre tutta la parte “video” delle dieci puntate della docuserie (una per ogni canzone dell’album) e i due videoclip dei singoli usciti finora. 
Non è stato facile far interagire due persone così diverse tra loro malgrado le due fasi, pre e post, fossero distinte. Affrontate le difficoltà, il risultato finale, a mio gusto, lo trovo qualitativamente ottimo e perfettamente realizzato in ogni suo dettaglio.

Cos’hai in programma per il futuro?

A Febbraio uscirà il disco completo, un anno dopo esatto dalla prima versione registrata, in due notti, sul mio telefonino, suonando e cantando pianissimo per non svegliare i vicini. Un ciclo si completa e partirà il prossimo che prevede la consegna delle ricompense della campagna di crowdfunding che ha permesso tutto questo, un live showcase del disco che sogno di fare in un grande teatro adatto per raccontare questa bellissima storia con l’atmosfera giusta, le luci adatte e il suono da gran concerto.
E poi il prossimo disco, stavolta in italiano!

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Spero che vogliate dedicare pochi minuti del vostro tempo per guardare, sul mio canale YouTube, le dieci brevi puntate che vi permetteranno di conoscerel’incredibile storia di John che io, e tutti coloro che hanno lavorato a questo progetto, volevamo fosse raccontata in musica ed immagini. 
Grazie di cuore fin d’ora e grazie a voi per questo spazio.

Giulio Larovere for Siloud

Instagram: giuliolarovere
Facebook: giuliolarovereofficial
YouTube: GiulioLaRovere
Apple Music: Giulio Larovere

Credits: Marta Scaccabarozzi

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