InTheMusic: Ylyne, interview

Frank Martino, in arte Ylyne, è un chitarrista e producer che si è dedicato completamente alla musica, abbandonando la facoltà di medicina. Dopo il conservatorio ha deciso di sviluppare un approccio che contenesse il jazz come influenza di base, ma che non fosse necessariamente il centro. Il suo animo elettronico si evidenzia nel nuovo progetto “Welcome Home (Sanitarium)”.

Nome: Frank
Cognome: Martino
In arte: Ylyne
Età: 37
Città: Messina
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Welcome Home, Dub Sickle, Thirst Trap, Closing Loops
Album pubblicati: 26
Periodo di attività: dal 2014
Genere musicale: Elettronica
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music

Ciao Frank, parlaci di te!

Ciao! Sono chitarrista e producer, nato a Messina, ma residente a Vicenza dopo aver girovagato per il Nord-Est italiano.

Chitarrista, compositore e producer: come nasce il tuo amore per la musica?

Ho iniziato a suonare la chitarra a quindici anni, incuriosito dalla possibilità di esibirmi ai falò in spiaggia. Successivamente la faccenda è diventata un po’ più seria e, nonostante fossi iscritto alla facoltà di medicina, ho deciso di mollare tutto e dedicarmi totalmente alla musica. Dunque mi sono iscritto al Conservatorio di Ferrara, dove mi sono laureato in musica jazz.

Tanti gli strumenti che suoni, infatti, hai cominciato ad affiancare alla chitarra altri strumenti come sintetizzatori, drum machine e campionatori. Perché questo passaggio?

Dopo tanti anni immerso nella chitarra e nello studio puro, ho sentito la necessità di espandere il mio linguaggio in particolare verso l’elettronica, nei confronti della quale sono rimasto volontariamente autodidatta. Ho dunque iniziato a comprare vari tipi di strumenti “elettronici” in modo molto graduale, partendo banalmente da un computer, fino ad accumulare qualsiasi tipo di diavoleria analogica o digitale, più o meno utile.
L’utilizzo di questi strumenti mi ha permesso di comporre musica “resettando” totalmente il mio approccio precedente, muovendomi in un territorio in cui la musica non può partire da schemi precostituiti, che possono invece derivare dallo studio di uno strumento specifico. Trovarsi difronte a una sessione totalmente bianca di un qualsiasi software musicale e dover tirare fuori qualcosa di sensato è una delle sfide più affascinanti (e al contempo frustranti) del mondo della produzione elettronica.

Tante sono anche le esperienze che hai collezionato nel mondo della musica. Qual è quella più importante per te?

Non ce n’è una specifica, ma sono felice di aver trascorso finora tanti anni in cui ho avuto la possibilità di dedicarmi, oltre ai miei progetti, anche a collaborazioni stimolanti di vario tipo, dal jazz al reggae, potendo sempre dare il mio contributo personale, senza imposizioni esterne.

Il jazz sembrerebbe essere più che il tuo stile, il tuo elemento. Ma c’è dell’altro?

Credo tu abbia centrato il punto: sebbene il jazz sia stata la musica che ho approfondito di più in assoluto, forse anche perché merita molta dedizione, dopo il conservatorio ho deciso di sviluppare un approccio che contenesse il jazz come influenza di base, ma che non fosse necessariamente il centro. Non riesco a etichettarmi in modo preciso e forse non sta a me farlo, ma credo ogni musicista sia il frutto di un mix di influenze musicali ed esperienze personali. Mi ritengo uno psichiatra mancato che, partendo dallo strimpellare i pezzi dei Litfiba, è rimasto folgorato da John Coltrane e ha iniziato a fonderlo con Amon Tobin; il tutto con una salda attenzione verso la musica del ‘700 e la trap, preparando pappe e biberon senza dormire, mentre ascolta Lester Young. 

Quando, però, Frank Martino è diventato Ylyne?

Mentre rendevo il mio “chitarrismo” sempre più elettronico, ho pensato che avrei potuto dare più spazio ai vari elementi se li avessi divisi. Dunque ho creato un progetto dedicato solo alla musica elettronica, Ylyne, e ho spinto un po’ di più verso il jazz, l’improvvisazione e la live performance il mio gruppo Disorgan.

Il tuo animo elettronico, infatti, si evidenzia in questo nuovo progetto e prende vita con diversi pezzi, tra cui l’ultimo, “Welcome Home (Sanitarium)”. Come nasce questo brano?

È un brano che avevo prodotto, in forma diversa, nel 2013 insieme a Luca Scaggiante, che lo ha cantato: per un po’ di anni è rimasto inedito, finché non abbiamo deciso di pubblicarlo nel 2021. Probabilmente, vista la condizione in cui ci troviamo, è stato il momento migliore per uscire con un pezzo che si intitola “Welcome Home”.

Il pezzo anticipa il nuovo album in uscita il 16 aprile. Qualche spoiler?

Il disco non sarà interamente strumentale, ma conterrà diverse tracce cantate; mi piace molto lavorare sulle voci e per questo ho coinvolto alcuni dei vocalist che ritengo più affini a me in questo momento. Sono molto soddisfatto del loro apporto al progetto.

Cos’hai in programma per il futuro?

Sperando di ricominciare a suonare dal vivo al più presto, dopo la pubblicazione di Odd Dance Music mi dedicherò nuovamente al mio gruppo “jazz”, Disorgan, per lavorare su alcune nuove produzioni che potrebbero vedere la luce entro il 2021.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Chi prende la musica troppo seriamente non è un musicista serio.

Ylyne for Siloud

Instagram: @ylynesound, @frankmartinogram   
Facebook: @frankmartinomusic
YouTube: Frank Martino

Credits: Alessandro Mainini, Conza Press

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