InTheMusic: Atto Seguente, interview

Il progetto Atto Seguente prende forma il 2019 quando Andrea Vernillo decide di pubblicare i suoi primi lavori sotto forma di Listen and let it die, momenti musicali improvvisativi e compositivi, e portare davanti al pubblico i suoi primi brani. Il nome Atto Seguente deriva da una frase di All I need dei Radiohead, dai quali l’artista beneventano prende ispirazione. Fuori da venerdì 5 febbraio, il singolo di debutto dal titolo Open. L’artista ci regala così un pezzo particolare, contrastato, che anticipa l’uscita del suo EP di debutto intitolato “The Moment Before”.

Nome: Andrea
Cognome: Vernillo
In arte: Atto Seguente
Età: 28
Città: Benevento
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Open
Periodo di attività: dal 2019
Genere musicale: Alt-pop
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Chi c’è dietro Atto Seguente?

Dietro Atto Seguente c’è un ragazzo qualunque a cui piace la musica e studia pianoforte classico. Al momento vivo a Benevento ed ho 28 anni. Credo di essere negato con le presentazioni ma sono creativo. Mi chiamo Andrea.

Perché questo nome d’arte?

Atto Seguente deriva dal testo “All i Need” dei Radiohead. La parte dice:”sono l’atto seguente che aspetta dietro   le quinte”. Ho fatto mio quel concetto che porto tutt’ora come titolo del progetto musicale.

Il nome “artistico” Atto Seguente c’era ancor prima dei brani o dei live musicali. Risale infatti a quando decisi di scrivere qualcosa, di imprimere su carta una storia ed esprimermi con la scrittura. Questa strada poi è svanita senza decisioni sofferte. Il nome Atto Seguente era il titolo ed il protagonista di quella storia mai finita di scrivere ed è rimasto come qualcosa di rappresentativo nella mia persona. È stato quindi spontaneo usarlo anche come nome del progetto.

Come ti sei avvicinato alla musica e qual è stato il tuo percorso fino ad oggi? 

Mi sono avvicinato da piccolo alla musica cantando qualsiasi cosa che ascoltavo in tv. Era qualcosa di naturale per me ma l’ho capito molto più in là quando ho deciso di dedicarci impegno e studio. Le prime volte al piano suonavo Yann Tiersen, Allevi ed Einaudi e cercavo di creare brani simili. Con lo studio dei classici e romantici ho tentato di imitarli e probabilmente c’è qualcosa di loro, della scrittura classica, nelle mie composizioni. Non ricordo bene come mi sono avvicinato al mondo delle DAW, però da Chopin mi sono ritrovato con loop station, synth e l’esplorazione sonora. 

Quali sono i tuoi riferimenti artistici?

Sicuramente primi fra tutti i Radiohead, avendo divorato per molto tempo le loro creazioni. Ultimamente invece mi ispirano molto i lavori dei Son Lux, una band per me innovativa soprattutto nella parte ritmica affidata a Ian Chang. Altri artisti che mi hanno ispirato sono gli Appart, Bjork e Sigur Ros.

Come definisci il tuo stile e cosa pensi ti differenzi da altri artisti italiani?

Le ispirazioni hanno aiutato molto nella creazione di uno stile che nel corso del tempo si è fatto più personale, o almeno così dice chi mi ascolta. La mia musica è sempre in fase di transizione ma in questo preciso periodo c’è un elemento presente in più di un brano, ossia la mancanza di un vero e proprio ritornello ed una coda in contrasto con la prima parte. Non so se sono alla ricerca di un vero e proprio stile, di uno stampo dell’artista, perchè mi piace pensare di essere sempre in evoluzione, di guardare sempre avanti. 

Come nasce un tuo brano e, nello specifico, come trovi l’ispirazione per un tuo pezzo?

L’ispirazione per la maggior parte dei brani è stata spontanea. A volte mi è capitato lasciare lo studio del piano da parte per dedicarmi completamente ad un’idea che avevo in mente. Altre volte invece sento come l’esigenza di dovermi esprimere e che è arrivato il momento di farlo. 

“Open” è il tuo singolo di debutto dal carattere alt.pop/elettronico. Come nasce e perché lo hai scelto per dare l’inizio ufficiale alla tua carriera artistica? 

Open nasce dall’ispirazione di due elementi. Il primo è quel suono presente in tutto il brano, un pad esteso quasi etereo, ed il secondo la figura del Soccombente, il protagonista di Open e dell’EP. È stato un processo molto veloce perchè avevo già in mente ogni collegamento tra i suoni, l’arrangiamento ed il tema. L’ho scelto perchè nel tema trattato, l’uscita dalla comfort-zone, l’evoluzione, ci rivedevo non solo il Soccombente ma anche me stesso. Il titolo è sicuramente esplicito in questo senso. Open.

Quando sarà online il tuo Ep “The moment before” e in che modo “Open” lo ha anticipato? 

Non c’è ancora una data precisa per l’uscita dell’EP ed Open non sarà l’unico brano ad anticiparlo. Ci sarà ancora un altro singolo prima del disco che, come Open, parlerà di un momento del viaggio del Soccombente. Ogni brano all’interno di The Moment Before parla di una parte di viaggio, descrivendo ciò che succede nei pensieri del protagonista nonchè le sue parole. 

Quali progetti hai per il futuro? 

Sicuramente primo fra tutti è fare concerti dal vivo. L’esperienza del live è qualcosa di unico che vorrei riprendere al più presto. Oltre questo però ho intenzione di pubblicare un album ed alcuni dei brani sono già conclusi.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Spero di non essere stato troppo noioso e se siete arrivati fin qua magari qualcosa vi ha interessato e questo mi fa davvero piacere. Non resta che ascoltare il singolo e seguirmi per i brani futuri. Ps: sul mio canale YouTube c’è un format chiamato Listen and let it die. Dateci un ascolto.

Atto Seguente for Siloud

Instagram: @atto_seguente
Facebook: @AttoSeguente

Credits: Cassandra Enriquez, Conza Press

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