InTheMusic: Vera Di Lecce, interview

Vera Di Lecce, al battesimo e in arte, è un’artista che da anni si dedica alla musica. Salentina trapiantata a Roma, che si divide tra Berlino e la Capitale producendo e insegnando musica è stata iniziata la mondo dell’arte dai suoi genitori, attori di teatro sperimentale e ricercatori nell’ambito della tradizione salentina. Il suo approccio è sempre stato di tipo esperienziale, esplorativo, specialmente attraverso strumenti musicali che non conosce bene. Oggi ci presenta il suo ultimo singolo che si intitola Painfall, di cui è disponibile anche un video girato tra Roma e Berlino.

Nome: Vera
Cognome: Di Lecce
In arte: Vera Di Lecce
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Heavy Butterflies, Tied, Mirror, 30 Tree, Visarga, Painfall
Album pubblicati: Heavy Butterflies, 29 Second, Fragments
Periodo di attività: dal 2012
Genere musicale: Alternative, Electronic, Experimental
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, iTunes Store, Soundcloud, Tidal

Chi è Vera di Lecce nella vita di tutti i giorni?

Sono salentina ma vivo a Roma ormai da molti anni. Mi ci sono trasferita quando cantavo con i Nidi D’arac. Sono spesso a Berlino per produzioni o registrazioni ma data la situazione attuale, è da un po’ che limito gli spostamenti. Oltre a lavorare con la musica, conduco spesso laboratori di propedeutica musicale con i bambini, seguendo il metodo Orff-Schulwerk.  

Perché questo nome d’arte?

Il mio nome d’arte non è altro che il mio vero nome e cognome. Ho pensato diverse volte di cambiarlo, ma dato che ha un bel suono e soprattutto all’estero piace molto, ho deciso di lasciarlo così.

I tuoi genitori sono stati attori di teatro sperimentale e ricercatori nell’ambito della tradizione salentina, motivo per cui hai già l’arte che ti scorre nelle vene. Quando però ti sei appassionata alla musica e quando hai capito di volerne prendere parte attiva? 

Sin da piccola ho iniziato a sperimentare con la voce, che reputo il mio strumento principale. Mi sono ritrovata su un palco in tenera età e sento la musica come necessità primaria da sempre. Suono gli strumenti che in quel momento mi interessano per produrre un pezzo, dalla chitarra elettrica ai tamburi tradizionali, dai pedali per voce ai synth. 

Quali sono i tuoi riferimenti musicali?

I miei ascolti principali rimangono sulla musica elettronica anche se mi piace spaziare tra generi diversi. A parte i classici Radiohead e Björk, mi hanno influenzato sicuramente alcune artiste che reputo geniali, come Fever Ray, Laurie Anderson e Holly Herndon. Ascolto molta elettronica strumentale cinese: Tzusing, Meuko! Meuko! e 33EMYBW i miei preferiti. Adoro Grimes, Arca, FKA Twigs, Eartheater, Coucou Chloe e da poco ho scoperto Cucina Povera, musicista veramente interessante. Amo anche ascoltare e prendere ispirazione dalla musica tradizionale soprattutto asiatica. Infatti nel mio singolo ho usato percussoni Taiko giapponesi affiancandole a trilli di tamburelli salentini.

Ad un certo punto del tuo percorso hai deciso di intraprendere una carriera da solista. Qual è stato il tuo percorso fino ad oggi e perché ad un certo punto hai deciso di cambiare rotta?

Dopo diversi anni in una band, sentivo la necessità di mettere alla prova la mia sensibilità artistica. Volevo conoscere i miei limiti e oltrepassarli, dipendere solo da me stessa sul palco, cantare in altre lingue. Ho scelto l’inglese perchè è importante per me che i testi siano comprensibili anche all’estero. Ho iniziato con loops di chitarra elettrica e voce fino ad arrivare al mio sound attuale.

Come definiresti il tuo modo di fare musica e in cosa si caratterizza?

Il mio approccio è sempre stato di tipo esperienziale, esplorativo, specialmente attraverso strumenti musicali che non conosco bene: si crea in questo modo un dialogo senza regole prestabilite, che mi permette di comporre in maniera più libera. Ho studiato un po’ di canto e chitarra, ma mi affido principalmente all’intuito. Ho iniziato da due anni a produrre con Ableton Live e anche lì mi piace osare, partendo dai rudimenti e sperimentando il più possibile.

Il tuo ultimo singolo si intitola “Painfall”, di cui hai rilasciatoanche un video girato tra Roma e Berlino. Come nasce, come è stato prodotto e come sono avvenute le riprese?

Produco sempre qualcosa di nuovo. Painfall sarebbe dovuto uscire nel 2020, sempre con l’etichetta americana Manimal Vinyl, ma abbiamo dovuto rimandare a causa del lockdown e così anche il video è stato girato a distanza. I droni e i disegni 3d di Giacomo Merchich, il regista videographer che ha lavorato al video da Berlino, rispecchiano perfettamente il senso della canzone. Alcune riprese del mio volto sono state girate a Roma, per poi essere editate e armonizzate con il resto delle immagini. Tutto questo è stato possibile grazie a lunghe chiamate su Zoom.

In che relazione questo brano si pone con le tue produzioni passate? 

Sono partita col mio progetto solista come one girl band, stratificando loops di voce e chitarra sia dal vivo che sui primi dischi (Heavy Butterflies e 29 Seconds). Ho proseguito partendo sempre da motivi di chitarra elettrica ripetuti, inserendo però suoni elettronici, synth e percussioni, collaborando con altri musicisti sia italiani che stranieri (Mirror e 30 Tree). A quel punto ho iniziato a costruire io stessa la parte elettronica su iPad e Ableton, ricreando gli effetti che porto dal vivo con i miei pedali per voce (noise, synth, distorsione), e arrivando così ai singoli Visarga e Painfall. Anche sull’Ep Fragments, in collaborazione con gli Entropia, duo storico dell’elettronica made in Italy, si possono ascoltare i miei assoli di voce distorta e il mio cantato sezionato in glitch.

Quali progetti hai per il futuro? 

Sto lavorando a diverse collaborazioni ma soprattutto a un nuovo singolo. Sicuramente mi piacerebbe raccogliere i prossimi brani in un Ep o album, ma deciderò più avanti. 

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Ascoltate musica soprattutto in cuffia, ascoltate gli album per intero ogni tanto, non fatevi influenzare troppo da quello che va o non va, siate ascoltatori indipendenti.

Vera di Lecce for Siloud

Instagram@veradilecce
Facebook@veradilecce
YouTubeVera Di Lecce

Credits: Alessandro Spada

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