InTheMusic: Heisenberg, interview

Ispirati dal nome di uno scienziato che ha teorizzato l’indeterminazione, gli Heisenberg sono cinque ragazzi che dal 2010 hanno iniziato insieme questo percorso musicale: Massimo Cardellicchio (chitarra), Matteo Cellini (voce), Giovanni Lista (batteria), Stefano Tamorri (basso), Giorgio Vallone (chitarra). Lunazione” è il loro ultimo EP che ha cominciato a prendere forma nel tardo 2013 con l’ingresso di Giorgio alla seconda chitarra.

Band: Heisenberg
Componenti: Massimo Cardellicchio, Matteo Cellini, Giovanni Lista, Stefano Tamorri, Giorgio Vallone
Età: 31-38
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Incontrarsi a Copenhagen, Punto Omega, Caporetto, Nera Era, A chi mise ricordi
Album pubblicati: Immaginarie linee matematiche tra cielo e terra, Caporetto, Lunazione
Periodo di attività: dal 2010
Genere musicale: Emo, Post-hardcore, Post-rock
Piattaforme: Bandcamp, Spotify

Chi c’è dietro il progetto Heisenberg?

Siamo cinque ultra-trentenni romani, sparsi per l’Italia e per l’Europa. Ineccepibili professionisti della tecnica, delle scienze e della cultura. Compagni affettuosi e padri premurosi. Gli anni che passano continuano a plasmare le esistenze di ciascuno, ma noi sentiamo ancora vivo il bisogno di ritrovarci e mettere in comune gli interessi che ci legano, prima di condividerli sotto forma di canzoni anche con chi ci ascolta.

Perché avete scelto questo nome per rappresentarvi?

Avevamo bisogno di un nome proprio per chiamare la nostra creatura. Heisenberg è stato uno scienziato che ha teorizzato l’indeterminazione. È anche un personaggio dalla doppia vita, proprio come noi cinque che, nonostante i destini differenti, cerchiamo di preservare momenti e spazi insieme per tenere viva questa passione comune che ci fa stare bene.

Come band siete nati nel 2010: prima di avviare un progetto insieme, quando vi siete conosciuti e perché avete scelto di intraprendere un percorso artistico insieme? 

C’è chi tra di noi si è conosciuto 20 anni fa tra i banchi di scuola, quando la musica aiutava a lenire i dolori dell’adolescenza. C’è chi si è incontrato dopo, nei primi anni 2000, accomunato dalla voglia di fare in una scena DIY di inizio millennio. All’epoca facevamo di tutto. Suonavamo in gruppi diversi, scrivevamo su riviste e fanzine, abbiamo organizzato concerti e provato anche a fondare etichette. Alla fine, nel 2010, ci siamo decisi a fondare gli Heisenberg.

Quali sono i vostri riferimenti musicali?

Per cominciare, i cataloghi Dischord, SST, Touch&Go, Polyvinyl, oltre all’underground italiano degli anni Ottanta e Novanta. Com’è naturale i nostri ascolti si sono diversificati sempre più con l’età e ormai non badiamo quasi più all’etichetta.

Siete partiti con uno stile appartenente alla scena punk hardcore. Dal 2010 ad oggi, però, nel mondo musicale sono cambiate molte cose e sicuramente anche la vostra musica sarà stata influenzata da nuove sonorità e stili: come si presenta oggi il vostro sound?

Quando abbiamo cominciato potevamo essere catalogati come un gruppo “screamo”, ma abbiamo sempre preferito la dicitura “post-hardcore”, perché è meno rigida e lascia aperte molte più possibilità. Quando componiamo i pezzi, infatti, proviamo a tenere insieme e a far funzionare i riff che ci piacciono, senza prefiggerci un risultato che suoni così o colà. Non per abusare della frase fatta “non ci piacciono le etichette”, ma siamo gelosi della nostra creatività. La musica è un’espressione personale, che in una band diventa plurale. È la sinergia di cinque persone con dinamiche, ambizioni ed energie differenti, convogliata all’interno di una struttura musicale. Agli inizi eravamo sicuramente più presi dal mettere in scena le nostre paure; solo successivamente abbiamo cominciato a voler suonare di più i nostri strumenti, rincorrendo le melodie e raccontando storie.

Volendo fare una panoramica del vostro progetto, quali sono i tratti fondamentali della vostra musica? 

Si tratta di operette da 3 o 4 minuti, in cui voce e strumenti, parole e musica sono sullo stesso livello. Il flusso sonoro scorre veloce e lento, distorto e melodico, spigoloso e dolce. Dosiamo ripetizioni e colpi di scena, ma al ritornello preferiamo comunque i cambi di tempo e di umore. I nostri pezzi possono risultare abbastanza immediati, ma alcuni passaggi richiedono più ascolti per essere apprezzati appieno. 

“Lunazione” è il vostro ultimo EP, che in realtà rappresenta il terzo capitolo della vostra carriera. Come è nato, come è stato prodotto e quali sono gli elementi di novità?

“Lunazione” comincia a prendere forma nel tardo 2013 con l’ingresso di Giorgio alla seconda chitarra, che ha inaugurato una fase compositiva complessivamente più attenta alla melodia. L’introduzione di un nuovo componente ha inevitabilmente modificato le dinamiche compositive, con effetti percepibili sul risultato finale, anche in termini di struttura e dinamica dei brani, che si sono fatti più complessi. Questo riassestamento interno, sommato alla lontananza geografica tra di noi, alla difficoltà di coniugare gli impegni di tutti e agli accanimenti del fato, ha determinato la lunga gestazione dell’EP e le lungaggini nella sua pubblicazione, slittata alla fine del 2020.

In che relazione si pone questo progetto con le vostre produzioni passate? 

Per noi è un vero passo in avanti da un punto di vista compositivo. Abbiamo cercato di introdurre più influenze musicali rispetto alle produzioni passate e cercato di essere ancora più vari in tutto, compreso il cantato che storicamente era molto più ‘urlato’. Ovviamente con la difficile gestazione non siamo riusciti a perfezionare tutto ma la direzione intrapresa ed il risultato finale denota per noi un’evoluzione, ed è quello che ci interessa di più. 

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Difficile avere progetti per il futuro in un mondo che ci ha ricordato quanto possano rivelarsi effimeri. Nel frattempo promuoviamo “Lunazione” sui nostri canali social e cerchiamo di arrangiarci per provare a distanza, sognando il giorno in cui si potrà di nuovo suonare dal vivo e magari buttando giù qualche spunto per del nuovo materiale.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Siate positivi, credete in voi stessi, imparate tre accordi e formate una band.

Heisenberg for Siloud

Instagram@heisenbergprop
Facebook@heisenbergheisenberg

Credits: To Lose La Track, Shove Records, Controcanti, Heisenberg, Massimo Cardellicchio, Matteo Cellini, Giovanni Lista, Stefano Tamorri, Giorgio Vallone, Azzurra Sottosanti, Unomundo Agency

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